
In folio (cm 29,5); legatura della fine del XIX secolo in marocchino marron, dorso a nervi con fregi e titolo in oro, triplice filettatura in oro ai piatti, dentelles (cerniera anteriore un po’ indebolita, minime spellature); cc. 149, (11) segnate A-U8. Marca tipografica all’ultima carta sotto il colophon. Magnifica edizione stampata su due colonne in elegantissimo carattere italico (disegnato da Francesco Griffio per Aldo Manuzio cinque anni prima) ed ornata da 22 splendide iniziali decorate. Timbretto di antica biblioteca sul titolo con al centro un piccolo foro ben lontano dal testo, insignificanti aloni marginali e piccole macchioline sparse su poche carte, per il resto bellissima copia marginosa.
RARA SECONDA EDIZIONE pubblicata a cura e a spese di Juan de Montesdoch (m. 1532), filosofo chiamato a Carpi da Alberto Pio a tenere letture sulle opere di G. Duns Scoto (1265-1308) davanti ai frati minori osservanti del Convento di S. Nicolò. Il volume contiene infatti il commento del frate minorita tedesco Paul Scriptoris (pubblicato per la prima volta a Tübingen nel 1498) alle Quaestiones dello Scoto sul primo libro delle Sentenze di Pietro Lombardo (1100-1161 ca.).
Paul Scriptoris, originario di Weilderstadt, studiò a Parigi, dove fu allievo di Stephan Brulefer (o Prulifer). In seguito divenne guardiano del convento francescano di Tübingen e lettore presso il locale Studio Generale del suo ordine. Le sue lezioni di storia naturale e di cosmografia tolemaica erano molto frequentate. Tra i suoi uditori ricordiamo il priore degli Agostiniani Johann von Staupitz, mentre tra i suoi migliori allievi figura Konrad Pellikan, che successivamente nel suo Chronikon sarà il primo biografo dello Scriptoris. Egli possedeva inoltre un astrolabio, di cui insegnò l’uso sia a suoi confratelli che ai frati Cistercensi di Bebenhausen. Predicatore di notevole carisma, fu uno dei primi umanisti tedeschi a conoscere l’ebraico. Amico di Reuchlin e spirito indipendente, Scriptoris si attirò su di sé le invidie dei suoi confratelli, che lo accusarono di eresia. Così nel 1501 fu sospeso da tutti i suoi incarichi e fu costretto a trasferirsi a Basilea, dove poteva solamente scrivere, ma non predicare né insegnare. Negli ultimi anni fece una vita piuttosto raminga e difficile, che lo portò in giro per l’Europa. Morì nel 1505 presso il convento di Kaysersberg. Scriptoris appartiene a pieno diritto, come Konrad Summenhart, a quella schiera di teologici indipendenti e critici che aspiravano ad una profonda riforma della chiesa. L’originalità e la spregiudicatezza del suo pensiero teologico ne fanno sicuramente un precursore della Riforma (cfr. W. Urban, Vom Astrolabium, dem Vacuum und der Vielzahl der Welten. Paul Scriptoris und Konrad Summenhart: Zwei Gelehrte zwischen Scholastik und Humanismus, in: “Attempto, Forum der Universität Tübingen”, 69, 1983, pp. 49-55).
«Um diese Zeit [1497] verfaßte er auch eine Erklärung des ersten Buches des Sentenzenkommentars von Duns Scotus, die am 24.3.1498 bei dem Verleger Johann Ottmar in Tübingen herauskam. (Das Werk ist der erste in Tübingen erschienene Druck eines Buches überhaupt). Scriptoris vertritt, obgleich er der skotistischen Richtung der Via antiqua angehörte, unter dem Einfluß der Pariser Ockhamisten des 15. Jahrhunderts, höchst unkonventionelle, “moderne” Ansichten; so in der Kosmologie die Möglichkeit, daß Gott die Welt auch von Ewigkeit her erschaffen konnte, und daß diese Annahme vom Standpunkt der Vernunft her gesehen die wahrscheinlichere sei. In schwierigen dogmatischen Fragen, wie der Trinitätslehre, läßt Scriptoris mehrere Ansichten gelten und betont, daß sowohl der Papst als auch die Mehrheit des Hochklerus sich in Fragen des Glaubens und der Moral irren können. Der Gläubige muß sich deshalb nicht in jedem Fall eine Korrektur durch die kirchlichen Autoritäten gefallen lassen» (Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexicon, IX, 1995, col. 1259, a cura di H. Feld).
Benedetto Dolcibelli, originario di Carpi, apprese l’arte tipografica presso la bottega di Aldo Manuzio. Dopo circa due anni (1498-‘99) di collaborazione con Giovanni Bissoli a Venezia e Milano, in cui diede alle stampe soprattutto opere greche (Falaride, Esopo e Suda), egli fu attivo per breve tempo a Reggio Emilia (1501: Erotemata del Guarino) e a Cortemaggiore (1502-‘03: Opuscula di N. Cusano e Officium B. Virginis). Nel 1504 il Dolcibelli fu richiamato in patria da Alberto Pio, che era ancora in stretti rapporti di amicizia con il Manuzio, suo vecchio maestro, per aprire la prima officina tipografica della città, che si dice ebbe sede nel Convento di S. Nicolò. «Quivi egli stampa nella primavera del 1506 il primo libro uscito a Carpi, vale a dire, la Lectura super quaestiones… di frate Paolo dei Minori, che ha in fronte la lettera dedicatoria dello spagnolo Giovanni Montesdocca ai religiosi suoi discepoli del Convento di S. Niccolò. Nella sottoscrizione del magnifico in-folio, di cc. 149 più gli indici, si legge: “Explicit lectura… Impressa Carpi per Benedictum Dulcibellum Carpensem, Impressorem elegantissimum. Anno Domini M.D.VI. Die IX Aprilis”. Il Dulcibelli poteva ben darsi il vanto di stampatore elegantissimo per i graziosi caratteri usati in questa stampa come nell’altra che seguirà» (D. Fava, Tesori delle Biblioteche d’Italia. Emilia Romagna, Milano, 1932, pp. 527-528).
Oggi la priorità di questa edizione è messa in dubbio da un’edizioncina di mirabile eleganza, oltre che di straordinaria rarità, l’Epigrammaton libellus di G. Gazoldi, che il Dolcibelli stampò a Carpi senza data, la quale però si può dedurre dalla dedica: 1 gennaio 1506.
Il Docibelli lasciò presto la città, dopo aver pubblicato tre sole opere. Nel 1508 lo troviamo nelle vicinanze, a Novi, dove stampò, sempre per conto di Alberto Pio, il De providentia di G.F. Pico. Morì nel 1512. L’arte tipografica a Carpi, dopo questa prima breve parentesi, non darà più segni di vita per oltre un secolo fino al 1613 (cfr. D.B.I., XL, pp. 435-438, a cura di A. Garuti).
Edit16, CNCE 33858. Catalogue of valuable printed books from the Broxbourne Library illustrating the spread of printing, London, 1977, I, nr. 92. Adams, P-509. A. Prandi, a cura di, Tesori di una biblioteca francescana. Libri e manoscritti del Convento di S. Nicolò in Carpi sec. XV-XIX, Modena, 2000, nr. 674. € 6.800,00