In 12mo (cm 14); bella pergamena coeva a piccoli nervi con titolo manoscritto in inchiostro rosso sul dorso, taglio turchino (alcuni forellini di tarlo al dorso); pp. (24), 96, 215, (1 bianca). Ottima copia.

PRIMA EDIZIONE COLLETTIVA. In ognuna della sue Relationi l’autore ripropone una chiara suddivisione in due parti: la prima è di carattere descrittivo, mentre la seconda, principalmente politica, è dedicata al sistema di governo e alle biografie dei principi regnanti e dei politici più influenti.

Nella parte descrittiva egli tratteggia con grande vivacità e modernità le peculiarità e i prodotti del luogo descritto, oltre alle bellezze artistiche. Ecco, ad esempio, come ritrae Bologna: «Per quanto riguardava Bologna, il conte esaltava soprattutto la finezza dei drappi di seta esitati su tutti i mercati d’Europa; sottolineava i vantaggi della coltivazione e delle lavorazione della canapa ed infine si lanciava nell’elogio delle mortadelle e dei salami di cui si produceva gran quantità di libbre “e come cosa pregiatissima, se ne manda per tutto il mondo, come si fa ancora delle palle di sapone muschiate, fiori di seta e di cera”. Ma la creatività dei Bolognesi e il loro amore per l’eleganza pareva senza confini. Ed eccoli allevare e vendere con gran vantaggio di guadagno – 150 scudi – “cagnolini gentili che servono di gran trattenimento à Principi e Gran Signori”» (C. Sodini, Scrivere e complire: Galeazzo Gualdo Priorato e le sue Relationi di stati e città, Lucca, 2004, pp. 100-101).

G. Gualdo Priorato, vicentino, ebbe una vita avventurosa e avvincente. Abbracciato appena quindicenne il mestiere delle armi, seguì il padre nelle Fiandre, dove militò per molti anni al servizio del conte di Mansfeld. In seguito alla sconfitta inflitta da Wallenstein alle forze protestanti presso Dessau (1626), egli riparò in Inghilterra. Al ritorno sul continente la sua nave fece naufragio e fu tra i pochissimi sopravvissuti. Nel 1629 s’imbarcò alla volta del Brasile per combattervi i Portoghesi. Nel 1630 entrò al servizio dell’imperatore Ferdinando II, ma in seguito ad un litigio con alcuni ufficiali tedeschi che avevano denigrato Venezia fu costretto a fuggire. Dal 1633 entrò al servizio della Serenissima e combatté in Germania a fianco degli Svedesi. Terminata la guerra dei Trent’anni, si aprì il fronte di Candia, dove incessantemente dal 1646 si dedicò all’arruolamento di truppe da inviare contro i Turchi. Dal 1655 divenne gentiluomo di camera delle regina Cristina di Svezia, che gli affidò numerosi incarichi diplomatici. Nel 1663 fu chiamato a Vienna in qualità di storiografo di corte. Negli ultimi anni ricevette numerosi titoli ed onorificenze dai signori e sovrani che si erano giovati dei suoi servigi.

L’«intera vita del G. presenta i connotati di un’interminabile avventura: gran guerriero, gran viaggiatore, gran scrittore, perennemente inquieto e curioso, bramoso di onori e riconoscimenti pur nella consapevolezza della loro inanità, il G. fu conosciuto nelle corti di tutta Europa non meno che sui campi di battaglia e nelle accademie letterarie, premiato dal successo in quasi tutte le sue iniziative, capace di accumulare tesori con le armi e con la penna, sì da essere blandito da principi e repubbliche che ne temevano possibili denunce, rivelazioni di grandi e piccoli segreti, quasi si trattasse di una riproposizione, in minori, dell’Aretino. La vita di quest’uomo singolare fu tutta proiettata all’esterno, su scenografie sempre diverse: sicché viene da chiedersi come abbia potuto, nelle pieghe di un’esistenza insofferente di riposo, trovare il modo di scivere decine di libri, per di più destinati ad incontrare successo di pubblico» (D.B.I., LX, p. 163).

ICCU, IT\ICCU\TO0E\004280. S.P. Michel, Repertoire des ouvrages imprimés en langue italienne au XVII siècle conservés dans les bibliothèques de France, Paris, 1972, IV, p. 88. € 390,00

 

 

 

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