Le piacevoli, e ridicolose facetie di M. Poncino dalla Torre, Cremonese. Nelle quali si leggono diverse burle da lui astutamente fatte, di non poca dilettatione, e trastullo, a' lettori. Di novo ristampate con l'aggiunta d'alcun' altre, che nella prima impressione mancano

Autore: DALLA TORRE, Poncino (fl. 2nd half of the 16th cent.)

Tipografo: Cristoforo Draconi per Tommaso Vacchello

Dati tipografici: Cremona, 1585


In 8vo (mm. 143x94). Cc. [8], 86. Segnatura: *8 A-L8. Le carte bianche *7-8 sono presenti, mentre mancano le carte bianche finali L7-8. Marca tipografica al titolo, iniziali xilografiche. Cartonato posteriore. Bruniture ed aloni diffusi, piccolo segno di tarlo in un gruppo di carte che lede leggermente il testo, esemplare modesto.

Seconda edizione ampliata, dopo la prima del 1581, di questa raccolta di scherzi e brevi storie del notaio cremonese Poncino dalla Torre.

Commissionato, secondo la dedica, da un bibliotecario della città, Tommaso Vacchello, il libro contiene 47 facezie, ognuna delle quali prsenta sostanzialmente la stessa strutura. L'autore funge da narratore, che in ogni storia incontra personaggi che tentano in qualche modo di avere la meglio su di lui oppure vanno incontro a qualche tipo di disgrazia, di solito autoinflitta. Il narratore fa degli scherzi a questi personaggi, li ostacola con l'astuzia e l'arguzia, o con una combinazione delle due cose; oppure si limita a osservare la loro fine. Alla fine di ogni storia, c'è sempre una sorte di morale, di solito in forma di aforisma.

Le facezie, pur nella loro schematicità, offrono un prezioso spaccato degli usi e costumi della vita quotidiana cremonese, dalle storie di letti e uova a quella di un cristiano creduto ebreo. Si possono anche notare chiaramente i pregiudizi che il lettore è chiamato a condividere con il narratore: il bersaglio dello scherzo può essere un medico, un avvocato o un politico locale, ma è altrettanto probabile che sia un contadino, un ebreo o una donna. E sebbene le storie si concludano sempre con gli antagonisti che non subiscono danni duraturi, la morale tradisce i pregiudizi comuni sottintesi: gli ebrei della facezia 11 sono truffatori, le donne della facezia 26 sono disoneste, e così via. Nelle storie di Poncino si contrappongono due mondi: i cittadini e i non cittadini, e i perdenti sono sempre questi ultimi.

“Carattere comune delle facezie è quello di essere ambientate a Cremona e di avere l'autore come soggetto narrante. Dato il carattere delle narrazioni, la prontezza di spirito, l'argutezza e il saper ‘ben parlare' fanno risolvere a favore del Dalla Torre tutte le situazioni con derisione di chi con propria sventura si trova sulla strada del narratore. Questo testo è un prezioso ritratto d'epoca dove è possibile ritrovare i costumi, le tradizioni locali e la vita di tutti i giorni. Nelle quaranta [poi aumentate a quarantasette] facezie che compongono il testo c'è sempre un lieto fine e le burle non hanno mai conseguenze gravi. Il Dalla Torre godeva di uno status giuridico tale che si poteva permettere di prendere di mira non solo i contadini e gli ebrei, ma anche dottori, procuratori e perfino podestà […] Lo stesso atteggiamento denigratorio che colpisce gli ebrei, colpisce anche le donne, che nella facezia XXVI sono accusate di essere per natura leggere e poco oneste e quindi di ricevere ‘honeste burla di vergogna'” (G. Formichetti, Dalla Torre, Poncino, in: “Dizionario biografico degli Italiani”, vol. 32, p. 48).

Nulla si sa della vita dell'autore, di cui questa sembra essere l'unica opera. La presente edizione contiene sette facezie in più rispetto alla prima; altre edizioni postume apparvero fino al 1630 circa, tutte stampate a Venezia.  

USTC, 825353; Edit 16, CNCE15865.


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