Historia delle cose di Francia, raccolte fedelmente da Paolo Emilio da Verona, e recata hora a punto dalla latina in questa nostra lingua volgare

Autore: EMILI, Paolo (1460-1529)

Tipografo: Michele Tramezzino

Dati tipografici: Venezia, 1549


In 4to (mm. 205x145). Cc. [28], 354, [2]. Segnatura: A-G4 a-uuuu4. Iniziali e fregio xilografici. Marca tipografica al titolo e, più grande, al verso dell'ultima carta. Carattere corsivo. Mezza pergamena di fine Settecento con tassello e titolo in oro al dorso, nota manoscritta di collocazione vergata in calce al dorso, tagli rossi. In calce al verso dell'ultima carta nota di acquisto di un certo Barone Guidoni datata 1560. Minime sporadiche bruniture e fioriture, ma ottima copia marginosa.

Prima edizione in italiano, a cura di M. Tramezzini, di questa opera storiografica sulla storia della Francia. Pubblicata per la prima volta in latino a Parigi nel 1539 con il titolo De rebus gestis Francorum libri X (questa in italiano è la prima in una lingua vernacola, edizioni in francese e tedesco apparvero solo nella seocnda metà del secolo), l'opera del veronese Emili – storico di Carlo VIII e Luigi XII – è una delle prime a trattare la storia monarchica francese. Divisa in dieci libri, dal quinto secolo alla morte di Carlo VIII (1484), Emili ne pubblicò i primi quattro nel 1516 e altri due nel 1519, mentre i restanti quattro furono editi sulla base del materiale manoscritto che egli lasciò, morendo nel 1529, all'amico Daniele Zavarisi. La prima edizione completa, pubblicata dal Vascosan nel 1539, è alla base della presente traduzione italiana.

“L'opera storica dell'Emili, il De rebus gestis Francorum, raccoglie in dieci libri (l'ultimo dei quali fu completato dal veronese Daniele Zavarisi, forse parente dell'Emili, sulla base degli appunti lasciati dall'autore, e fu probabilmente scritto in Italia: in Francia sarebbe stato portato, direttamente all'editore, da Pierre Danés) le biografie di cinquantacinque re di Francia succedutisi dal 420 fino al 1498, cioè da Faramundo fino a Carlo VIII, attraverso le dinastie dei Merovingi, dei Carolingi, dei Capetingi. In particolare, nel libro I sono riunite le vite dei primi diciannove re fino a Chilperico II (420-472); nel libro II quelle dei re da Teodorico II a Carlo Magno (751-771); nel libro III quelle da Carlo Magno a Filippo I (771-1060); nel libro IV si ha solo la vita di Filippo I; nel libro V si arriva fino a Filippo II (1180); il libro VI è dedicato al solo Filippo II fino al 1223; nel libro VII si hanno le vite dei re da Luigi VIII a Filippo III (1223-1285); nel libro VIII quelle da Filippo IV a Filippo VI di Valois (1285-1328); nel libro IX da Filippo VI si arriva a Carlo VI (1328-1380); nel libro X da Carlo VI a Carlo VIII (1380-1498). Notevole valore assume, all'inizio del De rebus gestis Francorum, la prefazione, in cui l'Emili - sulla base di evidenti influenze classiche - si diffonde a parlare sul ruolo della storia e sul significato degli scritti storici, utili a ricostruire e valorizzare le imprese degli antichi. Se l'uomo conoscesse il passato si dedicherebbe maggiormente alle azioni pacifiche, attuando meno violenze e meno guerre; analogamente i potenti capirebbero quanto più importante è la clemenza rispetto alla malvagità, e quindi la vita umana sarebbe più sicura e l'uomo stesso, più mite e saggio, sarebbe più vicino a Dio, rinunciando in tal modo alla ricerca e alla conquista dell'utile a vantaggio di quella della pietà e della fraternità. La non conoscenza della storia ha provocato gravi danni, in quanto non si sono appresi gli ammaestramenti dell'antichità. Alla storia della Francia l'Emili applica queste sue teorie morali: anzi la Francia viene da lui presa a modello dell'azione e dell'intervento della fortuna sul mondo e sull'umanità. Inoltre, l'Emili sostiene che gli uomini, e soprattutto coloro i quali hanno responsabilità di governo sui popoli, devono compiere imprese degne di essere ricordate e celebrate dagli scrittori e dagli storici a insegnamento e edificazione dei lettori e dei posteri. In conclusione, nella elaborazione della sua opera l'Emili afferma di voler seguire l'ordine cronologico, fermandosi però solo sugli avvenimenti storicamente più sicuri e più degni di essere tramandati” (R. Zaccaria, Emili, Paolo, in: “Dizionario biografico degli Italiani”, vol. 42, 1993, s.v.).

Emili era nato a Verona e, grazie alla fama che seppe conquistarsi in Italia, fu successivamente chiamato in Francia da Carlo VIII, che gli conferì l'incarico di oratore e cronista del re. Gli fu inoltre subito commissionata la stesura di una storia della Francia e della popolazione dei Franchi, in uno stile che rievoca volutamente quello degli storiografi classici.

Emili acquisì grande fama letteraria grazie alla pubblicazione del De rebus gestis Francorum, ma egli giocò un ruolo fondamentale anche nel circolo umanistico parigino nei primi decenni del secolo XVI; ebbe infatti frequenti rapporti non solo con Erasmo, che incontrò durante il soggiorno parigino di quest'ultimo tra il 1495 e il 1500 (cfr. Contemporaries of Erasmus, I, p. 429), ma anche con altri esponenti illustri della cultura francese di questi anni, quali Jacques Le Fèvre d'Étaples, Robert Gaguin, Guillaime Budé e Fausto Andrelini.

Graesse, I, 25; Tinto, 86; IA, 100.829; Haym, 118, 9; Edit 16, CNCE18075.


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