
In 4to (cm 22); pergamena rigida recente, taglio marmorizzato; pp. (4), 174, (2 bianche), (24). Marca tipografica al titolo. Ottima copia marginosa.
PRIMA EDIZIONE di questo importante trattato teorico sul poema cavalleresco, apparso nel 1554 poco dopo che G.B. Giraldi Cinzio, di cui il Pigna era stato allievo, pubblicasse il suo Discorso intorno al comporre dei romanzi, venendo accusato dall’allievo di plagio. I due continuarono a scambiarsi lettere di accuse e smentite per alcuni anni a seguire, ma questa polemica, che alimentò la celebre controversia sull’Ariosto, risulta oggi di scarso interesse, in quanto la teoria del romanzo espressa dal Pigna, benché anch’essa tragga spunto da Aristotele, si rivela ad una attenta analisi parzialmente diversa da quella del Giraldi. Inoltre dalla prima stesura dell’opera, che nel 1547 l’autore diciassettenne probabilmente sottopose al giudizio del Giraldi, alla versione definitiva, l’opera crebbe e subì cambiamenti radicali.
«Les
premières tentatives de codification du roman eurent lieu en Italie, au début
de la deuxième moitié du XVIe siècle, au cours d’une importante querelle
qui opposa les partisans des anciens, favorables à l’épopée telle qu’elle
avait été définie par Aristote dans
Sia Pigna che Giraldi condividono una grande ammirazione per l’Ariosto e considerano il romanzo, ossia il poema narrativo in versi, come un genere nuovo, tipicamente italiano e significativamente diverso dal poema epico degli antichi. Mentre l’epica celebra le gesta di un singolo uomo, il romanzo presenta una maggior varietà di personaggi, luoghi ed azioni. Questo tuttavia non implica «il declassamento dei modelli epici, prodromo della querelle des anciens et des modernes, bensì un nuovo rapporto tra il sistema delle regole descritto nella Poetica di Aristotele e la pratica della scrittura: un rapporto non statico, dato una volta per sempre, come pretendevano i critici del romanzo [Minturno, Speroni, Trissino, ecc.], ma aperto e disposto a riconoscere la sostanziale novità delle opere moderne» (G.B. Pigna, I romanzi, a cura di S. Ritrovato, Bologna, 1997, p. XXXI).
Dopo aver discusso del romanzo in generale nel libro I, soffermandosi soprattutto sul concetto di imitazione e insistendo sull’idea di piacere che la difficulté vaincue provoca nello spettatore/lettore, nei successivi due libri Pigna analizza sistematicamente l’Orlando furioso e le commedie dell’Ariosto. Nel libro II l’analisi parte dai dati autobiografici dell’autore e dai rifermenti storici contemporanei presenti nell’opera. Nel libro III lo stile dell’Ariosto viene invece esaminato in dettaglio da un punto di vista retorico e grammaticale (cfr. B. Weinberg, A History of Literary Critisism in the Italian Renaissance, Chicago, 1961, pp. 433, 444-452, 963-968).
In particolare vengono scelti un centinaio di passaggi del poema e per ciascuno di essi si forniscono le varianti precedenti e i motivi che hanno indotto il poeta alla scelta definitiva. Questa critica delle varianti (cfr. W. Binni, Storia della critica ariostesca, Lucca, 1951, pp. 11, 15-16) permette al Pigna di dare una concreta conclusione al suo discorso, chiarendo la forma «da per sé» del romanzo, e rivelando, infine, «come si scrive romanzevolmente».
Giovanni Battista Pigna, originario di Ferrara, studiò nella sua città sotto Lilio Gregorio Giraldi, Alessandro Guarino, Francesco Porto e Vincenzo Maggi. A vent’anni divenne insegnante dello Studio di Ferrara e più tardi segretario, cancelliere e storiografo di Alfonso II d’Este. Pubblicò una raccolta di versi latini (1553), un’opera intitolata Il duello (1554), un trattato sull’onore e le qualità del gentiluomo, un trattato politico (Il Principe, 1561), una difesa della poetica dell’Ariosto, una storia della casa d’Este (1570) e un commento alla poetica di Orazio (1561).
Edit16,
CNCE37633.