SATIRA MENIPPEA DELLA VERTU DEL CATTOLICON DI SPAGNA E DELLA TENUTA DELLI STATI DI PARIGGI 1593.

Autore SATYRE MENIPPEE
Prezzo 6500 €

SCONOSCIUTA VERSIONE ITALIANA DELLA CELEBRE SATYRE MENIPPEE DE LA VERTU DU CATHOLICON

Manoscritto cartaceo in folio (mm 270x210) databile alla metà dell’ultimo decennio del XVI secolo (ca. 1594-1595).
Consistenza: 1 foglio di guardia libero, cc. 95 [recte 105] numerate dall’amanuenese, cc. 2 bianche, una delle quali funge da risguardo libero, facenti parte dell’ultimo fascicolo. Complessivamente cc. 105, 2 bianche.
Fascicolazione: 1 carta di guardia; I: carte 1+24 (la carta recante il titolo è singola); II: carte 30; III: carte 32; IV: carte 20 (le ultime 2 bianche).
Filigrana: il manoscritto reca tre filigrane diverse, tutte italiane e tutte cinquecentesche: due di esse sono estremamente simili a Briquet 1131 e 12238.
Legatura: pergamena flessibile originale con capitelli passanti e legacci (perduti); titolo manoscritto lungo il dorso.
Conservazione: intonso con barbe, virtualmente perfetto.
Il presente manoscritto è la traduzione italiana, strettamente coeva (come coeva ne è la stesura in elegante calligrafia), del più celebre tra i libelli francesi di carattere politico-religioso della fine del XVI secolo: la Satyre Menippee de la Vertu du Catholicon d’Espagne et de la tenue des Estats de Paris.
Il titolo è quello dell’edizione del 1595 adottata dallo studioso francese Martial Martin come edizione di riferimento per la sua edizione critica dell’opera (Satire Menippee, Édition critique de Martial Martin, Paris, 2007), fra le numerose varianti delle circa venti stampe apparse fra il 1594 e il 1595.
La storia di questo testo, che raccoglie i contributi di vari autori, è incredibilmente complessa, come lo è la bibliografia delle tantissime edizioni che si sono susseguite dal 1594 fino alla fine del Cinquecento e ancora nei secoli seguenti.
L’opera, come di diceva, fu scritta a più mani da un gruppo di intellettuali francesi che, all’epoca delle guerre di religione, militavano tra le fila del partito dei Politiques: canonici, preti, scrittori e poeti, essi erano attenti osservatori di quel che stava accadendo durante lo svolgimento degli Stati Generali voluti dalla Ligue nel 1593 per eleggere un re cattolico, fedele a Roma e alla Spagna.
La Satyre fu concepita da Pierre Le Roy (canonico di Rouen e cappellano del Cardinale di Borbone) durante le conversazioni che si tenevano fra amici (francesi in politica e gallicani in religione) presso la casa di Jacques Gilot (cappellano della Sainte-Chapelle). Scritto da Nicolas Rapin, Jean Passerat e Florent Chrestien, il testo fu poi rivisto e corretto da Pierre Pithou.
Per meglio collocare nel suo contesto questo celebre pamphlet in prosa e in versi, è necessario tracciare a questo punto un breve quadro storico del turbolento periodo delle guerre di religione in Francia.
Negli ultimi anni del suo regno, Enrico III aveva fatto sopprimere i fratelli di Guisa, capi della Ligue o Sainte Union (1588), per cadere egli stesso vittima di un monaco fantico l’anno seguente (1 agosto 1589). La coppia reale non aveva procreato e il trono sarebbe quindi dovuto passare al duca d’Anjou, fratello del re, la cui morte prematura, tuttavia, aveva automaticamente assegnato la corona a Enrico di Navarra, eretico protestante.
Questi fatti scatenarono nuovamente le ostilità, che si protrassero fino alla vittoria cruciale di Ivry (1590) da parte di Enrico di Navarra a danno della Ligue. I Guisa, fortemente sostenuti da Filippo II di Spagna e dal papa, continuarono tuttavia la lotta sia armata che politica, fino ad arrivare, nel gennaio del 1593, alla inusitata convocazione degli Stati Generali con lo scopo di far eleggere un re di fede cattolica.
Il terzo partito presente sulla scena in quegli anni era quello, già menzionato, dei Politiques, come venivano con sprezzo chiamati dai Ligueurs: cattolici moderati, fautori di una riconciliazione e sostenitori della separazione fra stato e chiesa, molto lontani dalle posizioni fanatiche della Lega.
Furono dunque alcuni di questi Politiques, un gruppo di amici che, come si diceva, si incontrava presso la casa di Jacques Gilot, a far uscire i testi, dapprima diffusi clandestinamente in forma manoscritta, che andarono poi a formare la versione più o meno definitiva della Satyre Menippee.
In effetti sia nella tradizione manoscritta che nelle prime impressioni a stampa apparse negli anni 1594-1595, si riscontrano numerose varianti sia nel titolo dell’opera, che nei suoi contenuti: molte di esse contegono infatti solo alcuni brani in prosa dell’opera e una minima parte dei componimenti in versi.
Da un confronto fra il presente manoscritto e l’edizione del 1595 scelta da Martin per la sua edizione critica (Op. cit., nr. 16 del Répertoire stilato dallo stesso M.M., corrispondente a Bibliotèque Nationale, Lb 35.452), che pur combaciano quasi integralmente sia nei contenuti che nella loro disposizione, emergono alcune differenze. Dopo le Harangues (Orazioni), vi sono nell’edizione a stampa quarantadue pièces en vers di lunghezze variabili, contro le trentasette riportate dal presente manoscritto. Inoltre nella stampa del 1595 sono aggiunti in fine tre testi non presenti nel manoscritto: À Mademoiselle ma commère sur le trepas de son asne (in versi); Discours de l’imprimeur sur l’explication du mot de Higuiero d’Infierno; Le Testament de l’Union (in versi).
Ora, essendo il manoscritto assolutamento completo (lo testimoniano la parola “Fine” elegantemente vergata in calce all’ultima pagina, nonché le condizioni di evidente verginità dell’oggetto libro), si può ipotizzare che esso costituisca la traduzione di una delle edizioni precedenti della Satyre, di una di quelle, cioè, che, apparse nel 1594, non avevano ancora accorpato i tre ultimi testi sopra elencati. Il compito di individuare questa edizione non è certo impossibile, ma risulta sicuramente lungo e gravoso, richiedendo un confronto con quei pochi esemplari superstiti conservati nelle biblioteche di Francia e di altri paesi.
Le bella traduzione è certo opera di un letterato italiano, profondo conoscitore della lingua francese e ben addentro nella storia recente della Francia. La pulizia e la regolarità della calligrafia, insieme all’assenza di cancellature e ripensamenti e alla sensazione di un lavoro compiutamente realizzato, fanno pensare che si tratti di una bella copia preparata per la pubblicazione a stampa.
Rimangono aperti gli interrogativi sul chi, sul perché e sul dove sia stata realizzata la traduzione di questo testo, di grande rilevanza in Francia, ma di interesse marginale per l’Italia.
Descrizione più dettagliata su richiesta.

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Nato dal confronto con un celebre testo degli anni Sessanta, il Printing and the Mind of Man, in cui sono descritte più di quattrocento opere a stampa che hanno segnato la storia dell’uomo in tutti i principali campi del sapere, I classici che hanno fatto l’Italia si propone come una sorta di biblioteca ideale di soli autori italiani (per nascita o di adozione), ma nello stesso tempo ambisce ad illustrare la storia della nostra cultura, dal Duecento ad oggi, attraverso una selezione di opere e di edizioni.
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