Il Polito di Adriano Franci da Siena delle lettere nuovamente aggiornate nella volgar lingua, con somma diligenza corretto et ristampato. MDXXXI

Autore TOLOMEI, Claudio (1492-1555).
Tipografo Niccol Zoppino
Dati tipografici Venezia, 
Prezzo Venduto/Sold
Il Polito

In 8vo (mm 140x90). Carte [56]. Segnatura: A-G8. Marca xilografica a c. G8v. Carattere corsivo. Gora al frontespizio e sulle prime ed ultime carte, arrossature e fioriture marginali, margine superiore sobrio. Legatura del Seicento in pergamena su cartone, tassello con titolo in oro al dorso, titolo manoscritto sui tagli di testa e di piede. Al contropiatto due antiche segnature manoscritte in inchiostro cassate e una terza a lapis, verso manoscritto a c. G8v.

Seconda edizione, ampliata rispetto alla prima del 1525 stampata a Roma da Ludovico degli Arrighi, di quest'opera dalla complessa vicenda attributiva: nonostante il titolo menzioni Adriano Franci come autore, già Benedetto Varchi nel 1570 indicò monsignor Claudio Tolomei come vero responsabile. Tale paternità è stata confermata dalla critica contemporanea in base a varie motivazioni, sia di contenuto che di natura stilistico-letteraria, sebbene alcuni studiosi non escludano un apporto concreto da parte di Franci, certamente amico dell'erudito senese.

“Le motivazioni che suffragano l'attribuzione [al Tolomei] sono numerose: tra esse la straordinaria somiglianza tra le tesi sostenute in quest'operetta e quelle avanzate in altri lavori del Tolomei, la raffinatezza e la profondità dell'opera che presuppone come autore uno studioso di tutto rispetto, e di riscontro, la scarsa rilevanza, da un punto di vista letterario, del Franci, che prima e dopo il Polito non avrebbe scritto praticamente più nulla. Di più difficile identificazione sono, invece, le ragioni che avrebbero spinto il Tolomei a nascondersi dietro il nome del Franci. Esse sarebbero nate dalla sua scarsa propensione a dare alle stampe le sue opere e soprattutto dalla sua volontà di non esporsi troppo, entrando direttamente in una questione che in quel momento stava infiammando gli animi degli studiosi” (C. Zarrilli, Franci, Adriano, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, L, 1998, s.v.).

Il Polito nacque in risposta all'Epistola delle lettere nuovamente aggiunte nella lingua italiana di Gian Giorgio Trissino (1524). Il Tolomei fu infatti, insieme al Trissino, il primo a disegnare una riforma dell'ortografia italiana, rivendicando nel Polito la priorità dell'idea. Della sua ortografia riformata diede un saggio d'applicazione nella prima edizione delle sue Lettere (1547). Sostenitore della toscanità della lingua, egli intervenne nella questione della lingua anche con il dialogo Il Cesano (pubblicato nel 1555, ma scritto quasi trent'anni prima).

Claudio Tolomei, celebre letterato e storico, esiliato da Siena, sua città natale, per aver partecipato all'attacco del 1526 ordinato da Clemente VII contro di essa, fu accolto a Roma dal Cardinale Ippolito de' Medici. Quindi si trasferì dapprima a Piacenza al servizio di P.L. Farnese, poi a Padova, dove rimase fino al '48 tenendo lezioni sulla filosofia morale di Aristotele. L'anno seguente fu nominato vescovo della piccola isola di Curzola e nel '52, dopo la cacciata degli Spagnoli, rientrò in patria, dove fu accolto con grandi onori e dove svolse importanti incarichi diplomatici, in particolare quelli di oratore ufficiale della repubblica e di ambasciatore presso il re di Francia. Questi in seguito, per i suoi meriti, lo nominò vescovo di Tolone (cfr. L. Sbaragli, Claudio Tolomei, umanista senese del Cinquecento,Siena, 1939, passim).

Edit 16, 41129; L. Baldacchini, Alle origini dell'editoria in volgare. Niccolò Zoppino da Ferrara a Venezia, annali (1503-1544), Manziana, 2011, p. 247, nr. 290.

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