Di Antonio Il Verso Siciliano Il primo libro della musica a due voci. Canto [manca la seconda voce, Tenore].
| Autore | IL VERSO, Antonio (ca. 1560-1621) |
| Tipografo | Giovanni Antonio De Franceschi |
| Dati tipografici | Palermo, 1596 |
| Prezzo | 3600 € |

In 4to; pergamena floscia coeva; pp. (2), 26. Titolo entro bordura xilografica con al centro le armi del dedicatario. Capilettera, finalini e testate incise in legno. Ottima copia recante sul frontespizio la firma di appartenenza di Antonio Formica (ca. 1585-1638), allievo del Verso e autore della sesta composizione della raccolta.
RARA PRIMA EDIZIONE. Dopo la metà del Cinquecento per circa un secolo vi fu in Sicilia una straordinaria fioritura di musica polifonica, non solo a Palermo presso la corte vicereale, la Cappella Palatina e i numerosi palazzi aristocratici, ma anche a Messina e in piccoli centri come Enna, Noto e Caltagirone. Si tratta di una sessantina di compositori in tutto, che ci hanno lasciato circa un’ottantina di raccolte musicali (per lo più madrigali), stampate non solo nelle grandi capitali dell’editoria come Venezia, Roma e Napoli, ma anche a Palermo, dove nel periodo considerato furono attivi ben sei tipografi musicali, e Messina.
Il maggiore di questi musicisti e il fondatore della così detta Scuola Polifonica Siciliana fu Pietro Vinci (c. 1535-1584). Antonio Il Verso ne fu il maggior allievo e l’erede spirituale.
La presente raccolta, benché pubblicata nel 1596 con dedica a Nicolò Conio, che era probabilmente un allievo dell’autore o comunque un musicista praticante, fu composta dal Verso a inizio carriera intorno al 1580. Essa ha infatti uno scopo eminentemente didattico. La stessa scelta della scrittura a due parti, in cui si era cimentato anche Vinci, rivela questo carattere didattico, in quanto rappresenta il minimo per la polifonia e l’ideale per il contrappunto.
La raccolta comprende 26 pezzi, uno dei quali, il sesto, è opera di Antonio Formica. I titoli dei componimenti sono in prevalenza nomi di luoghi, per lo più siciliani (città, fiumi, fontane, strade, ecc.), come Gela, Il Tebro, Fontana fredda, Strada Colonna, e di persone, come Il Verso, Il Tasso, La Lelia. Cinque titoli si riferiscono poi alle caratteristiche musicali del contrappunto, per esempio Scilla e Cariddi, che indica l’estrema difficoltà di lettura della notazione musicale di quel brano. Il sesto componimento, quello firmato dal Formica, ricorda invece nel titolo, Piazza e Enna, le città natali del maestro e dell’allievo (cfr. P.E. Carapezza, I duo della scuola siciliana, in: “Musiche rinascimentali siciliane, II, Scuola Polifonica Siciliana. Musiche strumentali didattiche”, Roma, 1971, pp. IX-LI).
Il Verso «dimostra una perizia costruttiva magistrale nella predisposizione generale delle sostituzioni, dà saggi notevoli di complete elaborazioni tematiche» (Carapezza, op. cit., p. XLVII).
Originario di Piazza Armerina, Antonio Il Verso (o Lo Verso) intraprese lo studio della musica nella sua città natale a partire dal 1580 circa, avendo come maestro Pietro Vinci. Verso il 1588 si trasferì a Palermo, città nella quale esplicò gran parte della sua attività di compositore, compiendo solo sporadici viaggi a Venezia per seguire la stampa delle sue opere. Non risulta che Il Verso abbia mai ricoperto incarichi ufficiali a corte o presso qualche cappella; le dediche delle sue opere, rivolte a prelati, principi e ricchi borghesi, lasciano piuttosto supporre che abbia esercitato liberamente la sua arte sia nei palazzi che nelle chiese palermitane. Della sua attività didattica rimane infatti ampia testimonianza. Morì a Palermo il 23 agosto del 1621. Della sua cospicua produzione, comprendente circa trentanove opere, ben ventitré sono libri di madrigali.
«Figura centrale della scuola polifonica siciliana, può essere annoverato tra i più significativi musicisti della sua generazione. Distintosi per una ricca e multiforme attività creativa, assorbì la lezione del Vinci, che tuttavia accolse con grande libertà, affrancandosi dagli schemi più classici della tradizione cinquecentesca» (D.B.I., s.v., R. Pelagalli).
Edit 16, CNCE44057 (una sola copia in Italia preso la Biblioteca Comunale di Palermo); C. Sartori, Bibliografia della musica strumentale italiana stampata in Italia fino al 1700, Firenze, 1958, pp. 29-30; RISM, IV, I7.
RARA PRIMA EDIZIONE. Dopo la metà del Cinquecento per circa un secolo vi fu in Sicilia una straordinaria fioritura di musica polifonica, non solo a Palermo presso la corte vicereale, la Cappella Palatina e i numerosi palazzi aristocratici, ma anche a Messina e in piccoli centri come Enna, Noto e Caltagirone. Si tratta di una sessantina di compositori in tutto, che ci hanno lasciato circa un’ottantina di raccolte musicali (per lo più madrigali), stampate non solo nelle grandi capitali dell’editoria come Venezia, Roma e Napoli, ma anche a Palermo, dove nel periodo considerato furono attivi ben sei tipografi musicali, e Messina.
Il maggiore di questi musicisti e il fondatore della così detta Scuola Polifonica Siciliana fu Pietro Vinci (c. 1535-1584). Antonio Il Verso ne fu il maggior allievo e l’erede spirituale.
La presente raccolta, benché pubblicata nel 1596 con dedica a Nicolò Conio, che era probabilmente un allievo dell’autore o comunque un musicista praticante, fu composta dal Verso a inizio carriera intorno al 1580. Essa ha infatti uno scopo eminentemente didattico. La stessa scelta della scrittura a due parti, in cui si era cimentato anche Vinci, rivela questo carattere didattico, in quanto rappresenta il minimo per la polifonia e l’ideale per il contrappunto.
La raccolta comprende 26 pezzi, uno dei quali, il sesto, è opera di Antonio Formica. I titoli dei componimenti sono in prevalenza nomi di luoghi, per lo più siciliani (città, fiumi, fontane, strade, ecc.), come Gela, Il Tebro, Fontana fredda, Strada Colonna, e di persone, come Il Verso, Il Tasso, La Lelia. Cinque titoli si riferiscono poi alle caratteristiche musicali del contrappunto, per esempio Scilla e Cariddi, che indica l’estrema difficoltà di lettura della notazione musicale di quel brano. Il sesto componimento, quello firmato dal Formica, ricorda invece nel titolo, Piazza e Enna, le città natali del maestro e dell’allievo (cfr. P.E. Carapezza, I duo della scuola siciliana, in: “Musiche rinascimentali siciliane, II, Scuola Polifonica Siciliana. Musiche strumentali didattiche”, Roma, 1971, pp. IX-LI).
Il Verso «dimostra una perizia costruttiva magistrale nella predisposizione generale delle sostituzioni, dà saggi notevoli di complete elaborazioni tematiche» (Carapezza, op. cit., p. XLVII).
Originario di Piazza Armerina, Antonio Il Verso (o Lo Verso) intraprese lo studio della musica nella sua città natale a partire dal 1580 circa, avendo come maestro Pietro Vinci. Verso il 1588 si trasferì a Palermo, città nella quale esplicò gran parte della sua attività di compositore, compiendo solo sporadici viaggi a Venezia per seguire la stampa delle sue opere. Non risulta che Il Verso abbia mai ricoperto incarichi ufficiali a corte o presso qualche cappella; le dediche delle sue opere, rivolte a prelati, principi e ricchi borghesi, lasciano piuttosto supporre che abbia esercitato liberamente la sua arte sia nei palazzi che nelle chiese palermitane. Della sua attività didattica rimane infatti ampia testimonianza. Morì a Palermo il 23 agosto del 1621. Della sua cospicua produzione, comprendente circa trentanove opere, ben ventitré sono libri di madrigali.
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