Hexametri Odae et Epigrammata - Carmina.

Autore VALERIANO, Giovanni Pierio (Giovanni Pietro Dalle Fosse, 1477-1558) (legato con:) LAMPRIDIO, Benedetto (m. 1540)-AMALTEO, Giovanni Battista (1525-1573).
Tipografo Gabriele Giolito de' Ferrari e Fratelli
Dati tipografici Venezia, 1550
Prezzo 800,00

Due opere in un volume in 8vo. Legatura del XVIII secolo in piena pelle, dorso a cinque nervi con titolo in oro, tagli rossi, risguardi in carta marmorizzata (piccola macchia sull'angolo inferiore del piatto anteriore). Qualche lieve alone, ma nel complesso bella copia.
(I) PRIMA EDIZIONE, dedicata a Caterina de' Medici, della più completa raccolta di componimenti neolatini del Valeriano apparsa durante la sua vita. Ogni sezione dell'opera si apre con una breve introduzione del tipografo Gabriele Giolito, che alla carta 33v conferma la partecipazione attiva dell'autore nella cura editoriale della collezione: «Quae quidem opuscula Pierius iuvenis admodum ediderat, mox diligentius recognoverat, putavi ea non abiicienda atque, ita ut recognita erant, aliis adiungi iussi». Il volume si apre con un lungo componimento georgico, De milacis cultura, dedicato ad Alessandro de' Medici, che tratta della coltivazione della smilace indiana. In vari versi egli commemora poi gli amici e i colleghi conosciuti a Venezia, Roma e Padova: innanzitutto i membri della famiglia Medici; quindi il suo insegnante a Belluno Giosippo Faustino; il poeta latino Pietro Corsi; il nobile protettore romano di umanisti Pietro Mellini; il celebre umanista veneziano Ermolao Barbaro; il poeta Andrea Marone; Andrea Gritti; l'umanista veronese Dante il Terzo Alighieri; Alberto Pio di Carpi; Giovanni Francesco e Giovanni Battista della Rovere; il cardinal Bernardo Dovizi da Bibiena; l'umanista veneziano Marcantonio Sabellico; il cardinal Girolamo Aleandro; i poeti Girolamo Bologni e Aurelio Augurelli; l'erudito Theodorus Gaza; il professore di greco a Roma Agosto Valdo; l'umanista Blosio Palladio; il nobile veneziano Girolamo Donà , cui il Valeriano dedicò la sua prima raccolta poetica; il poeta e soldato Michele Marullo; l'anatomista Gabriele Zerbi, che fu ucciso dai Turchi; l'erudito Aulo Giano Parrisio; l'umanista e professore patavino Giovanni Calfurnio; e molti altri (cfr. J. Haig Gaisser, Pierio Valeriano on the Ill Fortune of Learned Men. A Renaissance Humanist and His World, Ann Marbor, MN, 1999, pp. 261-330; inoltre P. Pellegrini, Pierio Valeriano e la tipografia del Cinquecento, Udine, 2002, pp. 85-91). Il Valeriano, originario di Belluno, fu nipote dell'illustre grecista Urbano Dalle Fosse (Bolzanio). Questi nel 1493 lo condusse con sé a Venezia. Qui fu introdotto, come egli stesso ricorda nel poema In sodales (Praeludia, 1509), nel circolo di Aldo Manuzio, che comprendeva vari suoi associati e collaboratori (Paolo da Canal, Andrea Navagero, Trifon Bisanti, Andrea Marone, Girolamo Borgia), ed ebbe come maestri il Valla, il Lascaris e il Sabellico, il quale gli suggerì di adottare il nome di Pierio Valeriano. Verso il 1500 si trasferì per motivi di studio a Padova. Nel 1509, in seguito all'invasione di Venezia da parte delle truppe della Lega di Cambrai, si rifugiò a Roma, dove divenne un protetto di papa Leone X, che gli affidò l'istruzione dei nipoti, Ippolito ed Alessandro. Nell'agosto di quell'anno a Roma publicò i Praeludia, la sua prima raccolta poetica. Ricoprì inoltre diverse cariche nell'ambito della chiesa e fu per un certo periodo membro dell'Accademia Pontaniana di Napoli. Dal 1537 si ritirò a Belluno, dedicandosi agli studi e alla redazione del suo capolavoro, i Hieroglyphica (Basilea, 1556), sorta di summa del sapere rinascimentale sui geroglifici. Pubblicò inoltre diverse collezioni di versi neolatini e importanti scritti filologici (cfr. G. Fiocco, Il ritratto storico di Pierio Valeriano, in: ''Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore'', XXXIII, 1972, pp. 1-6; inoltre G. Bustico, Due umanisti veneti: Urbano Bolzanio e Piero Valeriani, in: ''Civiltà  moderna'', 4, 1932, pp. 86-103). Edit16, CNCE27007. S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari da Trino, stampatore a Venezia, Roma, 1890-1897, II, 301- 302. A . Buzzati, Bibliografia bellunese, Venezia, 1890, p. 12, nr. 16. P. Pellegrini, op.cit., pp. 156-157, nr. XXIV.
(II) PRIMA EDIZIONE. Considerato dai suoi contemporanei come un novello Pindaro, Benedetto Lampridio fu abilissimo versificatore e sperimentatore nella lingua latina ed effettivamente fu il primo poeta italiano a cimentarsi con successo nella metrica pindarica (cfr. C. Maddison, Apollo and the Nine: A History of the Ode, Baltimore, MD, 1960, pp. 105-109). Nato poco prima del 1500, Benedetto Lampridio fu educato a Padova da Marco Musuro. Nel 1513 giunse a Roma e divenne uno degli insegnanti del Collegio dei Greci. La scuola, che fu fondata su iniziativa di Leone X, aveva sede nella casa di Angelo Colocci sul Quirinale e richiamò a Roma il Musuro e il celebre grecista Giovanni Lascaris, cui è dedicato un lungo componimento della presente raccolta. Lampridio fu inoltre coinvolto nei progetti di Leone X per lo sviluppo di una stamperia a Roma che potesse rivaleggiare con quella veneziana di Aldo Manuzio. La prima opera uscita dai torchi della neonata tipografia furono, nel 1515, le Odi di Pindaro accompagnate da un epigramma elogiativo in greco dello stesso Lampridio. Questi nel 1521 lasciò Roma per andare ad insegnare greco a Padova, dove tra i suoi allievi ebbe anche Michel de l'Hospital e il figlio di Pietro Bembo. Nel 1536 divenne precettore di Francesco Gonzaga, figlio del duca di Mantova Federico. Le odi del Lampridio sono di grande interesse sia dal punto di vista metrico per la magistrale imitazione del modello pindarico, sia per la ricchezza di informazioni storiche che contengono. Esse ci illustrano la vita letteraria romana dai primi anni del pontificato di Leone X fino alla ricostruzione della città  da parte di Paolo III dopo il sacco del 1527. La più lunga ed elaborata delle odi è quella sulla villa di Pietro Mellini, che contiene anche vivaci descrizioni dei circoli letterari romani del tempo (cfr. S.P. Revard, Lampridio and the Poetic Sodalities in Rome in the 1510a and 1520s, in: ''Acta Conventus Neo-Latini Bariensis, Bari, 1994'' , Tempe AZ, 1998, pp. 499-507). Pierio Valeriano nella sua opera cita più volte Lamprido e, in particolare, in un epigramma scherzoso degli Hexamentri (c. 126v) indirizzato alla sodalitas poetica patavina, lo nomina fra le otto Muse, cui egli vorrebbe aggiungersi come nona Musa. Alla fine del volume si trovano stampati per la prima volta alcuni versi di Giovanni Battista Amalteo. Questi si formò a Padova, dove ebbe modo di conoscere Pietro Aretino, Sperone Speroni, Paolo Manuzio e Girolamo Fracastoro. Dopo vari incarichi diplomatici ed un lungo viaggio attraverso l'Europa, fu designato segretario della Repubblica di Ragusa, ma presto si trasferì a Roma, dove entrò al servizio di Carlo Borromeo e fu nominato ciamberlano di papa Pio V. I presenti versi, che furono pubblicati senza l'autorizzazione dell'autore, rappresentano gli unici componimenti latini dell'Amalteo pubblicati durante la sua vita (cfr. L. Berra, Un umanista del Cinquecento al servizio degli uomini della controriforma, in: ''L'Arcadia'', I, 1917, pp. 20-48). Nella presente copia la dedica in latino di Lodovico Dolce è indirizzata a Bernardo Zane. Alcuni esemplari recano invece una dedica in italiano a Collatino da Collalto (cfr. S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari da Trino, stampatore a Venezia, Roma, 1890-1897, I, p. 288). Edit16, CNCE45474. S. Bongi, op. cit., I, pp. 288-289.