Opere del Illustre et Excellentissimo Signor Nicolo da Corregia intitulate la Psyche & la Aurora. Stampate novamente, & ben correcte

Autore CORREGGIO, Niccol da (1450-1508).
Tipografo Giorgio Rusconi
Dati tipografici Venezia, 
Prezzo Venduto/Sold
Opere

In 8vo (mm 154x103). Carte [48]. Segnatura: A-F8. Carattere rotondo, prima riga del titolo in carattere gotico. Grande figura in legno al titolo raffigurante Amore e Psiche (la figura era già stata utilizzata da Rusconi nell'edizione del 1510, vedi più sotto); altra grande vignette in legno alla carta D3v, posta fra due cornici xilografiche, che raffigura Cefalo e Aurora (questo legno era invece già apparso nell'edizione delle Fabulae di Esopo stampata a Venezia da Manfredo Bonelli, il 1 gennaio del 1491, favola 51). La Fabula di Caephalo comincia alla carta D4r subito dopo la seconda vignetta. Legatura recente in pergamena antica tratta da un codice medievale scritto su due colonne e rubricato. Restauro al margine esterno delle ultime due carte che tocca lievemente il testo, comportando la perdita di 3 lettere, che sono state supplite a mano. Arrossature e bruniture sparse, ma nel complesso ottima copia.

Quarta edizione del Rusconi, dopo quelle del 1510, '13 e '15, e quinta in assoluto, considerando anche quella edita da Manfredo Bonelli nel 1507, di queste due importanti opere di Niccolò da Correggio, la Fabula di Psyche et Cupido e la Fabula di Cefalo, che furono ristampate anche nel 1518 da Giovanni Tacuino e nel 1521 da Niccolò Zoppino. In tutto, si ebbero quindi sette edizioni nel corso del primo Cinquecento, prima che i due testi finissero nell'oblio per molti secoli. Tutte le edizioni sopra menzionate apparvero senza l'autorizzazione dell'autore; nella presente edizione, in una nota indirizzata al lettore da un certo Corinthius, questi chiede perdono per aver stampato le due opere senza il permesso di Niccolò.

Di Niccolò da Correggio, a parte alcuni componimenti apparsi a stampa all'interno di raccolte antologiche di autori vari, solo il Dialogo d'amore, una raccolta di poesie per musica, era stato precedentemente pubblicato (Bologna, 1497-99 circa e Firenze dopo il 1500).

Nato e cresciuto alla corte ferrarese, Niccolò da Correggio divenne una delle figure chiave della rinascita del teatro classico voluto da Ercole I d'Este. Nel 1486, con la messa in scena di una versione italiana dei Menaechmi di Plauto, venne inaugurata quell'intensa attività scenica che fece di Ferrara un centro sperimentale per la ricerca teatrale. Un anno dopo, Niccolò scrisse la Fabula di Cefalo, una favola pastorale che fu messa in scena per la prima volta il 21 gennaio del 1487, in occasione del matrimonio di Lucrezia d'Este e Annibale Bentivoglio.

Rispetto all'Orfeo del Poliziano, rappresentato a Mantova nel 1471 e considerato come il primo drama pastorale del Rinascimento, il Cefalo si accosta maggiormente a quello che sarebbe diventata la favola pastorale fiorita nel corso del Cinquecento. “The Cefalo of Niccolò da Correggio, produced at Ferrara in 1487, was more like the pastoral plays that flourished in the sixteenth century; in fact, it contained many qualities that later appeared in the dramas of Giraldi Cinthio, Tasso, and Guarini. Like the Orfeo, it was based on a pagan myth, the story of Cephalus and Procris in Ovid. Unlike Politian's play, the Cefalo was divided into five acts, each act ending with a song or dance. The cast included shepherds, shepherdesses, satyrs, and the goddess Diana, who appeared as the dea ex machina.  The plot had already acquired romantic complications with emphasis on romantic love. Early in the action, Cefalo, who has become suspicious of Procri's fidelity, disguises himself as a merchant and makes love to his own wife. When Procri yields to his suit, Cefalo reveals himself and she flees in shame and terror. At the close of Act 4, Cefalo accidentally kills his wife during a boar hunt. In Act 5, however, Diana revives Procri and reunites her with her penitent husband. This way the play acquired the happy ending which was destined to rule the mature pastoral drama and tragicomedy of the sixteenth century” (M.T. Herrick, Tragicomedy. Its Origin and Development in Italy, France, and England, Urbana, IL, 1962, pp. 126-127).

“Con il Cefalo ci troviamo di fronte ad una delle più importanti testimonianze originali del dramma tardoquattrocentesco: il testo ci è stato conservato oltre che da un buon numero di edizioni a stampa cinquecentesche, anche dal cod. Add. 16.438 della British Library, che merita particolare attenzione in quanto raccoglie, insieme alla Fabula del Correggio, l'Orfeo del Poliziano... Della Fabula conosciamo anche sette edizioni della prima metà del Cinquecento. Dipendono tutte dalla prima, stampata, senza l'autorizzazione dell'autore, ‘In Venezia per Manfrino Bono de Monteferrato. A di X del Mese de Zuno del MCCCCCVII'. Nelle edizioni a stampa la Fabula è sempre accompagnata dal poemetto Psiche… La materia del Cefalo è suddivisa in cinque atti; un coro con funzione di intermezzo chiude ognuno di essi, ad eccezione del secondo, nel quale è sostituito da una egloga. Prevalente è l'ottava, mentre altre forme metriche compaiono specie nei cori e nelle parti liriche. Fonte della Fabula è il mito di Cefalo e Procri così come viene esposto da Ovidio nel libro VII delle Metamorfosi… Del mito di Cefalo e Procri, tuttavia, il Correggio non utilizza tanto la versione ovidiana quanto, piuttosto, una tradizione largamente diffusa e testimoniata da Servio e, più tardi, dai Mythographi Vaticani e infine da Boccaccio” (cf. P. Farenga, Correggio, Niccolò Postumo, in: “Dizionario Biografico degli Italiani” XXIX, 1983, s.v.).

In tutte le edizioni del Cinquecento, il Cephalo è stampato insieme alla Fabula Psiches et Cupidinis, un poema di 179 ottave, nel quale la vicenda apuleiana di Amore e Psiche è inserita in un contesto autobiografico. Il poeta pastore, disperato d'amore per la ninfa Florida, viene rincuorato da Cupido, che gli racconta della propria vicenda con Psiche. Nonostante l'intervento di Cupido, tuttavia, l'amore del poeta rimane alla fine non corrisposto. Il poema è dedicato ad Isabella d'Este, marchesa di Mantova.

Figlio di Niccolò, signore di Correggio, e Beatrice, figlia di Niccolò d'Este, Niccolò da Correggio nacque nel 1450 probabilmente a Ferrara. Dopo la morte di suo padre e la partenza di sua madre che si risposò, trasferendosi a Milano, Niccolò crebbe a Ferrara sotto la supervisione di suo zio, Borso d'Este, duca di Modena. Niccolò condivideva la signoria del Correggio con i suoi tre zii, Giberto, Manfredo e Antonio.

Lodato da Isabella d'Este, fin da piccolo Niccolò si distinse alla corte estense per le sue maniere squisite, la sua cultura e le sue abilità poetiche (aveva studiato con Paolo Antonio de' Beccari). Successivamente intraprese diverse missioni diplomatiche per conto degli Estensi: nel 1469 fece parte della delegazione che incontrò l'imperatore Federico III durante la sua visita a Ferrara; nel 1471, insieme a Matteo Maria Boiardo, accompagnò Borso a Roma per ricevere da Papa Paolo II l'investitura ducale di Ferrara; nel 1473, sempre con Boiardo, andò a Napoli e scortò Eleonora d'Aragona nel suo viaggio da Napoli a Ferrara, dove si recava per sposare il nuovo duca Ercole I d'Este.

Nel 1475 Niccolò entrò al servizio del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, ma nel 1478 tornò di nuovo nell'entourage di Ercole I, combattendo per lui durante la crisi causata dalla cospirazione dei Pazzi a Firenze. Negli anni seguenti, in seguito all'annessione degli Este della signoria di Correggio, Niccolò, pur mantenendo rapporti amichevoli con Ercole I, trovò un alleato in Lodovico il Moro, duca di Milano, che nel 1480 gli assegnò la contea di Castellazzo, vicino ad Alessandria. Durante la guerra tra Ferrara e Venezia, combatté dalla parte degli Estensi e fu catturato e poi rilasciato nel 1483. In seguito, per alcuni anni Niccolò godette di una vita tranquilla alla corte di Ferrara. In questo periodo scrisse il Cephalo e altri drammi il cui testo è ora perso.

Nel 1490 Niccolò decise di trasferirsi a Milano, dove viveva ancora la madre. L'anno seguente sua cugina Beatrice d'Este sposò Ludovico il Moro, un fatto che probabilmente confermò Niccolò nella sua decisione di rimanere a Milano. Nel 1492 fu inviato a Roma, insieme a Galeotto del Carretto e Giason del Maino, con il compito di dare obbedienza in nome del suo signore al nuovo papa Alessandro VI. Durante questo periodo trascorso a Milano, Niccolò scrisse il poema Silva e la Fabula Psiches et Cupidinis, ed intraprese molti altri compiti diplomatici per conto di Ludovico il Moro.

Nel 1495, quando il ducato di Milano decise di schierarsi con la lega antifrancese promossa dall'imperatore, dal papa e da Venezia, Ercole I rimase invece fedele al re di Francia Carlo VIII e Niccolò, trovandosi fra due fuochi, cercò di rimanere il più neutrale possibile, ma alla fine della Guerra, a causa di questo suo atteggiamento giudicato ambiguo, fu privato del feudo di Castellazzo e il contratto che lo legava al duca di Milano fu terminato. Nel 1497 Niccolò e sua madre furono inoltre costretti a lasciare Milano ed entrambi tornarono a Correggio.

Rientrato alla corte di Ercole I, nel 1501 Niccolò fece parte del gruppo di persone che accompagnarono Lucrezia Borgia a Ferrara per sposare Alfonso d'Este. Niccolò fu anche coinvolto nella risoluzione delle varie controversie e faide interne della famiglia Este. Ma negli ultimi anni della sua vita perse il favore del duca e morì nel 1508 solo e deluso.

Dopo la sua morte, Isabella d'Este e Lucrezia Borgia tentarono di mettere le mani sul manoscritto originale del Canzoniere di Niccolò, che era rimasto al figlio Gian Galeazzo, il quale tuttavia si rifiutò di farlo circolare prima che fosse rivisto. Al segretario di Niccolò, Antonio Valtellina, fu quindi affidato il compito di rivedere il testo, ma sfortunatamente questi morì poco dopo quello stesso anno. Il Valtellina ebbe però abbastanza tempo per copiare quello che è oggi il codice Harleian 3046 della British Library, il quale contiene 400 poesie di Niccolò e, dopo la perdita dell'originale, rappresenta oggi il documento più autorevole sulla produzione poetica di Niccolò.

Edit 16, CNCE13534 (4 copie); Sander, nr. 2216; Essling, nr. 1570; L. Gasperoni, Gli annali di Giorgio Rusconi (1500-1522), Manziana, 2009, p. XL and nr. 68; Niccolò da Correggio, Opere: Cefalo, Psiche, Silva, Rime, A. Tissoni Benvenuti, ed., Bari, 1969, p. 508; A. Tissoni Benvenuti & M. P. Mussini Sacchi, eds., Teatro del Quattrocento. Le corti padane, Turin, 1983, pp. 199-255; E. Faccioli, Il teatro italiano, I, Dalle origini al Quattrocento, Torino, 1975, pp. 467-507.

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