Lettera scritta dall’Italia alla s.ta di n. sig.re Papa Paulo V. Di “V. Beatitudine Fedelissima, Devotissima & Ubidientissima Serva la tormentata, e lacerata Italia”. Stampata probabilmente a Venezia nel 1617 (a carta B3r si legge: “Data dal Giardin del Mondo il 1° maggio 1617”)

Autore: VENEZIA-DUCA DI OSSUNA

Tipografo:

Dati tipografici: Venezia, 1617

Formato: in quarto

In 4to (mm 208x150). Cc. [8]. Segnatura: A-B4 (bianche le carte B3v e B4). Cartonato posteriore muto.  Note manoscritte al margine inferiore del contropiatto anteriore e nota manoscritta al margine superiore del recto del riguardo anteriore (“Edizione che ha nella prima pag. del testo nella lin. 4. dopo l'intitolazione la parola accorcezza invece di accortezza”). Nota di possesso vergata al titolo: “Alessandro Volpi”. Lievissimo alone al margine inferiore delle carte, mancanza all'angolo inferiore esterno della c. B2 che tuttavia non interessa il testo, lievissime fioriture. Ottima copia.

Interessante requisitoria di autore certamente veneziano, violentemente antispagnola, in cui si accusa la nazione iberica di cercare di influenzare pesantemente la politica italiana a suo favore, soprattutto contro Venezia e il Papa stesso.

Un invito accorato rivolto al pontefice a fuggire gli inganni di quella “Barbara natione” che “non tende ad altro fine, che a levare gli amici a Santa Chiesa e dominare il mondo”.

L'autore racconta della politica aggressiva e senza scrupoli degli Spagnoli, dalle contese del Monferrato alla guerra degli Uscocchi, nella quale il duca di Ossuna, vicerè di Napoli in quegli anni, prese parte muovendosi abilmente ai danni dei Veneziani e turbando cosi “la pace del Colfo”.

La Spagna, “perniciosa Monarchia minacciante la revolutione, di tutta Italia”, fino a quando dureranno “le miniere d'oro delle indie” e potrà avvalersi dei “più fieri e mortiferi veneni del mondo” non cesserà di agire per soggiogare l'Italia.

Catalogo unico, IT/ICCU/TO0E/0022449; British Library, Catalogue of seventeenth-century Italian books, I, p. 483.

 

[si offre insieme:]

 

Risposta alla lettera scritta contro la Serenissima Repubblica di Venetia, dal sig. Duca di Ossuna vicerè di Napoli alla S.tà di nostro Sig. Papa Pavlo V. Prima [-Seconda]. Stampata probabilmente a Venezia nel 1617 (cfr; luogo e data della lettera alla carta B4r, dove si legge: “Data lì 30 Maggio del 1617”. Nessun dato tipografico relativo alla seconda lettera.

Due opuscoli in 4to rilegati insieme (mm 208x150). Cc. [8]; [4]. Segnatura: A-B4 (bianche le carte A1v- B4v); A4 (bianca la carta A4v). Cartonato posteriore muto. Segnature manoscritte al contropiatto anteriore e nota manoscritta al margine superiore del recto del risguardo anteriore (“Seconda edizione di questa lettera come lo dimostra la parola prima in fine del titolo la quale manca nell'altra edizione, che deve credersi fatta avanti che fosse pubblicata la seconda. V. le differenze notate nell'altra edizione”). Nota di possesso manoscritta al verso del titolo della prima lettera e al margine inferiore del titolo della seconda (“Alessandro Volpi CC”). Timbro antico alla carta B4r. Lievi aloni e fioriture. Piccolo strappo al margine sterno della prima carta. Ottima copia.

Lettera indirizzata al duca di Ossuna in difesa della Serenissima da un “gentil homo della Repubblica” di Venezia.

Il duca di Ossuna (1574-1624) fu un politico e militare spagnolo che con una proficua attività piratesca in Sicilia alle spalle, divenne viceré di Napoli dal 1616 contendendosi coi Veneziani il dominio dell'Adriatico.

La Spagna infatti, già padrona del Regno di Napoli, della Sicilia, della Sardegna e del Ducato di Milano ambiva ad estendere in Italia la propria dominazione con la conquista dei territori soggetti alla Repubblica Veneta.

Nella lettera “Prima” l'anonimo autore prende le parti dei veneziani che mal tollerano l'atteggiamento prepotente dell'Ossuna e lo accusa di aver violato la neutralità dell'Adriatico a mezzo di aggressioni armate, agendo di propria iniziativa e senza la diretta approvazione del re Spagnolo “operando” cioè “in contrario della sua volontà, & del suo prudentisimo Conseglio”.

Si fa qui riferimento a una serie di atti di pirateria mossi dall'Ossuna ai danni della flotta veneziana nella primavera del 1617, che furono estranei alla guerra in corso e interessarono navi mercantili con carichi di grande valore. La “cupidigia e l'odio che portate ai Venetiani vi ha spinto a mandar fuori questi vostri vasselli in Colfo”.

L'autore poi risponde alle accuse che mettono in dubbio la cattolicità della repubblica di Venezia, argomento assai delicato per i Veneziani in virtù del difficile rapporto che li lega al papato fin dalla fondazione della Repubblica.

Risaliva al 1606 l'interdetto lanciato da Paolo V alla Serenissima e la cacciata dei Gesuiti dalla Repubblica. L'autore cita l'episodio dichiarando che nemmeno un fatto come quello ha tuttavia potuto “fa perder il rispetto al Papa” per “la Serenissima Repubblica di Venetia” che “fa quello che le conviene verso il Pontefice, et l'onora come fanno gli altri principi Christiani veri Cattolici”.

Anche nella lettera “Seconda”l'autore riprende punto per punto le calunnie esposte dall'Ossuna a Papa Paolo V, in difesa di Venezia.

Accusa il duca e gli spagnoli di non essersi attenuti per “l'ingordigia di avanzare la condizione nel Regno di Italia” agli accordi che regolavano i traffici nell'Adriatico, depredando vascelli carichi di preziose mercanzie. L'autore sottolinea l'incoerenza dell'Ossuna nell'accusare i Veneziani di fraternizzare con eretici e turchi “persone, che i Sacri Canoni comandano, siano cacciate da' Prencipi Cattolici dalli Dominii loro”, quando senza farsi alcuno scrupolo egli stesso offre protezione gli Uscocchi, “nazione così assassina, e così empia”.

Gli Uscocchi furono una popolazione costituita da cristiani cattolici, originaria dei Balcani e riversatisi sulle coste del Mare Adriatico per sfuggire all'avanzata dei Turchi.

Inizialmente famosi per le loro operazioni di feroce guerriglia contro i Turchi, finirono poi col dedicarsi alla pirateria saccheggiando  tutte le navi che attraversavano la loro regione. La presenza delle Uscocchi rappresentava quindi, una tensione quotidiana nelle vite degli abitanti delle città e degli insediamenti veneziani istriani.

Anche in questa lettera l'autore si trova a dover rispondere in merito alla cattolicità dei Veneziani, cercando da un lato di mettere in cattiva luce la mala condotta del loro accusatore, che ben poco ha di cristiano, dall'altro di rimarcare, nonostante episodi quali la cacciata dei Gesuiti, come la religione dei Veneziani sia indiscutibilmente quella Cattolica, “non Spagnuola, mà Apostolica”.

Cfr. G. Coniglio, Il Duca di Ossuna e Venezia dal 1616 al 1620, in: “Archivio Veneto”, anno LXXXIV, I serie, Venezia, 1955, nn. 89-90.

Catalogo unico, IT\ICCU\TO0E\002447 e IT\ICCU\TO0E\002448.


[8818]