Gli Asolani di Messer Pietro Bembo

Autore BEMBO, Pietro (1470-1547).
Tipografo Aldus Manutius
Dati tipografici Venice, 
Prezzo 18.500,00
Gli Asolani di Messer Pietro Bembo

In 4to (mm. 208x118); bellissima legatura dei primi del XIX secolo in pieno marocchino rosso, piatti con eleganti fregi in oro, dorso ornato con titolo e firma del legatore (rel. P. Bozerian jeune), duplice dentelles su contropiatti e risguardi in raso, tagli dorati, risguardi in raso azzurro e pergamena; cc. [97 di 98]. Segnatura: a-m8 n2. Manca l'ultima carta bianca n2. Colophon e privilegio alla carta m8r, ancora aldina alla c. m8v, errata alla c. n1r-v. Carattere corsivo. Dalla Biblioteca del conte Leonardo Vitetti Ambasciatore d'Italia (ex-libris inciso al contropiatto anteriore). Eccezionale esemplare a grandi margini.

Prima edizione, prima tiratura, recante al verso del titolo e al recto della seconda carta la dedica del Bembo a Lucrezia Borgia (datata Venezia, 1 agosto 1504), che fu quasi immediatamente soppressa su decisione unanime dell'autore e dell'editore. Nei tre quarti circa degli esemplari stampati infatti le pagine della dedica risultano bianche.

Gli Asolani furono composti in forma di dialogo e divisi in tre libri, alternanti prosa e versi. La tradizione seguita è quella cortigiana e neoplatonica. Dopo un esame delle più autorevoli concezioni dell'amore, come causa di dolore per l'umanità e come elemento naturale e vitale, Bembo propone l'idea di un amore spirituale, desiderio contemplativo di una bellezza quanto più possibile ideale, divina e autonoma rispetto alla realtà terrena. La scena si svolge nella villa di Asolo di Caterina Cornaro, ex regina di Cipro. Modello lessicale e stilistico delle prose è il Boccaccio (cfr. C. Berra, La scrittura degli 'Asolani' di Pietro Bembo, Firenze, 1996, passim).

Pietro Bembo nacque a Venezia nel 1470 da una nobile famiglia. Avviato dal padre Bernardo agli studi umanistici, si perfezionò a Messina (1492-1494) alla scuola del greco Lascaris. Tornato a Venezia, collaborò al programma editoriale e culturale di Aldo Manuzio. Durante un soggiorno ferrerase conobbe e amò, ricambiato, Lucrezia Borgia (1480-1519), moglie di Alfonso I d'Este. A lei, oltre agli Asolani, dedicò anche numerose lettere e rime. Tra il 1506 e il 1512 fu alla corte di Urbino, quindi a Roma, dove nel 1513 divenne segretario di Leo X. Nel 1519 fece ritorno in Veneto, stabilendosi a Padova, dove si dedicò alla scrittura delle Prose della volgar lingua e alla raccolta delle Rime. Nel 1530 fu nominato storiografo della repubblica veneta e bibliotecaro della Libreria Nicena (la futura Biblioteca Marciana) di Venezia. Ormai famoso, nel 1539 ottenne il cardinalato, nel 1541 fu nominato vescovo di Gubbio e nel 1544 di Bergamo. Negli ultimi tempi risiedette quasi sempre a Roma, dedicandosi all'edizione delle sue opere. Morì a Roma nel 1547.

Bembo esordì con un breve dialogo, il De Aetna (1496), frutto di un soggiorno ai piedi dell'Etna e dei suoi interessi scientifico-umanistici, sull'esempio delle Castigationes plinianae di E. Barbaro. Le sue prime opere importanti furono l'edizione aldina di Petrarca (1501) e quella di Dante (1502). Le Rime furono composte a varie riprese e pubblicate nel 1530. Qui Bembo mostra la sua ammirazione per Petrarca e la sua cosciente e progressiva assimilazione della lingua, dello stile e delle situazioni sentimentali del Canzoniere. Le Prose della volgar lingua (1525), scritte in forma di dialogo e divise in tre libri ambientati alla corte di Urbino, sono considerate come la prima grammatica razionalmente ordinata della lingua italiana. Bembo pubblicò anche il trattato De imitatione, la Historia veneta, che copre il periodo che va dal 1487 al 1513 e che lui stesso poi tradusse in italiano, ed un ricco epistolario, che include anche il giovanile carteggio amoroso con Maria Savorgnan (cfr. C. Kidwell, Pietro Bembo: lover, linguist, cardinal, Montréal, 2004, passim).

Adams, B-578. A.A. Renouard, Annales de l'imprimérie des Aldes, Paris, 1834 (ma Bologna, 1953), p. 48.1; A Catalogue of the Ahmanson-Murphy Aldine Collection at UCLA. Fasc. I: The Publications of Aldus Manutius the Elder, Berkeley, 1989, nr. 72. Gamba, nr. 132. P. Scapecchi, a cura di, Aldo Manuzio: i suoi libri, i suoi amici tra XV e XVI secolo, Firenze, 1994, nr. 33. 

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