In 8vo (cm 14); carta marmorizzata degli anni trenta del Novecento; cc. 78, (1 bianca). Manca l’ultima carta bianca (k8). Margini corti, segno di tarlo nelle ultime trenta carte del volume che a tratti lede il testo, cancellature e correzioni di mano antica, ma nel complesso esemplare più che dignitoso.
RARA SECONDA EDIZIONE di questa celebre commedia di grande successo che fu più volte ristampata. Benché la presente sia ritenuta da alcuni come la prima edizione, F. Cerreta (L’Amor costante e le sue edizioni cinquecentesche, in: “La bibliofilia”, LXXVII, 1975, pp. 111-118) ha dimostrato attraverso un rigoroso confronto testuale che la prima vera edizione dell’opera fu stampata da Giovanni Farri e fratelli per conto di Andrea Arrivabene in data 1540-41. Questi infatti si serviva di vari tipografi dell’epoca per far stampare le sue edizioni, ma in ognuna di esse figurano sempre anche il suo nome (nelle due varianti Andrea Arrivabene o al segno del Pozzo) e/o la sua marca tipografica.

Nella dedica a Giovanni Soranzo l’Arrivabene ricorda di aver ricevuto la commedia, insieme ad alcune canzoni e sonetti dell’Accademia degli Intronati di Siena, da un amico di Pavia, che ne era venuto in possesso a Milano. La prima messa in scena avvenne forse a Siena nel 1536 in occasione dell’arrivo in città di Carlo V. Dopo l’apparizione dell’edizione a stampa, L’amor costante fu recitato a Venezia per il carnevale del 1541, quindi a Bologna e Mantova durante il carnevale dell’anno successivo, a Vicenza dall’Accademia Olimpica nel 1562 ed infine a Roma in casa Rucellai nel 1586 (cfr. N. Newbigin, Introduzione, in: A. Piccolomini, L’amor costante, Bologna, 1990, pp. 1-18).
Piccolomini fu un classicista. Nelle sue commedie si ispirò agli antichi e agli imitatori degli antichi, inoltre rimase rigidamente fedele alla distinzione fra commedia e tragedia e alle regole codificate nella Poetica di Aristotele, di cui fu commentatore (Annotationi… nel libro della Poetica d’Aristotele). Ma anche in altre sue opere, come la Institutione morale e La sfera del mondo, egli trova occasione di formulare postulati e principi teorici sulla commedia riscontrabili nella sua produzione teatrale (cfr. G. Guidotti, Alessandro Piccolomini, «di professione filosofo», e la commedia, in: “Cuadernos de Filologìa Italiana”, 1999, nr. 6, pp. 103-115).
«The argument of the Costant Love is one of the numerous variations of the Romeo-Juliet story that provided subject matter throughout the Renaissance for tragedy, comedy, and tragicomedy. Ferrante and Ginevra, secretly married, were captured and separated by the Turks. Now, under assumed names, they have both found asylum in the household of Guglielmo in Pisa. When Ginevra is assailed by the impetuous young Giannino, she proves faithful to her husband and the couple tries to run away. Guglielmo stops them. Then, offended by their ingratitude, he locks them up and forces them to take some poison provided by the family physician. Guglielmo’s brother arrives from Spain with some startling revelations, that the slave girl Ginevra is Guglielmo’s daughter and Giannino his son, both of whom were left in Spain when their father had to flee the country. It seems that Guglielmo has now poisoned his daughter and his son-in-law. But the physician had provided for just such an emergency; his poison is mererly a sleeping potion. This pathetic action is more or less counterbalanced by the comic antics and speech of three farcical characters, a Spanish captain, a Neapolitan poet, and a German scholar» (M.T. Herrick, Italian Comedy in the Renaissance, Urbana-London, 1966, p. 108).
«The moresche must not be seen merely as substitute for the traditional intermezzi but as channelling and formalization of conflict» (N. Newbigin, Politics and Comedy in the Early Years of the Accademia degli Intronati of Siena, in: “Il teatro italiano del Rinascimento”, Milano, 1980, p. 126).

Piccolomini, letterato, astronomo e commediografo senese, studiò nella sua città natale e a Padova, dove divenne lettore di filosofia morale. Membro dell’Accademia degli Intronati, è soprattutto noto come commentatore e volgarizzatore di Aristotele. I suoi meriti maggiori risiedono nelle opere lettararie e teatrali, dove seppe mettere in pratica con originalità i precetti della poetica aristotelica (cfr. F. Cerreta, Alessandro Piccolomini, letterato e filosofo senese del Cinquecento, Siena, 1960, passim).
Edit16, CNCE29468. Adams, P-1100. € 1.800,00

 

 

 

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