Mondi celesti, terrestri, et infernali, de gli Academici Pellegrini: composti dal Doni; mondo piccolo, grande, misto, risibile, imaginato, de pazzi, & massimo, inferno, de gli scolari, de malmaritati, delle puttane, & ruffiani, soldati, & capitani poltroni, dottor cattivi, legisti, artisti, degli vusrai [sic], de poeti & co[m]positori ignoranti

Autore: DONI, Anton Francesco (1513-1574)

Tipografo: Gabriel Giolito de Ferrari.

Dati tipografici: Venezia,   1562

Formato: in ottavo

In 8vo (mm. 148x95). Pp. [16], 430, [2 bianche]. Segnatura: *8 A-Z8 AA-DD8. Carta DD8 bianca. Marche tipografiche al titolo e al verso di carta DD7. Pergamena semirigida coeva, titolo manoscritto al dorso e al taglio inferiore. Al contropiatto anteriore ex-libris di Giovanni Puccinelli Sannini; al recto del risguardo libero timbro “Raccolta Weiss” e la nota manoscritta “206 libri Ant. 10”; al titolo nota di appartenenza anticamente cassata a penna e timbro a secco “FCZ Eredi Chiappelli Zdekauer” con riferimento alla collezione dell'incisore e pittore Francesco Chiappelli che nel 1920 sposò Maria Zdekauer, figlia di Ludovico Zdekauer, professore di storia di diritto romano all'Università di Macerata; al margine di carta D6v nota di mano posteriore; al verso dell'ultima carta nota coeva con un'invocazione in latino a Dio e ai santi e con il motto in italiano “il pecar he cosa humana / il perseverar e cosa diabolica”. Lievi aloni e qualche macchia alle prime carte, alcune carte un po' lente, ma nel complesso buona copia genuina nella sua prima legatura.

SECONDA EDIZIONE dei Mondi e degli Inferni del Doni, apparsi per la prima volta nel 1552 presso i torchi veneziani del Marcolini.

Più volte ristampata fino a Seicento inoltrato poi dimenticata, l'opera “segue la sorte dei suoi compagni di avventura letteraria, quei testi di viaggio nel paese d'utopia che vanno da Moro a Bacone, che conoscono gran curiosità e interesse per un secolo o poco più e poi si perdono, se non tutti la più parte. Sino alle soglie recenti di un'idea di modernità che non rifiuta l'attesa del buono o del meglio, il bagaglio della fiaba e della meraviglia, e il continuo andare, il viaggio, come curiosità e sete di conoscenza. Non senza qualche brivido di ragioni esistenziali, nella critica dell'attualità come malgoverno dei sentimenti o della ragione. Tutti elementi che il fecondo e fortunato Doni tiene assieme, mescolando fiaba e scrittura visionaria, polemica e moralismo con elegante disegno unitario. Lo schema narrativo è quello del viaggio (gli Accademici Pellegrini, insieme attori e narratori, si pongono lungo un cammino che va dal microcosmo a Dio, alla ricerca dei segreti posti oltre la luna, tra mondi reali e luoghi immaginati), la formula è quella del dialogo, le incursioni toccano la fiaba, la novella, l'incrocio di realtà e finzione, di inventato e realistico. Libro fortunato e dimenticato, mobilmente godibile e pieno di felici invenzioni” (A.F. Doni, I mondi e gli inferni, a cura di P. Pellizzari, con introduzione di M. Guglielminetti, Torino, 1994).

Il fiorentino Anton Francesco Doni fu uno dei più originali poligrafi del Cinquecento. Tipografo, poeta, scrittore, disegnatore, egli produsse bizzarri manoscritti e pubblicò opere stravaganti, spesso corredate da fantasiosi apparati iconografici (Zucca, 1551-‘52; Marmi, 1552; Mondi, 1552). Spirito polemico (violentissime le sue diatribe con Pietro Aretino e con Ludovico Domenichi) e girovago (soggiornò a Pavia, Milano, Piacenza, Venezia, Ancona e Pesaro, solo per citare i luoghi in cui dimorò più a lungo), si occupò con competenza ed originalità anche di critica d'arte (Disegno, 1549; Pitture, 1564). A lui si devono inoltre i primi saggi biobibliografici di autori italiani (Libreria, 1550 e Seconda libreria, 1551).

S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari, Roma, 1895, II, p. 144; C. Ricottini Marsili-Libelli, Anton Francesco Doni scrittore e stampatore, Firenze, 1960, 55; Gamba, 1369.


[8213]