La Divina Commedia di Dante Alighieri Nobile Fiorentino ridotta a miglior lezione dagli Accademici della Crusca

Autore: ALIGHIERI, Dante (1265-1321)-ACCADEMIA DELLA CRUSCA (f. 1583)

Tipografo: Domenico Manzani

Dati tipografici: Firenze, 1595


In 8vo (mm 163x103). Pp. [16], 493 [i.e. 511], [61] ed una tavola calcografica ripiegata fuori testo. Segnatura: †8 A-G8(-G7,G8) H-Nn8. Carte †8 e Nn8 bianche. Carattere corsivo e romano. Insegna della Accademia della Crusca incisa in legno al frontespizio, marca tipografica di Manzani al versodella carta Nn6, al rectodella carta seguente altra marca xilografica che contamina le due precedenti. Finalini ed iniziali xilografiche che mostrano le diverse insegne dei membri dell'Accademia. La tavola ripiegata, posta tra le cc. †8 e A1, s'intitola Profilo, pianta, e misure dell'inferno di Dante secondo la descrizione d'Antonio Manetti Fiorentino. Pergamena semifloscia coeva con titolo manoscritto al dorso. Firme posteriori di appartenenza “V. Heemskerck” e “Fletcher”. Lievi fioriture alle prime ed ultime carte, ma bellissima copia, genuina e marginosa.

 

Prima edizione, nella variante A (la variante B presenta l'ultimo fascicolo Nn ricomposto in sole quattro carte), della Commedia dantesca curata dall'Accademia della Crusca. Si tratta della tiratura con il titolo Commedia invece di Comedia, l'indicazione tipografica “In Firenze per Domenico Manzani” stampata in carattere corsivo anziché romano, mentre la nota “Con licenza de' Superiori” è impressa, al contrario, in romano anziché in corsivo. L'edizione è dedicata da Bastiano de' Rossi a Luca Torrigiani in data Firenze, 14 agosto 1595. Notevoli sono i capilettera xilografici che introducono i canti del poema, ognuno dei quali raffigurante l'impresa del membro dell'Accademia cui era stato affidata la revisione testuale del relativo canto.

“Nell'adunanza generale del 29 agosto 1590, compilati gli statuti, si cominciò a discutere del Vocabolario e, su proposta di Giovanbattista Deti, della correzione del testo della Commedia, necessaria e logica conseguenza del primo. Dal novembre 1591 al luglio 1594, convenuto di tenere a riscontro, come testo fondamentale, quello stabilito dal Bembo nella stampa aldina del 1502, gli accademici lo collazionarono con circa cento manoscritti: quaranta della Biblioteca laurenziana, cinquantuno di privati, uno di Luigi Alamanni, che portava ‘le correzioni del Varchi di sette testi', e uno di Cosimo Bartoli, con le varianti di quattro altri manoscritti. La ‘cura di riveder Dante' venne data al Deti col patto che ‘gli Accademici richiesti da lui fossero obbligati aiutarlo'. La maggior mole di lavoro la svolse Bastiano de' Rossi (l'Inferigno) che collazionò una trentina di manoscritti ed ebbe poi l'incarico della stampa. Uscita per i tipi di Domenico Manzani, l'edizione porta sui due margini, interno ed esterno, secondo che si tratti di emendamento o di varia lezione, le varianti, alle quali si rimanda con un numero quando la parola ha subito un emendamento o il verso è letto in modo sensibilmente diverso. Gli accademici però non presero in considerazione molte lezioni nelle quali conviene quasi tutta la tradizione, mentre a volte segnarono in margine varianti che avevano fondamento sull'autorità di un solo testimone. La Commedia edita dalla Crusca, con le 465 lezioni dell'Aldina rifiutate, rappresentò il primo concreto tentativo moderno di edizione critica, ma risultò viziata dai metodi troppo empirici e meccanici adottati. Pur avendo un antecedente nello studio dell'antica tradizione manoscritta compiuto da Benedetto Varchi e da Vincenzo Borghini, nella scia della ‘vulgata' del Boccaccio, i curatori non si posero all'opera con un preciso criterio e con l'obbiettività scientifica necessaria per un lavoro di tale impegno. Molto spesso nella scelta delle lezioni da adottare prevalse l'arbitrio e il giudizio estetico” (M. Messina, Crusca, Accademia della, in: “Enciclopedia Dantesca”, 1970, s.v.).

 

Edit 16, CNCE1180; De Batines, I, p. 116; Mambelli, 51; Adams, D-110; Gamba, 392.


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