
In 4to (cm 21,5); legatura del XVIII secolo in pergamena rigida, dorso con tassello e titolo in oro, tagli gialli, risguardi in carta marmorizzata; cc. (92). Ritratto dell’autore in legno al titolo. Minime fioriture e bruniture, ma bellissima copia marginosa.
EDIZIONE ORIGINALE ESTREMAMENTE RARA. Nel 1538 Tolomei fondò a Roma l’Accademia della virtù, che si riuniva nella casa dell’arcivescovo Francesco Colonna, e poco tempo dopo l’Accademia della Poesia Nuova, con l’intento di introdurre i metri classici nella poesia volgare. La presente raccolta di versi, seguita dal trattato programmatico sulle nuove forme metriche, fu pubblicata per le cure di Cosimo Pallavicino, membro egli stesso dell’Accademia della Poesia Nuova, le cui riunioni si svolgevano presso la casa del cardinal Ippolito de’ Medici. Il volume è dedicato a Giovanfrancesco Valerio, amico dell’Ariosto e del Bembo. Alla fine della sua lettera di dedica il Pallavicino mette in luce i meriti del Tolomei: «l’incredibl forza, la mirabil virtù, e il gran poter de la nostra volgar favella, la quale in questo modo si conosce atta, non solo ad esprimere tutto quello, che esprimeva la Latina; ma anchora a dirlo con tutto quello obligo di piedi, e di numeri, che fece quell’altra».
L’antologia comprende versi di Antonio Renieri da Colle, Paolo Gualterio, Giovanni Zuccarelli, Giulio Vieri, Alessandro Cittolini, Tommaso Spica, Annibal Caro, Bernardino Boccarini, Triphone Bentio, Pavolo del Rosso, nonché numerosi contributi di poeti minori. Chiudono la raccolta alcuni componimenti di Dionigi Atanagi e del Tolomei stesso.
Dopo le Regole si trova una divertente lettera del Blado allo stampatore veneziano Michele Tramezzino, nella quale il primo si lamenta scherzosamente del fatto che nessun poeta dell’antologia gli abbia dedicato un solo verso, nonostante il libro fosse stato stampato a sue spese. Per vendetta egli dice: «io ho rubato a costoro certi Epigrammi; et li voglio far stampare qui sotto mio nome» (cfr. M. Mancini, Il classicismo metrico degli Accademici del Nuova poesia: criteri e regole della composzione poetica, in: “Versi et regole della nuova poesia toscana”, Roma, 1996, pp. 7-77).
Claudio Tolomei, celebre letterato e storico, esiliato da Siena, sua città natale, per aver partecipato all’attacco del 1526 ordinato da Clemente VII contro di essa, fu accolto a Roma dal Cardinale Ippolito de’ Medici, quindi si trasferì dapprima a Piacenza al servizio di P.L. Farnese, poi a Padova, dove rimase fino al ’48 tenendo lezioni sulla filosofia morale di Aristotele. L’anno seguente fu nominato vescovo della piccola isola di Curzola e nel ’52, dopo la cacciata degli Spagnoli, rientrò in patria, dove fu accolto con grandi onori e dove svolse importanti incarichi diplomatici, in particolare quelli di oratore ufficiale della repubblica e di ambasciatore presso il re di Francia. Questi in seguito per i suoi meriti lo nominò vescovo di Tolone. Oltre che alle numerose orazioni, la sua fama è legata ai dialoghi il Polito e il Cesano, relativi alla questione della lingua, in cui egli rigetta la riforma ortografica del Trissino e difende la toscanità della lingua.
G. Fumagalli-G. Belli, Catalogo delle edizioni Romane di Antonio Blado Asolano ed eredi, Roma, 1891, p. 16, no. 48. B. Weinberg, A History of literary Criticism in the Italian Renaissance, Chicago, 1961, p. 1154. B. Gamba, Serie di testi di lingua, Venezia, 1839, p. 484, nr. 1694. € 3.600,00