Stanze pastorali, del conte Baldesar Castiglione, et del signor Cesare Gonzaga, con le rime di Anton Giacomo Corso

Autore CASTIGLIONE, Baldassarre (1478-1529)-GONZAGA, Cesare (ca. 1475-1512)-CORSO, Anton Giacomo (fl. mid 16th cent.).
Tipografo Aldus Manutius' heirs [Aldus Manutius' heirs]
Dati tipografici Venice, 
Prezzo Venduto/Sold
Stanze pastorali, del conte Baldesar Castiglione, et del signor Cesare Gonzaga, con le rime di Anton

In 8vo (mm. 151x102); mezza pergamena del Settecento con tassello e titolo in oro al dorso; cc. 112, [8, di cui l'ultima bianca: Tavola di tutta l'opera]. Segnatura: A-P8. Marca tipografica aldina al titolo. Carattere corsivo. Sul contropiatto anteriore ex-libris Galletti-Landau (37152-37153) e nota manoscritta “Aldini N. 9 A=6”. Ottimo esemplare, solo a tratti lievemente fiorito.

RARA PRIMA EDIZIONE dell'egloga Tirsi scritta da Baldassarre Castiglione in collaborazione con il cugino Cesare Gonzaga. L'egloga, in ottave, fu rappresentata per la prima volta alla corte di Urbino per il carnevale del 1506 e lo stesso Castiglione vi prese parte, recitando nel ruolo del pastore Jola. Benché la moresca e le meraviglie metamorfiche e coreutiche del Tirsi siano proprie dell'azione scenica, la ricchissima tessitura di citazioni (da Teocrito a Virgilio, dai bucolici latini minori a Dante, da Petrarca a Boccaccio, da Poliziano a Sannazzaro) e la struttura prevalentemente monologica ne fanno un testo fondamentalmente per sola lettura, in cui l'allusività a situazioni e personaggi della ambiente di corte sanciscono una sorta di rito autocelebrativo e autoreferenziale (cfr.  C. Vela, Il Tirsi di Baldesar Castiglione e Cesare Gonzaga, in: “La poesia pastorale nel Rinascimento”, a cura di S. Carrai, Padova, 1998, pp. 245-292).

Il volume, edito per le cure Anton Giacomo Corso, contiene anche le Rime di quest'ultimo. Nella dedica al cavaliere Francesco Bernardo, il Corso ricorda di aver tratto l'egloga del Castiglione da carte manoscritte che aveva in custodia da molti anni. Alla fine del libro si trova una lettera del Corso indirizzata al cantante Belliardo Bellliardi.

Una selezione di rime del Corso, che nel corso della propria carriera letteraria prese parte a più riprese con suoi componimenti ad antologie poetiche del tempo (Arrivabene, 1550; Dolce, 1556 e 1564-65; Giolito, 1548; Parabosco, 1555; Ruscelli, 1565; cfr. J. A. Molinaro, A Bibliography of sixteenth-century Italian Verse Collections in the University of Toronto Library, Toronto, 1969, ad indicem), era già apparsa nel 1550 presso i torchi veneziani di Comin da Trino. Una rapido confronto fra le due edizioni mostra che la struttura e l'ordinamento dei testi non corrisponde, solo alcuni componimenti sono presenti in entrambe le raccolte ed anche la sezione finale di sonetti di autori diversi al Corso con sua risposta contiene nomi diversi. Nell'edizione aldina figurano Ferrante Carafa, Domenico Venier, il Conte Vinciguerra Collalto, Girolamo Parabosco e Ludovico Dolce. Tra i destinatari dei componimenti del Corso ricordiamo, tra gli altri, Giovanni Battista Brembato, Giovanni Battista Susio, accusato di plagio, Andrea Navagero, Giuseppe Horologi, Alessandro Contarini, Daniele Priuli, Bartolomeo Vitturi, Girolamo Parabosco, Ludovico Dolce, Sebastiano Erizzo, Giovanna d'Aragona, Girolamo Molino, Pietro Nani.

Nato a Casatico (Mantova) nel 1478, B. Castiglione studiò a Milano alla scuola di Giorgio Merula e del Calcondila. In seguito alla morte del padre, nel 1499 tornò a Mantova al servizio di Francesco Gonzaga. Tra il 1504 e il 1513 fu alla corte di Urbino, che ospitava anche Pietro Bembo, prima presso Guidobaldo da Montefeltro, poi presso Francesco Maria della Rovere. Nel 1513 fu inviato a Roma in qualità di agente diplomatico. Presso la corte di Leone X ebbe modo di frequentare il cardinal Bibbiena, per il quale scrisse il prologo della Calandra (1513), nuovamente Pietro Bembo e soprattutto Raffaello, che gli fece uno splendido ritratto e lo introdusse nell'ambiente dei circoli pittorici. Nel 1516 rientrò a Mantova e si sposò con Ippolita Torelli. Dopo soli quattro anni rimase vedovo e nel 1521 abbracciò lo stato ecclesiastico. Nel 1524 fu nominato nunzio pontificio in Spagna. Dopo il sacco di Roma del 1527, fu accusato dal papa di aver malgestito i rapporti con l'imperatore, ma poco dopo fu riabilitato. Morì a Toledo l'8 febbraio del 1529. Politico, diplomatico, uomo d'arme e letterato, Castiglione scrisse varie rime latine e volgari che, dopo la sua morte, apparvero disseminate nelle principali antologie poetiche del Cinquecento. La sua fama è tuttavia soprattutto legata al trattato dialogico il Cortigiano, che fu pubblicato nel 1528 a Venezia dagli eredi di Aldo Manuzio per interessamento del Bembo (cfr. P. Burke, Le fortune del Cortegiano. Baldassarre Castiglione e i percorsi del Rinascimento europeo, Roma, 1998, passim).

Edit 16, CNCE10082. Adams, C-945. A.A. Renouard, Annales de l'Impremerie des Alde, Paris, 1834, pp. 157-158. 

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