Bernardini Rutilii Coloniensis Decuria. Operis capita. Additum in Caelij epistolam, quam pridem Egnatius emaculauerat [...] Eiusdem Bernardini Rutilij in familiares Ciceronis Epistolas universas annotationes

Autore: RUTILIO, Bernardino (1504-1538)

Tipografo: Bernardino Vitali

Dati tipografici: [Venezia], 20 agosto 1528


LA COPIA DI LORENZO LENZI (1516-1571)

In 4to (mm. 210x144). Cc. [142]. Segnatura: a-z4 &4 [con]4 [rum]4 A-I4 K2. Fascicolo I posto prima del fascicolo H. Mezza pergamena moderna con titolo manoscritto al dorso. Al titolo timbro moderno con stemma raffigurante un falco ad ali spiegate, posto a sorreggere uno scudo con tre crescenti alternati a fiamme, sormontato dal motto “EXPECTO” e coronato; lo stemma, che non risulta identificato, è riconducibile alla famiglia Strozzi di Firenze. Firma di possesso coeva alla carta a3r “Laurentij Lentij”, ossia di Lorenzo Lenzi (1516-1571), membro di una importante famiglia fiorentina, allievo ed amico di Annibal Caro e, soprattutto, allievo ed amante di Benedetto Varchi - che s'invaghì del Lenzi quando questi era un ragazzino e gli dedicò buona parte del suo primo canzoniere -, diplomatico della corte pontificia inviato a Bologna e in Francia, governatore della Marca per un anno, di lui si ha anche un celebre ritratto del 1528 di mano di Agnolo Bronzino (cfr. S. Simoncini, Lenzi, Lorenzo, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 64, 2005, s.v.). Prime due ed ultima carta rimarginate e restaurate, leggera brunitura uniforme, buoni margini.

Rara prima edizione di questa raccolta di scritti, dedicata al patrizio Maffeo Leoni, del letterato e giureconsulto Bernardino Rutilio, originario di Cologna Veneta (tra Verona e Vicenza). La Decuria è una raccolta di osservazioni su diversi scrittori latini, legata agli studi giovanili dell'autore. Il titolo Decuria indica la divisione in dieci libri dell'opera ma richiama contemporaneamente, come avverte lo stesso autore nella dedica iniziale, la Centuria del maestro di Rutilio, il veneziano Giambattista Egnazio, il quale compare anche nel titolo della seconda opera qui presente, un commento all'epistola familiare di Cicerone a Marco Celio Rufo: Egnazio, che fu anche collaboratore di Aldo Manuzio, aveva infatti curato e “smacchiato” (“emaculaverat”) il testo delle Familiares per l'edizione Scinzenzeler del 1514 (Epistolae familiares accuratissime emendatae a maculisque quam pluribus ereptae). In fine si trovano anche le annotazioni alle Familiares, probabilmente influenzate dalle lezioni ciceroniane tenute da Romolo Amaseo e frequentate da Rutilio a Padova.

Terzo di cinque fratelli, Bernardino Rutilio studiò dapprima a Verona (come si ricava dalla stessa Decuria, cap. 5) e poi Padova, e fu al seguito del cardinal Ridolfi a Roma, dove pare si addottorò in giurisprudenza. Carlo V lo fece cavaliere e Paolo III lo volle segretario dei cardinali legati a Trento (una sua Oratio de obeundo die Concilii ad Paulum tertium è conservata nel ms. Vat. lat. 3666). Fu chiamato a insegnare diritto civile allo studio di Avignone, ma morì mentre si preparava a partire, nel 1538, colpito da gravissima febbre. Il Tiraboschi, nella sua Storia della letteratura italiana (VII, 1482), lo pone fra i grammatici e ne ricorda brevemente gli scritti rinviando alle “copiose notizie della Dissertazione de' letterati colognesi del sig. Giambattista Sabbioni (Calogerà, ‘Raccolta di opuscoli', t. 14)”. Anche lo Jöcher (Allgemeines Gelehrten-Lexicon, III, 1751) ne cita alcune opere: le Annotationes in Ciceronis epistolas ad familiares, le Vitae Jurisconsultorum e le Orationes tres pro Pontifice romano, nonché delle Matutinas ac vespertinas juris civilis lectiones edite a Venezia.

L'udienza e la stima di cui Rutilio godeva ancora negli anni Quaranta del ‘500 appare da una stampa basileese delle Annotationes a Cicerone del 1540, ricordata con stima dal Giannotti in una lettera al Vettori del 13 agosto di quell'anno (Giannotti, Lettere, n. 39), dove il suo nome compare accanto a quello di altri importanti umanisti: In omnes M.T. Ciceronis epistolas quae familiarse appellantur doctissimorum virorum annotationes, nempe Sebastiani Corradi, Bernardini Rutilii, Philippi Melanchtonis, Petri Victorii et aliorum (Basilea, R. Winter, 1540).

G.B. Sabbioni, De' letterati colognesi che fiorirono nel secolo sedicesimo, in: “Biblioteca antica e moderna di storia letteraria”, Pesaro, 1768, III.ii, p. 542-574; Edit 16, CNCE37983.


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