Amorosa historia de Isabella et Aurelio, da M. Lelio Aletiphilo di lingua castigliana in italico idioma tradotta

Autore FLORES, Juan de (1470-1525).
Tipografo Melchiorre Sessa
Dati tipografici Venice, 
Prezzo 3.800,00
Amorosa historia de Isabella et Aurelio

In 8vo (mm. 149x97); legatura del XIX secolo in mezza pelle, dorso a nervetti con fregi e titolo in oro, piatti e risguardi in carta marmorizzata; cc. [36]. Segnatura: A-I4. Titolo entro bella cornice geometrica su fondo nero. Carattere corsivo. Colophon alla carta I4r. Carta I4v bianca. Piccola mancanza nel testo, abilmente restaurata, all'ultima carta, per il resto ottima copia.

RARISSIMA QUARTA EDIZIONE della traduzione italiana.

Juan de Flores fu uno degli autori spagnoli più letti in Europa prima di Cervantes. La sua fama è soprattutto legata al racconto di Grisel y Mirabella, che, composto sul finire del XV secolo e pubblicato per la prima volta nel 1495, venne ristampato circa sessanta volte in varie lingue fino alla fine del Cinquecento. Insieme al Cárcel de Amor e alla Celestina, la novella del Flores rappresenta l'unica altra opera spagnola del tempo ad aver avuto una diffusione comparabile a quelle dell'Orlando Furioso o del Decamerone.

La novella, che costituisce un importante documento femminista, fu letta soprattutto dalle donne e divenne una sorta di manuale per l'istruzione di corte nelle lingue moderne. Essa, attraverso il racconto della tragica vicenda di due amanti perseguitati da un destino crudele e uccisi senza colpa da leggi disumane, entrò con prepotenza nel dibattito sui sessi e si pose al centro della difesa della superiorità della donna. Partendo dal dibattuto tema della colpa d'amore, se sia maggiore quella dell'uomo o quella della donna, Flores affronta anche argomenti più generali come l'eguaglianza delle donne davanti alla legge o il loro diritto a ricevere un'istruzione superiore.

La novella, che ebbe una certa influenza su autori come Ariosto, Lope de Vega e John Fletcher, racconta la storia della bella figlia del re di Scozia, che, geloso della sua unica erede, decide di rinchiuderla in una torre per sottrarla allo sguardo dei cavalieri della sua corte, i quali al solo guardarla se ne innamoravano. Grisel, unico sopravvissuto alle torture d'amore causate dall'intoccabile Mirabella, si unisce a lei nella torre. I due vengono tuttavia sorpresi ed imprigionati. Durante il processo, il re incarica i giudici di stabilire quale dei due abbia maggiori colpe. I due amanti rifiutano tuttavia di accusare l'altro anche sotto tortura. Viene quindi deliberato di chiamare due campioni dei rispettivi sessi, Braçayda e Torrellas, affinché dibattano se nelle questioni amorose sia maggior la responsabilità dell'uomo o quella della donna. Nonostante la superiorità dialettica dimostrata dalla donna, i giudici, tutti uomini, decidono di attribuire la colpa del misfatto a Mirabella e la condannano a morte. Durante l'esecuzione, tuttavia, Grisel la salva gettandosi nel fuoco al suo posto. Per la disperazione Mirabella poco dopo si butta giù da una finestra. La regina, in collera per la morte della figlia e per l'umiliazione subita dalla campionessa del suo sesso, decide allora di vendicarsi di Torrellas. Questi, che nel frattempo si è innamorato di Braçayda, viene attirato in una stanza del palazzo reale dalla finta compiacenza di quest'ultima, quindi assalito da un gruppo di donne, tra cui la stessa regina, legato, torturato ed ucciso.

Tra le molteplici fonti del Flores, la storia di Guiscardo e Sigismonda, raccontata da Boccaccio nel Decameron, è quella che ebbe su di lui maggior influenza.

La fortuna europea della novella di Flores è dovuta tuttavia non alla sua versione spagnola originale, bensì alla traduzione italiana di un certo “Lelio Aletiphilo”, attraverso la quale l'opera fu conosciuta e letta e sulla cui base furono realizzate le traduzioni nelle altre lingue europee. Il traduttore tedesco imitò il suo collega italiano al tal punto da ribattezzarsi “Christian Pharemund”.

L'identificazione più probabile è quella con il letterato mantovano Lelio Manfredi (m. 1528), che per conto di Isabella d'Este, marchesa di Mantova, tradusse anche il Cárcel de Amor e il Tirant lo Blanch (cfr. C. Zilli, Notizia su Lelio Manfredi, letterato di corte, in: “Studi e problemi di critica testuale”, XXVII, 1983, pp. 39-54).

Egli offre la sua traduzione a Scipione Attellano, dichiarando nella dedica di essersi attenuto rigorosamente al testo castigliano, ma di aver dovuto colmare alcune lacune e di aver preferito tradurre i nomi originali: Torrellas diventa infatti Afranio, Grisel Aurelio, Mirabella Isabella e Braçayda Hortensia. In realtà egli si prese molte libertà, corresse e integrò a suo piacimento. La versione italiana, meno convincente di quella spagnola, divenne tuttavia quella più diffusa, mentre l'originale cadde presto nell'oblio al di fuori della Spagna. Le edizioni in spagnolo apparse fuori dalla penisola iberica sono infatti traduzioni del rifacimento italiano.

Letta per diletto ed utilizzata nello stesso tempo come strumento per apprendere le lingue moderne, della novella del Flores presto apparvero, all'indomani della prima edizione italiana (Milano, 1521), varie stampe in tutte le principali lingue europee e anche edizioni in due, tre o addirittura quattro lingue (francese, italiano, spagnolo e inglese) (cfr. B. Matulka, The Novels of Juan de Flores and Their European Diffusion. A Study in Comparative Literature, New York, 1931, pp. 5-237).

Poco si sa della vita di Juan de Flores. Originario di Salamanca, egli rivestì vari importanti incarichi, tra cui quelli di storiografo dei re Ferdinando e Isabella e di rettore dell'Università di Salamanca. Oltre a Grisel y Mirabella, compose altre due novelle: Grimalte y Gradissa e Triunfo de Amor (per una discussione sugli studi più recenti dedicati a Juan de Flores vedi A. Pérez-Romero, The Subversive Tradition in the Spanish Renaissance Writing, Lewisburg, 2005, pp. 70-83).

Palau, no. 92500. Edit 16, CNCE42522.

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