In 8vo (cm 15); cartone marmorizzato antico, taglio colorato; cc. 48. Busto di Giulio Cesare in ovale inciso in legno sul titolo e al verso dell’ultima carta. Ottima copia.
RARA SECONDA EDIZIONE (1a Firenze 1563), elegantemente impressa, di questa fortunata commedia che fu ristampata anche nel 1596. Nella dedica a F. Aldana, Marescotti ricorda di come la commedia fu affidata dall’autore, che nel frattempo aveva preso i voti, a Lodovico Domenichi, il quale decise poi di darla alle stampe.
Scritta in cinque atti in prosa, La Cecca non è solo la miglior commedia del Razzi, ma è anche una delle più riuscite in assoluto del Cinquecento, offrendo un vasto affresco di costumi e di vita dell’epoca e, soprattutto, dipingendo con ineguagliata fedeltà la società universitaria del tempo. La vicenda, narrata con garbo ed indipendenza rispetto ai modelli latini e boccacceschi, colloca due parallele vicende amorose sullo sfondo dell’ambiente goliardico di Pisa. Di grande freschezza e vivacità, il prologo contiene un ricordo ed un giudizio ironico su molte commedie cinquecentesche, paragonate a volgari o a nobili dame (cfr. I. Sanesi, La Commedia, Milano, 1954, I, p. 343 e sgg.).
«The characters are unusually lively and happily drawn, the dialogue racy and natural, and there are no tedious soliloquies. Some of the scenes are farcical» (M.T. Herrick, Italian Comedy in the Renaissance, Urbana, 1966, p. 130).
Originario di Marradi, Girolamo Razzi fu allievo di B. Varchi. Dopo alcuni anni dedicati allo studio delle lettere, si fece monaco camaldolese, prendendo il nome di D. Silvano, presso il monastero fiorentino di S. Maria degli Angeli, di cui divenne anche abate. Compose in tutto tre commedie ed una tragedia (La Balia, 1560, La Gostanza, 1565 e La Gismonda, 1569) e, dopo la conversione, varie opere di argomento religioso e storico. Fu traduttore, inoltre, delle opere di Denis le Chartreux.
Edit16, CNCE38077. BMSTCItalian, p. 550. € 900,00

 

 

 

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