
In 4to (cm 20); pergamena foscia coeva con titolo manoscritto al dorso e sul piatto anteriore (dorso parzialmente restaurato, risguardi fissi rinnovati); pp. (12), 238, (2 bianche). Marca tipografica al titolo. Ottima copia.
RARA PRIMA EDIZIONE, dedicata a Lucrezia d’Este, duchessa d’Urbino, di questa celebre e fortunata opera scritta in forma di dialogo.
La
scena si svolge a
Benché la materia sia divisa in cinque giornate, poiché alla fine della discussione sui duelli e le paci Romei colloca senza soluzione di continuità il tema successivo della nobiltà, dimenticando che la giornata è terminata, in tutto le giornate trascorse sono sei, e non cinque come indicato nel titolo. Questa svista dell’autore e vari errori imputabili invece al tipografo, spinsero il Romei a rivedere l’opera e a stendere una seconda redazione. A partire dall’edizione ferrarese del 1586, la materia dei Discorsi fu infatti ampliata e ripartita in sette giornate ed in appendice fu aggiunto il dialogo sui terromoti e le maree dello stesso Romei. Tutte le successive edizioni (ben cinque fino al 1619), nonché le traduzioni in francese (1595) ed in inglese (1598) si basano sul testo della seconda revisione.
«Non
è soltanto per la scorrettezza della prima redazione che Romei intervenne con
questa nuova edizione: più in generale, essa risponde ad esigenze
fondamentalmente improntate ad una notevole cautela, mirante ad allontanare il
duca e la duchessa ed i loro più prossimi congiunti dalle discussioni della
corte. Per i personaggi femminili vediamo che vengono aggiunte Barbara Sanvitale
contessa di Sala, Leonora Tieni contessa di Scandiano, Camilla Costabili e
Silvia Villa: esse prendono il posto nella conversazione di Leonora d’Este,
figlia di Don Alfonso, - che addirittura scompare dall’elenco iniziale delle
presenti -; della duchessa e delle sorelle Bradamante e Marfisa d’Este. In
effetti, il terzo, quarto, quinto e decimo quesito della giornata seconda,
formulati nella prima edizione rispettivamente da Marfisa, Bradamante, la
duchessa e Leonora, nella seconda vengono posti dalla Villa,
Inoltre alcuni passi vengono soppressi per motivi prevalentemente precauzionali, come per esempio il frammento (pp. 184-185) in cui C. Gualengo critica il Principato di Firenze, che viene sostituito semplicemente con «non replicò altro il Gualengo».
La composizione dei partecipanti, prevalentemente nobili cortigiani e cortigiane della corte estense ed intellettuali dell’entourage del duca (il Patrizi insegnava presso lo Studio ferrarese, mentre il Guarini svolgeva compiti diplomatici), risponde, ad una attenta analisi, non ad un criterio realistico, bensì ad un criterio sovrastorico ed idealizzante. Convivono infatti nell’opera personaggi come G.C. Brancaccio, scelto per rappresentare la figura del combattente, o Barbara Sanvitale, che, alla data in cui si svolge la scena, erano già stati allontanati dalla corte oppure erano addirittura morti.
Nella prima giornata a Francesco Patrizi si richiede di pronunciare un discorso sulla bellezza, al termine del quale muovono alcune obiezioni G.B. Guarini, il celebre autore del Pastor Fido, Tarquinia Molza e la duchessa stessa. Il giorno seguente è il Guarini a pronunciare un lungo discorso sull’amore, al quale segue un animato dibattito che vede coinvolte Tarquinia Molza, Bradamante, Leonora e Marfisa d’Este, la duchessa e alcune altre gentildonne. Il terzo giorno, discutendo dell’onore, in opposizione a G.B. Possevino si teorizza una distinzione fra onore «innato» ed onore «acquistato», mentre Tarquinia Molza solleva il problema di come le donne possano preservare il loro onore, conducendo la conversazione alla questione dell’infedeltà coniugale. Le ultime giornate trattano del duello, della nobiltà (con un dibattito sui relativi meriti dell’uomo e della donna), delle ricchezze e della professione delle armi e delle lettere.
Poco si sa della vita del Romei, nato a Ferrara da una famiglia nobile probabilmente di lontane origini iberiche. Nel 1567 lo troviamo tra i Riformatori dell’Università e tra i Riformatori dello Statuto di Ferrara. Membro dell’Accademia di Ferrara, fu al servizio del duca Alfonso II, per il quale svolse un’ambasceria a Roma in merito alla controversia sull’immisione del Reno nel Po di Ferrara (cfr. Prandi, op. cit., pp. 9-34).
Edit16,
CNCE48462. R. Kelso, Doctrine for the Lady of the Renaissance,