De natura, causis, et legitima curatione febris pestilentis Hieronymi Donzellini Philosophi ac Medici Veronensis, ad Josephum Valdanium Veronensem, Brixiae Medicum, epistola. In qua etiam de Theriacae natura ac viribus latius disputatur
Autore: DONZELLINI, Girolamo (ca. 1513-1587)
Tipografo: Camillo & Rutilio Borgominieri
Dati tipografici: Venezia, 1570
In 4to (mm. 191x136 mm). Cc. [4], 18. Segnatura: A-E4 F2. Marca tipografica al titolo. Iniziali istoriate. Mezza tela posteriore, piatti in carta marmorizzata. Al contropiatto timbro dell'Università di Göttingen datato 1963 come duplicato; al titolo firma di appartenenza “Martini Fogeli Hamburg”; al verso del titolo timbro “Ex Bibliotheca Regia Academ. Georgiae Aug.”. Titolo un po' sporco, qualche fioritura marginale, margini sobri.
Prima edizione, dedicata dall'autore a Leonardo Mocenico, di questo trattato sulla teriaca e sul suo uso per curare la peste.
“When Valdagno prescribed theriac to petechial typhus patients in Brescia in 1570, he was criticised by the local College of Physicians; he responded by defending the use of the medicament in a volume entitled De theriacae usu in febribus pestilentialibus (‘On the Use of Theriac in Pestilential Fevers1, Brescia, 1570). Vincenzo Calzaveglia intervened at this point to support the stance of the College, of which he was a member, maintaining that there was a difference between pestilential fever and malignant fever: theriac was useless against the latter, which was the disease afflicting Brescia at the time (his work was entitled De theriaca abusu in febribus pestilentibus [‘On the Abuse of Theriac in Malignant Fevers'], Brescia, 1570). When Donzellini entered the debate, he defended Valdagno by endorsing Galen's theories. Calzaveglia responded with a series of polemical pamphlets and an acrimonious ‘letter in Latin' (‘lettera in latino') which, alongside medical arguments, attempted to discredit his rival by criticising his track record with the Inquisition and his exile for religious reasons. The controversy dragged on for three years with further scathing publications until Donzellini and Valdagno were both banished from Brescia. Girolamo's enemies even made an attempt on his life, and he was only saved when the crowd stepped in to help, as he informed Zwinger in a letter in 1573. The repercussions of the polemic had now spread well beyond the borders of the Republic, and Donzellini was adept at finding support. One of his allies was Marsilio Cagnati, a young Veronese graduate of Padua University; in a letter written to his older friend in 1571, Cagnati described the Hippocratic manuscripts he had found in the Vatican Library and asked if he could read Donzellini's and Valdagno's books about pestilential fever. As Donzellini's enemies had failed to undermine his reputation by drawing on his unorthodox past and had botched their assassination attempt, they decided to denounce him to the Holy Office in Verona […]Girolamo Donzellini became involved in the controversy by publishing some short treatises: De natura, causis et legitima curatione febris pestilentis (‘On the Nature, Causes, and the Legitimate Treatment of Pestilential Fevers', Venice: C. Borgominieri, 1570); Libri de natura, causis et legitima curatione febris pestilentis in quibus etiam de theriacae natura ac viribus disputatur apologia per Eudoxum Philalethem edita adversus Thessali Zoili oppugnationes (‘Books on the Nature, Causes, and the Legitimate Treatment of Pestilential Fevers, which also Discuss the Apology on the Nature and Properties of Theriac by Eudoxus Philalethes Published Against the Attacks by Thessalus Zoilus', Venice: A. Bocchino, 1571; Verona: S. dalle Donne, 1575); Eudoxi Philalethis adversus calumnias et sophismata cuiusdam personati qui se Evandrophilacten nominavit apologia (‘Apology by Eudoxus Philalethes against the Calumnies and Sophism Pronounced against Evandrophilactes', Verona: S. dalle Donne, 1573)” (A. Celati, The world of Girolamo Donzellini. A network of heterodox physicians in Sixteenth-Century Venice, London-New York, 2023, pp. 148-149 and 167-168).
Sulla controversia si veda anche C.L. Redmond, Girolamo Donzellino, Medical Science and Protestantism in the Veneto, Stanford, CT, 1984, pp. 63 e sgg.
Girolamo Donzellini, originario di Orzinuovi vicino a Brescia, rampollo di un'illustre famiglia veronese, compì i primi studi a Brescia per poi iscriversi all'Università di Padova, conseguendo la laurea in medicina nel 1541. Nello stesso anno iniziò a insegnare medicina teorica a Padova, dove i suoi colleghi erano Giovanni Battista da Monte e Andreas Vesalius. Nel 1543 si trasferì a Roma al servizio di Giulio Della Rovere e Durante Duranti. Qui Donzellini entrò in contatto con persone sospettate di eresia e frequentò le cerchie di Pietro Antonio di Capua e Diego de Enzinas. Dopo gli avvertimenti degli amici, lasciò il servizio del cardinale Durante e si recò a Venezia. L'atmosfera di quella città si rivelò più favorevole alle posizioni protestanti di Donzellini. A Venezia esercitò la professione medica, il che gli permise di comunicare le sue convinzioni religiose per un certo periodo prima di destare sospetti. Fuggì quindi da Venezia nel 1553 prima di poter essere interrogato dal tribunale dell'Inquisizione, fermandosi prima a Ferrara per visitare la duchessa Renata e poi proseguendo per la Germania, dove incontrò Pier Paolo Vergerio a Tubinga (cfr. M.L. Portmann, Der Venezianer Arzt Girolamo Donzellini etwa 1527-1587 und seine Beziehungen zu Basler Gelehrten, in: “Gesnerus”, 30/1-2, 1973, pp. 1-6).
Gravi questioni familiari lo riportarono a Brescia nel 1560. Quindi, nel novembre dello stesso anno, si presentò spontaneamente davanti al Sant'Uffizio a Venezia e nel febbraio 1561 abiurò i suoi errori. Fu condannato ad un anno di reclusione, ma la maggior parte della pena fu sospesa. Si trasferì a Verona e divenne membro dell'ordine locale dei medici. Tuttavia, l'Inquisizione lo processò una seconda volta nel 1574 e questo processo, molto più del primo, rivelò la portata del suo coinvolgimento con le dottrine eretiche. Abiurò una seconda volta nel 1575 e rimase nella prigione dell'Inquisizione fino al 1577, quando fu rilasciato a causa della peste stava devastando Venezia. Donzellini fu quindi autorizzato a esercitare nuovamente la professione medica e proseguì la sua carriera fino al suo ultimo incontro con il Sant'Uffizio nel 1587, quando nella sua casa furono trovati libri proibiti. Poco dopo fu condannato a morte e giustiziato per annegamento.
Le numerose relazioni di Donzellini all'estero e in Italia sono indicative dell'ampiezza dei suoi contatti e della sua reputazione generale come medico e autore di scritti medici. A volte si nascondeva sotto lo pseudonimo di Eudoxus Philaletes (cfr. Redmond, Op. cit., passim; see also R. Palmer, Physicians and the Inquisition in 16th Century Venice, in: “Medicine and the Reformation”, O. P. Grell & A. Cunningham, eds., London, 1993, pp. 122-125; vedi inoltre E.A. Rivoire, Eresia e Riforma a Brescia, in: “Bolletino della Società di Studi Valdesi”, CV-CVI, 1959, pp. 33-90).
Edit 16, CNCE17741; USTC, 827669.
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