
In folio (cm ); legatura coeva in pelle di scrofa su assi di legno, dorso a quattro nervi con tassello in marocchino di epoca posteriore recante il titolo in oro, piatti ornati da tre cornici a secco (di cui due floreali ed una con i ritratti ripetuti in sequenza di Erasmo, Lutero e Melantone), piatto anteriore datato 1569 con al centro il Sacrificio di Isacco, piatto posteriore recante al centro l’immagine di Gesù Pastore (mancano i fermagli, minimi danni agl’angoli); pp. (18), CCCCCCCVI, (2). Tra le pp. 572 e 573 si trovano inserite 12 pagine di indice. Frontespizio stampato in rosso e nero con vignetta al centro, 31 figure in legno entro elegante bordura ornamentale, varie iniziali ornate, marca tipografica sull’ultima carta. Numerose annotazioni marginali coeve. Minime fioriture e bruniture, piccolo difetto della carta nel margine bianco di una pagina senza danno al testo, per il resto ottima copia.
RARA PRIMA EDIZIONE ILLUSTRATA DA JOST AMMAN E PRIMA EDIZIONE COLLETTIVA che raccoglie le più importanti opere chirugiche di Paracelsus, a cominciare dalla Grosse Wundartzney, i cui primi due libri furono pubblicati ad Augusta da Heinrich Steiner nel 1536, mentre la prima edizione di tutti e cinque i libri, curata dal medico Adam von Bodenstein (1528-1577), apparve a Strasburgo presso i torchi di Paul Messerschmidt nel 1564. Alcuni manoscritti di Paracelso erano infatti stati donati da Johannes Oporinus (1507-1568), uno dei suoi allievi, al Bodenstein, il quale fu uno dei più ferventi seguaci del medico svizzero, di cui diede alle stampe più di quaranta opere (cfr. W. Kühlmann - J. Telle, Der Frühparacelsismus, I, Tübingen, 2001, pp. 104-110).
Gli altri trattati presenti in questa edizione, anch’essi editi dal Bodenstein, sono: Das Buch Paramirum (1a edizione Mulhouse, 1562), che contiene le dottrine mediche generali di Paracelso; lo Spital Buch (1a ediz. Mulhouse, 1562), che contiene il suo manifesto circa le relazioni fra medicina e chirurgia; il Baderbüchlin (1a ediz. Mulhouse, 1562), sul quale si basa la fama di Paracelso come fondatore della moderna balneologia e in cui sono descritti diversi bagni termali europei (cfr. H. Schadewald, Paracelsus und die Balneologie, in: “Schweiz. Rundschau für Medizin”, 83/13, 1994, pp. 371-276); ed infine gli Zwey Bücher der Pestilentz (1a ediz. Strasbourg, 1564), in cui sono esposte le teorie paracelsiane sulla peste.
Theophrastus Philippus Aureolus Bombastus von Hohenheim, originario della città svizzera di Einsiedeln, entrò a sedici anni all’università di Basilea, ma, pare, abbondonò presto gli studi. Sotto il celebre Johannes Trithemius eseguì alcune ricerche di chimica prima di iniziare a compiere diversi viaggi, che lo portarono prima a Vienna, dove l’umanista svizzero Joachim Vadian (cui è dedicata la Chirurgia Magna) era rettore, poi a Ferrara, dove studiò sotto Johannes Manardus e, forse, Nicolaus Leonicenus, quindi nella Penisola iberica, in Pomerania, Polonia, Lituania, Russia, Cornovaglia e Svezia.A quanto pare, nonostante i molti soggiorni di studio, Paracelsus non si laureò mai in medicina in nessuna univerisità, ma esercitò comunque la professione di medico e chirurgo in giro per l’Europa. Stando ad un suo racconto, egli fu fatto priogioniero dai Tartari in Russia, divenendo in breve tempo uno dei favoriti della corte del Gran Kan. Nel 1526 lo troviamo a Strasburgo, ma l’anno seguente fu chiamato a Basilea dal celebre umanista ed editore Johannes Froben, a causa di dolori ad una gamba che nessun medico della città era riuscito a curargli, ma che in breve Paracelsus riuscì ad eliminare. Poco dopo anche E rasmus da Rotterdam, che gli aveva richiesto un parere, ricevette da lui prescrizioni e cure che lo fecero completamente ristabilire. In questo modo la reputazione di Paracelsus crebbe enormemente ed egli ottenne una cattedra all’università e divenne medico del consiglio municipale della città di Basilea. La sua carriera accademica durò tuttavia poco tempo, sia a causa del suo astio nei confronti dei colleghi, che accusava di propagandare falsità, sia a causa della sua non convenzionalità (teneva lezioni in tedesco anziché in latino e bruciò pubblicamente le opere di Galeno ed Avicenna). Alla partenza da Basilea, come si è detto, egli lasciò i suoi strumenti chimici e i suoi manoscritti a Johannes Oporinus. Dopo aver visitato E sslingen, Colmar (1526), Norimberga (1530), San Gallo (1531), Appenzell, Innsbruck, Vipiteno (1534), Merano, St. Moritz, Pfäfers, Kempten (1536), Memmingen, Ulm, Augusta, Kromau (Moravia), Pressburg e Vienna, nel 1541 entrò nelle grazie dell’arcivescovo E rnst di Wittelsbach e si stabilì a Salisburgo, pensando di aver finalmente trovato un rifugio sicuro, ma dopo pochi mesi morì.Anche la morte, come molti altri eventi della sua vita, è controversa. Alcuni dei suoi detrattori dissero che morì di ubriachezza in una taverna, altri sostennero invece che fu buttato giù da una rupe da alcuni emissari di quei medici e farmacisti che egli aveva ripetutamente offeso durante la sua vita. Ciò nonostante, Paracelsus fu una della grandi figure del Cinquecento, e, al pari di Copernico, Lutero e Leonardo da Vinci, segnò l’inizio dell’epoca moderna. Le sue teorie mediche influenzarono il pensiero scientifico e filosofico del Seicento molto più della teoria eliocentrica di Copernico (cfr. W. Pagel, Paracelsus. An Introduction to Philosophical Medicine in the E ra of the Renaissance, Basel, 1982, pp. 5-31).
Jost Amman fu disegnatore, incisore e pittore. Figlio minore del noto insegnante e Chorherr di Zurigo, Johann Jacob Amman, amico dello Zwingli e di Konrad Gesner, compì il suo apprendistato a Basilea o a Zurigo, ma, con ogni probabilità, passò qualche tempo anche in Francia, a Parigi o a Lione, come testimoniano le sue prime opere di illustrazione libraria che appaiono decisamente influenzate dallo stile francese. Nel 1561 si trovava a Norimberga, dove conobbe e forse collaborò con Virgil Solis, il principale illustratore della tipografia di S. Feyerabend. Quando il Solis morì nel 1562, Feyerabend incaricò l’Amman di continuare l’apparato iconografico cominciato dal primo per l’ambizioso progetto di una Bibbia illustrata.
In quegli anni terminò lo Ständebuch (1568), che contiene la rappresentazione delle varie attività commerciali ed artigianali dell’epoca, e realizzò le oltre duecento figure bibliche per l’edizione del 1571 del Vecchio e Nuovo Testamento. Nel 1578 e nel 1579 Feyerabend produsse diverse opere (per lo più libri-modello per artisti), che resero immortale la fama dell’Amman.Nonostante la celebrità e l’enorme produttività, egli visse sempre in estrema povertà, lamentando, poco prima di morire, in una delle ultime lettere indirizzate ai suoi ricchi parenti zurighesi, cui spesso chiedeva soldi in prestito, che le tasse sui suoi beni lo avevamo ormai messo in ginocchio. Amman godette di grande reputazione tra i suoi contemporanei ed ebbe una notevole influenza su artisti come Peter Paul Rubens, Rembrandt e Joshua Reynolds. Questa reputazione declinò dopo morto e le qualità che lo avevano fatto il partner ideale degli stampatori dell’epoca, ossia la versatilità di stile e l’adattabilità alle esigenze della committenza, gli furono ritorte contro (cfr. I. O’Dell, Jost Ammans Buchschmuck-Holzschnitte für Sigmund Feyerabend: Zur Technik der Verwendung von Bild-Holzschnitten in den Drucken von 1563-1599, Wiesbaden, 1993, passim e nn. 3, 7, 9-10, 12, 24).
Tra le figure più significative disegnate da Amman per quest’opera, vi è una delle prime rappresentazioni di un ospedale cinquecentesco. Gli altri legni raffigurano scene di dissezione, un ospedale da campo, un medico che cura un paziente nella sua camera da letto, una litotomia, alcuni malati di lebbra ed altro ancora (cfr. R. Herrlinger, Die Anatomie des Jost Amman und die Illustrationen zu Feyerabends Paracelsus-Ausgabe von 1565, in: “Archiv der Geschichte der Medizin”, XXXVII, 1953, pp. 23-38).
Il presente esemplare reca annotazioni marginali riconducibili ad uno o forse due proprietari dell’epoca, probabilmente un medico e/o un farmacista. Alcuni marginalia sono scritti in inchiostro rosso, altri, molto estesi, offrono ricette su come confezionare medicine, balsami, unguenti ed impiastri. Sul risguardo anteriore si trova un Aenigma in latino che porta la firma (W)FL e la data Anno (15)97, 13, Maj., mentre alla fine della Chirurgia Magna il possessore ha aggiunto un indice tratto dall’edizione paracelsiana stampata a Basilea da Peter Perna nel 1581, correggendo a penna tutti i riferimenti alle pagine che nelle due edizioni non risultavano convergenti.
VD16, P-461. Durling, 3470. Garrison-Morton, 5561 (edizione del 1536). K. Sudhoff, Bibliographia Paracelsica, Berlin, 1894, nr. 69. € 18.000,00
