La Semiramis tragedia di Mutio Manfredi il Fermo, Academico Innominato, Invaghito et Olimpico. [segue:] La Semiramis boscareccia di Mutio Manfredi.

Autore: MANFREDI, Muzio (1535-1608)

Tipografo: Comino Ventura

Dati tipografici: Bergamo , 1593

Formato: in quarto


Due opere in un volume in 4to (cm 18,7); pergamena floscia coeva con titolo manoscritto lungo il dorso e sul piatto anteriore (mancano i legacci, minimi danni al dorso, un po' sciolto); cc. (4), 92 + cc. (4), 67, (1), (1 di errata), (1 bianca). Il nostro esemplare, oltre alla citata errata, conserva anche un bifolio sciolto recante gli errori corretti sia della tragedia che della favola boschereccia. Entrambe le errate non risultano repertoriate in nessuna bibliografia. Marche tipografiche di due tipi differenti ai titoli. Testate e capilettera ornati. Alcuni fascicoli leggermente arrossati, ma bellissima copia marginosa nella sua prima legatura.
I) PRIMA EDIZIONE, dedicata da Nancy (1 maggio 1593) al cardinale Odoardo Farnese, di questa tragedia orribile in cinque atti in endecasillabi sciolti. «The climax of the Italian tragedy of blood may be illustrated by Muzio Manfredi's Semiramis... The plot was based on the semi-mythical history of the fabulous warrior-queen who succeeded her husband Ninus as ruler of Assyria and founded the city of Babylon. The scene is Babylon at the close of Semiramis' career. Ninus has been dead for some time, and their only son is now grown. Manfredi's principal model was Cinthio's Orbecche, but he also borrowed from Speroni's Canace and probably from Groto's Dalida» (M.T. Herrick, Italian Tragedy in the Renaissance, Urbana, 1965, pp. 206-207). Il Manfredi compose questo dramma sul tema del rapporto incestuoso tra madre e figlio intorno al 1583, curiosamente negli stessi anni in cui il giovane tragediografo spagnolo Cristà³bal de Virués, che si trovava allora in Italia, scriveva una tragedia sullo stesso soggetto, La gran Semà­ramis (1580 circa) (cfr. A. Giordano Gramegna, II sentimento tragico nella ''Semiramis'' di Muzio Manfredi e nella ''Gran Semiramis'' di Cristà³bal de Virués. Tecnica teatrale, in: ''Nascita della tragedia di poesia nei paesi europei'', Roma, 1990, pp. 301-321). Alla fine della tragedia vi è una serie di componimenti in lode dell'autore e dell'opera, scritti da vari autori, tra i quali ricordiamo Adriana Trivisani Contarini, Barbara Torelli Benedetti, Bernardino Baldi, Camillo Camili, Giuliano Goselini, Maddalena Campiglia, Stefano Guazzo, Torquato Tasso, Veronica Franco e molti altri (cfr. M. Manfredi-A. Decio, La Semiramis. Acripanda. Due regine del teatro rinascimentale, a cura di G. Distaso, Taranto, 2002, passim).
II) PRIMA EDIZIONE di questa pièce in versi sciolti endecasillabi e settenari, preceduta da un prologo pure in endecasillabi sciolti ed accompagnata da cori posti in chiusura di ciascuno dei cinque atti. Alla fine dell'ultimo atto vi è anche un ballo a Imeneo, che una nota indica di ripetere più volte prima dell'uscita di scena dei personaggi. Nella dedica (datata Nancy, 1 giugno 1593) al duca Ranuccio Farnese, il Muzio ricorda di aver inviato una copia manoscritta della sua favola boschereccia ad un principe milanese che gliene aveva fatto richiesta, ma che poi non gli aveva più dato risposta, benché egli si fosse detto disposto a recarsi nella città  lombarda per curarne personalmente la messa in scena. Aveva così deciso di darla alle stampe dedicandola a Ranuccio, fratello di Odoardo, cui era stata dedicata la tragedia omonima, considerando, tra le altre cose, anche l'affinità  tematica delle due composizioni teatrali. La favola si basa sulla storia d'amore fra la famosa regina Semiramide e il generale assiro Mennone. Letterato e poeta originario di Cesena, Manfredi risiedette per alcuni anni a Guastalla alla corte di Ferrante II Gonzaga. Nel 1591 si trasferì a Nancy al servizio di Dorotea di Lorena, duchessa di Brunswick. Membro, con il nome di ''Il Fermo'', dell'Accademia degli Innominati di Parma, di cui divenne principe nel 1580, fece parte anche dell'Accademia degli Invaghiti di Ferrara, di quella dei Confusi di Bologna e dell'Accademia Olimpica. Di lui abbiamo un Sogno amoroso (1596) e raccolte di madrigali (1587), rime (1575 e 1580) e lettere (1594) (cfr. Diz. Lett. It. Laterza, Roma, 1967, III, p. 478). Edit16, CNCE38297 e CNCE49300. Bregoli Russo, nr. 387 (1a opera). Clubb, nr. 584 (2a opera). Biblioteca Nazionale Braidense, Le edizioni del XVI secolo, I-Edizioni lombarde, Milano, 1981, nr. 40 e 41.


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