
In 8vo (cm 17); pergamena floscia coeva con unghie, titolo manoscritto lungo il dorso (mancano i legacci); pp. 558, (26). Marca tipografica al titolo. Con 210 figure in legno nel testo, che illustrano i 211 emblemi dell’Alciati: l’emblema LXXX (Adversus naturam peccantes) è senza figura. I legni, gli stessi utilizzati dal Rouillé per le numerose edizioni dell’Alciati da lui pubblicate fra il 1548 e il 1564, furono incisi da Pierre Eskrich. Le immagini degli emblemi CXCVIII-CCXI, raffiguranti alberi, furono invece incise da Clément Boussy sugli originali che Albrecht Meyer e Heinrich Füllmaurer disegnarono per l’edizione di Arnoullet del 1549 del De historia stirpium di Leonhart Fuchs. Segni di tarlo nel margine interno di varie carte senza danno al testo, alcuni fascicoli un po’ bruniti, fioriture a tratti, ma nel complesso ottima copia fresca e genuina.
PRIMA EDIZIONE degli emblemi di A. Alciati con il commento del celebre umanista spagnolo Francisco Sánchez el Brocense. Composti tra il 1550 e il 1554, questi commentari ebbero un grande successo, venendo più volte ristampati o indirettamente ripresi nel corso del XVII secolo, e influirono enormemente sulla ricezione dell’opera dell’Alciati in Spagna e nel resto d’Europa (cfr. L. Merino- J. Ureña Bracero, On the Date of Composition of El Brocense’s ‘Commentaria in Alciati Emblemata’, in: “Emblematica. An Interdisciplinary Journal for Emblem Studies”, 13, New York, 2003, pp. 73-96).
Dopo aver tracciato un breve profilo bio-bibliografico dell’Alciati (p. 5), El Brocense comincia il commento vero e proprio seguendo il testo delle edizioni
degli emblemi apparse postume nel 1550-51, solo a volte modificandone l’ordine sulla base di scelte personali (cfr. J. Ureña Bracero,
Tipología de los comentarios del Brocense a los emblemas de Alciato, in: “Florilegio de Estudios de Emblemática-A Florilegium of Studies on Emblematics”, a cura di S. López
Poza, El Ferrol, 2004, pp. 653-660).
In tutta l’opera, che ha come scopo principale la ricerca delle fonti dell’Alciati, ma soprattutto nel commento agli emblemi 181
(Hercules Gallicus) e 182 (Facundia difficilis), «no se puede dejar de señalar que uno de los elementos que más salta a la vista… es la deuda que Sánchez de las Brozas tiene con
Erasmo. La presencia de la obra del humanista holandés en el comentario del Brocense obedece, sobre todo, a dos razones: en primer lugar, al peso evidente
de la obra de Erasmo en el humanismo europeo del siglo XVI; en segundo, a los estrechos lazos que pueden establecerse entre Erasmo y la obra de Alciato, que
hacen más que pertinente el recurso al primero para la explicación del segundo» (J. Fernández López,
Retórica y emblemática en España: los emblemas 181 y 182 de Alciato y sus
comentaristas, in: “Florilegio de estudios Emblemáticos-A Florilegium of Studies on Emblematics”, a cura di S. López Poza, El
Ferrol, 2004, p. 353).
La completezza e profondità del commento del Brocense sono tali da anticipare gli studi filologici compiuti sull’emblematica alla fine dell’Ottocento (cfr.
F. Talavera Esteso, El motivo de la fábula en la emblemática y el comentario del Brocense a los Emblemata de
Alciato, in: “Así dijo la zorra. La tradición fabulística en los pueblos del Mediterráneo”, a cura di A. Pérez Jiménez e Cruz Andreotti, Málaga, 2002, pp. 239-275).

Francisco Sánchez de las Brozas, detto El Brocense, dal nome del suo paese natale vicino Cáceres nell’Extremadura, passò gli anni della sua giovinezza in
Portogallo al seguito di uno zio materno che svolgeva diversi incarichi presso la corte di Giovanni III. Nel 1543 fu mandato a studiare a Salamanca.
Sposatosi in giovane età e rimasto vedovo a soli 31 anni, ebbe dodici figli da due matrimoni diversi. Nel 1573 ottenne la cattedra di retorica a Salamanca e
nel 1576 quella di greco. Proseguendo l’opera di riforma degli studi intrapresa cinquant’anni prima da Antonio de Nebrija, compose varie opere
didattico-scientifiche: le Verae brevesque grammatices latinae institutiones (1562), il
Grammaticae graecae compendium (1581), l’Arte para saber latín
(1595) e, soprattutto, la Minerva sive de causis linguae latinae (Salamanca, 1587), una grammatica latina non più di tipo normativo basata
sull’usus scribendi, bensì fondata sulla ratio e sulla logica, che sviluppa grandi intuizioni a livello linguistico, anticipando la grammatica di Port
Royal.
Oltre a numerose edizioni commentate di classici latini (Virgilio, Persio, Mela e Orazio) e di autori umanistici (le
Sylvae di Angelo Poliziano e il Canzoniere del Petrarca), El Brocense pubblicò
Comentarios alle opere di Juan de Mena (1582) e Garcilaso de la Vega (1574). Di grande importanza sono anche
le sue opere di retorica e dialettica di impronta vivesiana e ramista (De arte
dicendi, 1556; Órganum dialécticum et rethóricum cunctis discípulis utilíssimum et
necessarium, Lyon, 1579; e Scholae dialectiae, 1588), a causa delle quali fu processato davanti all’Inquisizione per aver criticato la forma
letteraria dei Vangeli. La sua vicinanza con il pensiero di Erasmo da Rotterdam traspare dagli scritti filosofici: i
Paradoxa (1582), il De nonnulis Porphyrii aliorumque in dialéctica erroribus (1588) e la
Doctrina de Epicteto (1600). Assolto nel primo processo del 1584, un nuovo processo cominciato nel
1593 terminò con la sua morte, avvenuta nel 1600 all’età di 78 anni mentre si trovava agli arresti domiciliari. Pensatore di grande originalità, si attirò
gli odi di molti colleghi per il suo modo di insegnare libero ed anticonformista (era solito tenere le lezioni in castigliano anziché in latino). Fu
conosciuto e stimato da Lope de Vega e Cervantes, che lo cita più volte nelle sue opere. É oggi considerato come il primo grammatico moderno (cfr. M. Mañas
Núñez, Sanctius Brocensis, “El Brocense”, in: “Alcántara”, 61-62, genn.-giugno 2005, Salamanca, 2005, pp. 11-26).
H. Green, Andrea Alciati and His Book of Emblems. A Biografical and Bibliographical
Study, London 1872, 85. A. Adams-S. Rawles-A. Saunders, A Bibliogrpahy
of French Emblem Books of the Sixteenth and Seventeenth Centuries, Genève, 1999, 20. Baudrier, X, 120. € 2.600,00