
In 4to (cm 21,1); legatura del XVIII secolo in piena pelle, duplice filettatura in oro ai piatti, dorso con fregi e titolo in oro, tagli rossi (cuffie abilmente restaurate); cc. 234, (recte 232), (6). Marca tipografica al titolo e in fine. Piccola figura in legno raffigurante una mappa. Leggero alone nel margine bianco delle carte preliminari, ma ottima copia.
PRIMA EDIZIONE. Il testo dell’opera è stampato nel carattere italico conforme alle teorie fonetico-ortografiche del Tolomei, che fu poi abbandonato nelle ristampe successive. Molte delle lettere incluse in questa raccolta sono indirizzate a celebri umanisti del tempo, tra cui ricordiamo Annibal Caro, Bernardino Ochino, Luigi Alamanni, Paolo Manuzio, Pietro Aretino, Vannuccio Biringuccio, Angelo Firenzuola, Francesco Guicciardini e Lodovico Domenichi. In un’interessante lettera al conte Agostino de’ Landi, datata 14 novembre 1542, Tolomei descrive l’attività e gli scopi di ricerca della romana Accademia della Virtù (cfr. M. Maylender, Storia delle accademie d’Italia, Bologna, 1926-’30, V, pp. 478-480 e J. Schlosser Magnino, La letteratura artistica, Firenze, 1967, pp. 254-255), fondata originariamente per favorire la traduzione in volgare italiano delle forme letterarie, della grammatica e del lessico del latino classico. Dopo il ‘39 l’Accademia, composta per lo più da grammatici, filologi, antiquari ed archeologi, si volse allo studio del trattato di architettura di Vitruvio.
Tolomei riferisce che l’Accademia formulò un programma di studi diviso in otto punti principali: 1) un commento in latino dei passi più controversi del testo; 2) una nuova edizione critica; 3) un dizionario in latino dei termini tecnici; 4) un dizionario dei termini tecnici greci; 5) un’edizione scritta in elegante e fluente latino; 6) una traduzione in volgare accompagnata da un lessico toscano; 7) una sintesi dei temi principali, desunti dal trattato e corredati da esempi; 8) lo studio degli edifici di Roma antica, nonché delle statue, delle medaglie, dell’ingegneria idraulica e militare. L’influenza di questo gruppo di studiosi sulle successive teorie architettoniche in fatto di rigore intelletuale e metodologico non può certo essere sottovalutata.
Tra i suoi membri ricordiamo Guillaume Philandrier, autore di un celebre commento vitruviano, mentre ebbero contatti con l’Accademia anche nomi importanti come il Vignola, Palladio, Barbaro e Rusconi (cfr. D. Wiebenson a cura di, Architectural Theory and Practice from Alberti to Ledoux, Chicago, 1982, I-13).
Un’altra lettera estremamente significativa è quella indirizzata a Gabriel Cesano in data 20 giugno 1544, nella quale Tolomei espone all’amico il suo progetto di una grande città da costruirsi sulla cima del promontorio del Monte Argentario. Il progetto, illustrato da una figura in legno, doveva essere accompagnato da un correlato intervento di bonifica della zona maremmana e fu più volte riesaminato fino alla fine dell’Ottocento (cfr. L. Sbaragli, Claudio Tolomei, umanista Senese del Cinquecento, Siena, 1939, pp. 77-79).
Nella lettera ad Appollonio Filarete si fa invece menzione dei disegni di Perin del Vaga e di Michelangelo per la “Cassetta Farnese” (Steinmann-Wittkower, Michelangelo-Bibliographie, Leipzig, 1927, nr. 1932).
C. Tolomei, celebre letterato e storico, esiliato da Siena, sua città natale, fu accolto a Roma dal Cardinale Ippolito, quindi si trasferì dapprima a Piacenza al servizio di P.L. Farnese, poi a Padova, dove rimase fino al ’48. L’anno seguente fu nominato vescovo di Curzola e nel ’52, dopo la cacciata degli Spagnoli, rientrò in patria, dove fu accolto con grandi onori e dove svolse importanti incarichi, in particolare quello di oratore ufficiale della repubblica e quello di ambasciatore presso il re di Francia, il quale per i suoi meriti lo nominò vescovo di Tolone. Oltre che alle numerose orazioni, la sua fama è legata ai dialoghi il Polito e il Cesano, relativi alla questione della lingua, in cui egli rigetta la riforma ortografica del Trissino e difende la toscanità della lingua.
Adams, T-784. S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de’ Ferrari, Roma, 1890, I, pp. 201 e 203. € 2.800,00