MANOSCRITTO INEDITO DI NOTEVOLE INTERESSE STORICO E LETTERARIO
MILONE, Isabella (Napoli, m. 1783). Lettere dal carcere. Manoscritto cartaceo in 4to (cm 28) della prima metà del XIX secolo.
Composto di carte 358 + 6 di indice. Legatura in piena pergamena coeva, dorso con fregi, tassello e titolo in oro. Scrittura nitida ed elegante, di facile lettura. Ottima conservazione.
«Tra il 1769 e il 1772, quando il S. Officio era già finito, si ebbe il caso d’Isabella Milone, che se l’intendeva con Domenico Guaraglia, il quale lasciò in disparte la moglie per starsene la notte con lei, ed ebbe come confessore un fra Apollinare da S. Tommaso, carmelitano scalzo che ne scrisse un’apologia. Nel giugno 1769 stava in Vicaria, e il dott. G.B. Monsolino suo seguace, ne fece le difese: fondamento del credito furono sempre le rivelazioni che si raccoglievano nel confessionario, ma essa si distingueva anche per miracoli, come quello del sudar sangue e dar fuori dalle dita un liquido odoroso. Nel 1772 fu mandata all’ospedale degli Incurabili, dove medici, chirurgi, levatrici la osservarono, e dové confessare che aveva partorito più volte» (L. Amabile,
Il Santo Officio della Inquisizione in Napoli, Città di Castello, 1892, II, p. 33). Il volume si apre con una lettera del canonico Sersale al cardinale arcivescovo di Napoli, Zurlo, nella quale lo scrivente afferma di aver avuto la forza di parlare «con fortezza e libertà evangelica» di fronte al Governo Repubblicano il 19 gennaio 1799 per ispirazione della Milone e aggiunge: «Isabella Milone sembrò che fosse morta il 15 febbraio 1783 ma in realtà è viva sepolta, e tra poco tempo Iddio la richiamarà alla luce per illuminare con la sua santità tutta la terra e per convertire il mondo».
A carta 29 cominciano le lettere della Milone scritte dal carcere della Vicaria ed indirizzate a vescovi, nobiluomini, religiose e religiosi. Fra questi ultimi ricordiamo il carmelitano Apollinare da S. Tommaso che scrisse un’apologia della donna. Si tratta di oltre 150 lunghe lettere composte in un italiano elegante ed espressivo, inframmezzato da citazioni latine tratte dalle sacre scritture e dai padri della chiesa.Di particolare interesse sono le lettere indirizzate al suo avvocato G.B. Monsolino. In una di esse la Milone scrive: «A voi ricorro in queste mie afflizioni, posso dire d’inferno, in cui tra schiamazzi, strida, bestemmie, disordini ed ombre di morte io meschina ne vivo. Vivo, ma nel tempo stesso io muoio, ed intanto al morir mio la vita non cede, affinché revivendo, sia l’anima mia preparata a sempre nuove morti». In un’altra lettera a D. Ferdinando Romeo descrive una sua visione apocalittica vissuta sotto la guida dell’Arcangelo Michele. C. Minieri Riccio,
Catalogo di Mss…, Napoli, 1868-69, II, pp. 48-49 e pp. 155-156. € 1.500,00