In folio (cm 28,2); pergamena rigida del XVIII secolo con tassello e titolo oro al dorso, risguardi e taglio recenti; cc. 1-5, (1), 5-62, 238. Armi papali in legno all’inizio della dedica, marca tipografica alla fine del testo ebraico della dedica ai lettori, bei capilettera ornati. Stampato su due colonne. Restauro al margine esterno del titolo e dell’ultima carta che non tocca il testo, aloni marginali sulle prime e sulle ultime carte, strappetto alla carta 117 senza perdita di testo, ma nel complesso bel esemplare.RARA

PRIMA EDIZIONE, dedicata a papa Sisto V, di questo importante dizionario rabbinico trilingue, che è anche il primo dizionario italiano-ebraico. Esso, intitolato Tsemah David o Germen Davidis, raccoglie «tanto delle voci proprie alla lingua santa, quanto parimente delle aliene, che gli hebrei sine [sic] sono di esse serviti nelle loro dichiarationi, e discorsi, sopra la Divina, e Mosaica legge, e sopra molte delle arti liberali» (p. 4). L’opera è particolarmente significativa perché contiene fra l’altro molti termini tecnici della medicina e della biologia.

La prefazione in ebraico (c. 5), contenente ampie notizie autobiografiche sulla vita dell'autore e della sua famiglia, rappresenta una rarità all'interno della letteratura ebraica, in quanto il genere autobiografico non ebbe mai numerosi cultori tra gli Ebrei e, solo a partire dall'epoca rinascimentale sotto l'influenza dei modelli italiani, si ebbero alcuni limitati esempi di racconti autobiografici (cfr. G. Busi, Il succo dei favi. Influssi italiani nella letteratura ebraica del Rinascimento, in: "L'enigma dell'ebraico nel Rinascimento", Torino, 2007, pp. 54-55).

L’autore cita, come sue fonti principali per le externae voces, l’opera lessicografica di Nathan ben Jehiel (1035-1110), intitolata Aruch, nonché i due dizionari (caldaico e ebraico) di Elias Levita (1468-1549), chiamati Meturgeman e Tishbi (entrambe stampati a Izna nel 1541).Il Pomis nacque a Spoleto dalla importante famiglia dei Pomi della tribù di Giuda, che fu condotta a Roma da Tito, come egli stesso ricorda nel titolo di quest’opera. Come il padre, si laureò in medicina a Perugia. Esercitò la sua professione in molti luoghi, dapprima a Magliano, poi presso il conte Nicola Orsini, quindi al servizio dei principi Sforza, infine a Roma, dove fu ben accolto da Pio IV, davanti al quale recitò un’orazione latina. Morto quest’ultimo, dopo poche settimane fu costretto a riparare a Venezia per la politica antisemita del suo successore Pio V. Oltre a diversi commenti e traduzioni dalla Bibbia, scrisse un trattato intitolato De medico hebraeo enarratio apologica (Venezia, 1588), che è un’interessante apologia non solo del medico ebreo ma dell’ebreo in generale (cfr. Encyclopedia Judaica, Gerusalemme, 1972, XIII, coll. 844-845, a cura di A.M. Rabello).

Il De Gara, tipografo ed editore originario di Riva, attivo a Venezia tra il 1564 e il 1610, stampò numerosi testi in ebraico, servendosi all'inizio dei caratteri e dell'officina di Daniel Bomberg: per alcune di queste pubblicazioni fu perseguito dall’Inquisizione.

Adams, P-1823. A.M. Habermann, Giovanni Di Gara printer, Tel Aviv, 1982, 97a. J. Fürst, Bibliotheca Judaica, Leipzig, 1849-’63, III, 111 («Dizionario ebraico-talmudico… con annotazioni e ottimi indici, oltre che con termini estratti dalla medicina»). NLM Locator plus unique ID: 2276031R. G.B. De Rossi, Dizionario storico degli autori ebrei, Parma, 1802, II, pp. 93-96. € 3.500,00

 

 

 

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