In 12mo (cm 14); cartoncino posteriore; cc. 54. Marca tipografica al titolo. Ottima copia marginosa.

RARA SECONDA EDIZIONE (la prima apparve a Roma nel 1552) di questa commedia in cinque atti in prosa, la prima e più licenziosa fra quelle scritte dal Pino, in cui si narrano le avventure galanti di un vecchio e dei suoi due figli che si innamorano della stessa giovane, disposta a concedersi con una certa generosità. L’edizione si apre con una nuova dedica al cavalier Dandino, datata Roma 22 agosto 1562. La commedia fu rappresentata per la prima volta il 22 novembre del 1551 a Roma, dove si svolge anche la scena.

«The first of his plays, Lo Sbratta, produced in Rome in 1551, is the liveliest and least serious. The prologue maintains that the “plot is new and not distilled from the fancies of others”; but both plot and characters are pretty conventional, reminescent of classical and neoclassical practice. The main cog in the machinery of action is the clever servant Sbratta (cleaner), who characterizes himself accurately when he says: “Believe me it is not without cause that I am called Sbratta, for I am the man to clean up everything” (1.4). And so he does. His master, elderly Alberto, and both of Alberto’s sons appeal for help in winning Adriana. Sbratta keeps all three busy and hopeful while actually getting the girl for one of the sons. Disguise and mistaken identity are prominent in working out the intrigues. There is a rather unexpected denouement, for the girl’s father bestows his daughter upon still another man, who is cuck-olded as it were before he is married. Some local color and most of the fun are supplied by a peasant character borrowed from the farce. If this play were his only contribution, Pino would hardly be considered in any account of serious comedy» (M.T. Herrick, Italian Comedy in the Renaissance, Urbana-London, 1966, pp. 175-176).

«Il programma dello Sbratta prevedeva il riuso di modelli classici e il loro adattamento a una configurazione urbana, topografica e sociale, moderna, in ordine alla quale si orientasse il meccanismo dei personaggi e le loro rispettive funzioni prendessero corpo… Lo Sbratta non doveva presentarsi come un’opera “finta”, immaginaria, sorta da un vezzo letterario o da un’intenzione esclusivamente moralistico-intrattenitiva. Pino teneva a collocarla in una forma urbana verosimile, a descrivervi rapporti interpersonali che rispecchiassero gli equilibri della città post-rinascimentale e a sostituire i procedimenti comici più logori e irrealistici con altri, che gli sembrassero adeguatamente attestati nella realtà quotidiana… Il “realismo” dello Sbratta era il primo livello di una trasformazione della commedia che Pino andò perfezionando nelle opere seguenti, propagandandone gli esiti nei prologhi. Il passaggio dalla “commedia” al “ragionamento” – per riprendere le definizioni d’autore - portava con sé l’ampliamento della dimensione didascalica rispetto alle diffuse formule intrattenitive» (S. Termanini, Introduzione, in: “B. Pino da Cagli, Lo Sbratta. Commedia del XVI secolo”, Ravenna, 2003, pp. 59 e 63-64).

Bernardino Pino, nato a Cagli da una antica famiglia di Osimo, compì gli studi a Roma. Preso l’abito ecclesiastico, nel 1557 fu nominato canonico e rettore della chiesa di Castel Buccione vicino Urbino, quindi nel 1569 abbate di S. Angelo de Sortecchi, infine nel 1589 preposto della Cattedrale di Cagli, carica che mantenne fino alla morte. Frequentò assiduamente la corte urbinate in qualità di segretario ed ambasciatore. Guidobaldo della Rovere gli concesse nel 1566 il titolo nobiliare. Amico di Bernardo e Torquato Tasso, compose numerose commedie in prosa e scrisse anche una Breve considerazione sulla commedia (1578). Tramite l’amico Dionigi Atanagi, anch’egli cagliese, il Pino ebbe modo di entrare in contatto con tutti i maggiori intellettuali dell’epoca. Fu con la messa in scena di una sua opera che nel 1585 si inaugurò la prima sala per spettacoli di Cagli, ricavata all’interno del Palazzo Comunale (cfr. G. Mangaroni Brancuti, Bernardino Pino, commediografo cagliese del secolo XVI, Cagli, 1897, passim).

Edit16, CNCE37458. M. Bregoli Russo, Renaissance Italian Theater, Firenze, 1984, nr. 495. F . Mansi, Il genere comico nella Controriforma: tra Bernardino Pino e Sforza Oddi, Ann Arbor, 1992, p. 185 (edizione del 1603). € 1.200,00

 

 

 

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