Il viaggio fatto in Spagna, et in Francia, dal magnifico m. Andrea Navagiero, fu oratore dell'illustrissimo Senato Veneto, alla cesarea maesta di Carlo V. Con la descrittione particolare delli luochi, et costumi delli popoli di quelle provincie.

Autore NAVAGERO, Andrea (1483-1529).
Tipografo Domenico Farri
Dati tipografici Venezia, 1563
Prezzo 4.500,00

In 8vo (cm 14,2); legatura di inizio Settecento in piena pergamena rigida con titolo manoscritto al dorso, risguardi fissi in carta marmorizzata; cc. (4, di cui l'ultima bianca), 68. Carattere corsivo. Titolo un po' sporco, ma ottima copia.
RARA PRIMA EDIZIONE di questo interessante, quanto poco conosciuto documento di viaggio del primo Cinquecento.
Come ricorda il Farri nella dedica al marchese Lepido de Malaspini, l'autografo incompiuto dell'opera fu donato allo stesso Farri da Paolo Ramusio, il quale a suo volta lo aveva trovato tra le carte del padre Giovan Battista, morto nel 1557.
Dall'epistolario del Navagero, in particolare dalle cinque lettere che dalla Spagna egli inviò all'amico Giovan Battista Ramusio tra il 1525 e il 1526 e che furono pubblicate nel 1556 all'interno della raccolta curata da Girolamo Ruscelli e intitolata Lettere di diversi autori eccellenti, emerge con chiarezza che Ramusio non fu solo il detentore per un lungo lasso di tempo dell'autografo dell'opera (il motivo del mancato inserimento di quest'ultima nella raccolta di Navigationi et viaggi, apparsa tra il 1550 e il 1559, rimane un mistero), ma anche il committente, il destinatario e forse anche il correttore della stessa. Nelle lettere a lui indirizzate compaiono infatti ampi stralci del Viaggio, in cui solo i tempi dei verbi e i pronomi di luogo vengono modificati.
Appare altresì chiaro che Navagero compose, almeno a livello embrionale, un'opera che voleva porsi a metà  strada fra le relazioni degli ambasciatori, che era uffialmente proibito divulgare e erano per questo molto ricercate (in questo senso egli utilizzò sicuramente propri documenti ufficiali), e la manualistica di viaggio con i suoi tipici elenchi ed itinerari; e, nello stesso tempo, intendeva rispondere alle curiosità  del gruppo di umanisti con i quali era in stretto contatto e che, direttamente o indirettamente tramite il Ramusio, volevano ricevere da lui informazioni di prima mano non solo di natura geografica e politica, ma anche inerenti la botanica (in particolare per tutto quello che proveninva dal nuovo mondo), l'economia, la demografia, ecc.
L'editore Farri intuì perfettamente la molteplice natura del testo e fin dal titolo (il termine Viaggio, che è nominato espressamente dal Navagero in una lettera, viene spesso sostuito nella tradizione manoscritta dal termine Itinerario), pur mettendo in primo piano l'aspetto odeoporico, volle sottolineare il ruolo diplomatico ufficiale che l'autore aveva rivestito, per attirare l'attenzione del pubblico sugli aspetti segreti che quel ruolo comportava.
Il Viaggio si compone di due unità  testuali ben distinte. La prima parte è il resoconto privato del viaggio compiuto dal Navagero in Spagna come ambasciatore veneto e comprende la narrazione degli eventi che vanno dalla partenza da Venezia (1 maggio 1525) fino alla ripartenza e all'arrivo alla frontiera francese (30 maggio 1528). La seconda parte, più succinta, riguarda invece il soggiorno francese (egli visitò, solo per citare le città  più importanti, Bordeaux, Poitiers, Amboise, Orléans, Parigi e Lyon) e il rientro a Venezia il 24 settembre del 1528. Alla fine del volume vi è poi il ''ristretto'', forse spurio, unico dei para-testi del Viaggio a comparire tanto nell'edizione a stampa quanto nella tradizione manoscritta.
L'opera è ricchissima di notizie geografiche, cartografiche, fisiche, botaniche, zoologiche, ittiologiche, climatiche, etniche, urbanistiche, artistiche, archeologiche, epigrafiche, storiche, demografiche, economiche, finanziarie e linguistiche. Nella descrizione di Siviglia, per esempio, sulla scia degli interessi per il nuovo mondo dei sodali Fracastoro e Ramusio, Navagero si sofferma sugli oggetti, gli animali, le piante e gli uomini che d'oltreoceano entravano in Europa attraverso la porta d'accesso della città  andalusa (cfr. I. Melani, Per non vi far un volume. Andrea Navagero, gli amici tutti e la costruzione di un Viaggio: testi, contesti, mentalità , in: ''Rivista storica italiana'', vol. 119, nr. 2, 2007, pp. 515-604; R. Norbedo, Per l'edizione dell'Itinerario in Spagna di Andrea Navagero, in: ''Lettere italiane'', LII, 2000, pp. 58-73; C. Griggio, Andrea Navagero e l'Itinerario in Spagna (1524-1528), in: ''Miscellanea di studi in onore di Marco Pecoraro'', Firenze, 1991, vol. I, pp. 153-178).
Andrea Navagero, membro del patriziato veneziano, nel 1504 entrò a far parte del Maggior Consiglio, mentre ancora perfezionava gli studi classici cominciati sotto Marco Antonio Sabellico e poi terminati a Padova sotto Marco Musuro. Presso l'ateneo patavino, insime a Girolamo Fracastoro e Luca Gaurico, egli seguì anche i corsi di Pietro Pomponazzi.
Filologo, umanista ed apprezzato grecista (Ariosto lo nomina insiene al Musuro e al Lascaris tra i massimi cultori della lingua di Omero), Navagero collaborò a Venezia con Aldo Manuzio, per conto del quale curò l'edizione di alcuni classici latini, tra cui Cicerone, Quintiliano, Virgilio, Lucrezio e Orazio. Durante il soggiorno in Spagna egli raccolse vari codici, dai quali trasse nuove lezioni che furono pubblicate postume (postille a Cicerone e Terenzio, edite da Pier Vettori nel 1534). Nel 1516 fu nominato custode della biblioteca di San Marco e storiografo ufficiale della Serenissima. La sua storia di Venezia, che avrebbe dovuto continuare quella del Sabellico, rimase tuttavia a livello di abbozzo ed è andata quasi integralmente perduta.
Il 14 luglio del 1524 Navagero fu nominato, insieme ad Alvise Priuli, ambasciatore dapprima a Madrid, dove prendeva il posto di Gasparo Contarini, e successivamente in Francia. Il periodo della sua ambasceria fu particolarmente delicato perché egli dovette gestire la difficile situazione creatasi dopo la disfatta francese di Pavia (25 febbraio 1525), durante la quale il re e la nobiltà  di Francia furono fatti prigionieri dalle armate imperiali.
Egli fu amico e sodale di Pietro Bembo, Trifone Gabriele, Mario Equicola, Aldo Manuzio (che gli dedicò il proprio Pindaro del 1513), Giovanni Battista Ramusio, Girolamo Fracastoro, Gasparo Contarini, Baldassarre Castiglione (anch'egli in missione diplomatica in Spagna negli stessi anni) e Agostino Boeziano, insieme al quale fu ritratto in un celebre dipinto di Raffaello.
All'indomani della sua morte, che avvenne a Blois nel 1529, si diffuse la voce che Navagero avesse dato alle fiamme tutte le sue opere. Dal rogo si salvò solo quello che egli aveva lasciato a Venezia prima di partire per la Francia e che fu successivamente pubblicato dagli amici umanisti. Nel 1530 apparve una prima raccolta di carmina, tra cui il celebre Lusus. Nel 1545 fu dato alle stampe un piccolo nucleo di sue liriche all'interno delle Rime di diversi edite da Giolito nel 1545. La prima edizione completa delle sue opere apparve tuttavia a Padova solo nel 1718.
Navagero fu veicolo d'introduzione in Spagna della lirica petrarichista di matrice bembiana ed ebbe diretta influenza su autori come Garcilaso de la Vega e Juan Boscà n. Inoltre egli fu forse il traduttore in volgare del Sumario de la natural y general historia de las Indias di Gonzalo Fernandez de Oviedo, pubblicata dal Ramusio nel 1534, e delle Decadi di Pietro Martire d'Anghiera.
Edit16, CNCE49467. BMSTCItalian, p. 462.