Dialogo di m. Lodovico Dolce, nel quale si ragiona del modo di accrescere, et conservar la memoria

Autore: DOLCE, Lodovico (1508-1568)

Tipografo: eredi di Melchiorre Sessa (Colophon: Enea De Alaris)

Dati tipografici: Venezia, 1575


IN LEGATURA DA AMATORE IN MAROCCHINO ROSSO FIRMATA DA CAPÉ

 

In 8vo (mm. 149x92). Cc. 118, [2]. Segnatura: A-P8. Le carte P7 e P8r sono bianche. Marca tipografica al titolo. Registro e colophon a c. P8v. Con 23 figure in legno nel testo a mezza e piena pagina. Bellissima legatura da amatore, firmata Capé, in marocchino rosso a grana larga con impressioni a secco e in oro ai piatti e ai dorsi, dentelles interne, risguardi in carta marmorizzata, tagli dorati. Al contropiatto e al primo risguardo libero doppio ex-libris di Isidoro Fernandez ed ex-libris Lluis Escobet. Isidoro Fernández (1878-1963) fu un collezionista di libri di Barcellona, amico di Antonio Palau y Dulcet, che parla di lui nei suoi Memories (Barcellona, 1935); acquistò gran parte dei suoi volumi a Parigi, facendoli rilegare dai maggiori legatori francesi e, a volte, anche spagnoli dell'epoca come M. Michel o E. Burgalla. Restauro all'angolo inferiore esterno dell'ultima carta senza danno al testo, per il resto ottima copia.

 

Seconda edizione dopo la prima, sempre del Sessa, del 1562. L'opera venne ristampata anche nel 1586.

“Ma che cos'è questo dialogo sulla memoria di Dolce, l'ammiratore di Camillo, apparentemente così moderno? È una traduzione, o meglio un adattamento del Congestorium di Romberch. Il contorto latino del domenicano tedesco è trasformato in eleganti dialoghi italiani, alcuni dei suoi esempi sono modernizzati, ma la sostanza del libro resta Romberch […] Fra gli ampliamenti apportati da Dolce al testo di Romberch, c'è quello, già ricordato, in cui è introdotta l'allusione a Dante come guida per ricordare l'Inferno. Altri ampliamenti di Dolce sono modernizzazioni dei precetti mnemonici di Romberch, ottenute con l'introduzione di artisti moderni, i cui dipinti sono utili come immagini di memoria […] Così, mentre raccomanda le immagini dantesche per ricordare l'Inferno, Dolce aggiorna in pari tempo l'immagine di memoria, raccomandando le forme mitologiche nella versione pittorica di Tiziano” (F.A. Yates, L'arte della memoria, Torino, 1972, p. 151).

L. Dolce studiò a Padova e visse tutta la vita a Venezia, sua città natale, coi proventi delle sue numerose pubblicazioni e della sua attività di revisore editoriale presso Giolito de' Ferrari, con cui collaborò per quasi trent'anni.

 

Edit 16, CNCE17410; R. Mortimer, Harvard College Library... Italian 16th-Century Books, Cambridge, MA, 1974, I, nr. 157 (edizione del 1586); L. Dolce, Dialogo del modo di accrescere e conservar la memoria, a cura di A. Torre, Pisa, 2001; M.N. Young, Bibliography of Memory, Philadelphia, 1961, p. 91; Bibliotheca Magica, 391 (edizione del 1562).


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