
In 8vo; legatura del XIX secolo in marocchino marron, dentelles e tagli oro; cc. (8), 135 (manca l’ultima bianca). Bellissima copia proveniente dalla collezione Ernest Stroehlin con il suo ex-libris (cfr. Catalogue de la Bibliothèque de feu M. Ernest Stroehlin, 3me Partie, Paris, 1912, p. 78, nr. 1638).
EDIZIONE ORIGINALE (terza tiratura: la prima è dell’agosto 1561). L’atteggiamento di Vermigli nei confronti della controversia eucaristica rivelò subito molto chiaramente la sua avversione per il Romanismo e, nello stesso tempo, una crescente distanza dal Luteranesimo più estremo. La sua posizione piuttosto moderata gli permise da un lato di mantenere buoni rapporti con i rappresentanti meno estremistici di tutte le nuove dottrine, dall’altro di conservare l’amicia e il rispetto di Calvino.
Pietro Martire Vermigli, originario di Firenze, entrò nel monastero dei Canonici Regolari di Sant’Agostino intorno al 1514. Trasferitosi a Padova, quivi ottenne il dottorato nel 1526. Negli anni seguenti viaggiò per l’Italia come predicatore, insegnando anche filosofia e teologia nelle scuole della sua Congregazione. Nel 1533 divenne abate dell’abbazia agostiniana di Spoleto e tre anni dopo abbate di San Pietro ad Aram in Napoli. Fu durante il soggiorno partenopeo che, sotto l’influenza dell’Evangelismo italiano, cominciò a mutare orientamento religioso. Nel 1541 Vermigli divenne priore del monastero di San Frediano a Lucca. Nell’estate del ‘42, dopo che il 21 luglio fu introdotta in Italia l’Inquisizione, decise di scappare da Lucca insieme a Bernardino Ochino. Passò i vent’anni successivi della sua vita pellegrinando da una città riformata all’altra: Zurigo, Basilea, Strasburgo, Oxford (dove fu fatto regius professor), Strasburgo di nuovo, ed infine Zurigo, dove morì in presenza della moglie e di amici del calibro di Conrad Gesner e Heinrich Bullinger. In quegli ultimi anni pubblicò una quantità impressionante di opere teologiche (per lo più commenti alla Bibbia e trattati sull’Eucarestia), che lo collocano al pari di Calvino tra i più attivi sostenitori della Riforma. Tutti i suoi scritti furono messi all’Index, a partire da quello di Lucca del 1545.
Il presente Dialogus si inserisce nell’ambito della controversia sull’Eucarestia e della polemica sull’ubiquità della natura umana di Cristo. A quel tempo il tema dell’Ubiquitarismo era stato risollevato dall’eco suscitata dalla pubblicazione di due opere sull’argomento di Johannes Brenz e Heinrich Bullinger. In Inghilterra inoltre la controversia era particolarmente accesa. Nella dedica al vescovo di Salisbury, John Jewel, Vermigli dice di essersi deciso a scrivere quell’opera in seguito alle ripetute richieste di alcuni suoi colleghi zurighesi ed a causa della crescente diffusione dell’Ubiquitarismo in Inghilterra. Benché egli non citi direttamente Brenz e celebri Lutero come un grande riformatore, l’opera è chiaramente diretta contro le posizioni del fronte luterano. Scritto in forma di dialogo tra due personaggi immaginari, Pantachus (Ogniluogo) e Orothetes (Colui che pone dei confini), il trattato vuole confutare l’idea che il corpo di Cristo possa trovarsi in ogni luogo allo stesso tempo. Vermigli rifiuta in sostanza le conseguenze di un eccessivo realismo applicato al sacramento dell’Eucarestia. Egli ribadirà la sua tesi durante il Colloquio di Poissy, cui partecipò, insieme a Théodore de Bèze, in qualità di rappresentante delle chiese svizzere in opposizione al partito cattolico. Vermigli divenne il campione della posizione ufficiale riformata nella controversia sull’Eucarestia. La sua influenza in questo campo durò più a lungo della sua vita e della sua fama, sia direttamente grazie alla ristampa dei suoi testi, sia indirettamente attraverso opere, come il Libro di Preghiere di Edoardo VI, la Seconda Confessione Elvetica e il Catechismo di Heidelberg, che in qualche modo a lui si rifacevano (cfr. S. Corda, Veritas Sacramenti. A Study in Vermigli’s Doctrine of the Lords Supper, Zürich, 1975, pp. 92-95).
VD16, V-835. R.M. Kingdon, The Political Thougt of Peter Martyr Vermigli, Genève, 1980, p. 171, nr. VII/3. M. Vischer, Bibliographie der Zürcher Druckschriften des 15. und 16. Jahrhunderts, Baden-Baden, 1991, p. 223, C-638. € 1.900,00