Palazzi di Roma de più celebri architetti disegnati da Pietro Ferrerio pittore et architetto. Libro primo [-secondo]
Autore: FERRERIO, Pietro (c. 1600-1654)-FALDA, Giovanni Battista (1643-1678)
Tipografo: Si vendeno per Gio. Giacomo Rossi all'insegna di Parigi alla Pace
Dati tipografici: [Roma], [1655-1691]
Due parti in un volume in folio oblungo (mm. 370×475). Il volume contiene in totale 106 tavole calcografiche accompagnate da didascalie in italiano. 101 tavole (di cui una pieghevole composta da due tavole separate), compresi i due frontespizi incisi, provengono dalla serie I Palazzi di Roma. 5 tavole, convenzionalmente considerate parte della serie (la mappa del Collegio Romano, la mappa di Villa Borghese, il palazzo del Principe Chigi, palazzo Bolognetti e uno dei due palazzi Corsini) non sono presenti e sono state sostituite da 5 tavole pieghevoli non pertinenti ma sempre provenienti dai torchi di Giovanni Giacomo de Rossi (Colonna Traiana, Colonna Antonina, Obelisco Vaticano, Obelisco Lateranense e Obelisco di Santa Maria Maggiore). La prima parte è dedicata al cardinale Antonio Barberini, la seconda al cardinale Camillo Massimo. Il titolo della seconda parte recita: Nuovi disegni dell'architettura e piante dei palazzi di Roma dei più celebri architetti, disegnate e intagliate da Gio. Battista Falda. Rilegatura moderna in marocchino nocciola con dorature ai piatti e al dorso, tagli antichi a spruzzo, conservato in cofanetto di cartone marmorizzato. Alcune macchioline e fioriture occasionali, bordo destro dell'ultima carta smarginato per circa 10 mm, ma bella copia, molto fresca, con le tavole ottimamente impresse.
Nonostante la rilegatura recente, le tavole pieghevoli sostitutive fanno parte di questo volume sin dall'inizio, come dimostrano i tagli antichi e la vecchia numerazione manoscritta delle tavole. Le tavole dei Palazzi di Roma sono in prima tiratura prima della numerazione. La prima tiratura è riconoscibile anche dalle didascalie sulle tavole che attribuiscono ancora la proprietà del palazzo situato in Piazza S. Marco nel Rione della Pigna alla famiglia d'Aste, palazzo che sarebbe stato successivamente acquistato dal marchese Rinuccini; o sulla tavola di Palazzo Caffarelli, successivamente acquistato da G.A. Coltrolini; o ancora sulla tavola di Palazzo Mattei, acquistato nel 1682 da G.F. Negroni. Due delle tavole non incluse nel volume, la mappa del Collegio Romano e la mappa di Villa Borghese (incise da Antonio Barbey su disegno di Carlo Quadri), furono aggiunte alla serie da Domenico de Rossi, erede di Giovanni Giacomo de Rossi, solo dopo il 1691.
“This is the first publication to provide systematic, measured, and uniformly scaled illustrations of Roman palaces built in the fifteenth, sixteenth, and seventeenth centuries. By focusing exclusively on the palace, this book becomes a compendium of exempla, not only illustrating the great houses of a very special city, but also establishing the typology of the residential palace. Thus the book is of great documentary value, even though the illustrations do not aspire to high aesthetic achievement […] This trendsetting book on Roman palaces is divided into two parts. Ferrerio was the author of most of the illustrations in the first part, except for one sheet engraved by Giovanni Battista Falda, who was also responsible for forty of the sixty sheets of the second part. While Falda's work and successful career as an engraver associated with the Roman publisher Giovanni Giacomo de Rossi have been amply documented, much less is known about Ferrerio, who seems to have practiced as an architect and engraver, and whose principal claim to recognition is this album of palace illustrations. He was a member of the Accademia di San Luca, where he was a registered member in 1634 […] The illustrations in this collection demonstrate that Ferrerio was closely focused upon his work. He uses an unadorned style of representation, showing the chosen palaces in line drawings in plan, section, and elevation. Cross-hatching in the elevations is reserved for window and door openings, while in the sections cross-hatching is used to represent depth of space. An engraved line tightly frames the engraved illustrations, and the regularity and consistency of the representational style is as remarkable as the uniformity with which it presents the palace facades, which are especially striking in the austerity of their disciplined composition. The symmetry and regularity of the facades is not matched by the plans, however; these show mostly the piani nobili, which illustrate less ideal conditions. The irregularities that emerge in the plans show that in many cases the palace had originated as a collection of multiple buildings, rather than newly planned and consistently realized construction. Ferrerio's plans are not always accurate, although the individual cases are difficult to prove with certainty given the constant work and alterations that these buildings were subject to over time. Each of the two parts is dedicated to a high-ranking prelate: part 1 to Cardinal Antonio Barberini and part 2 to Cardinal Gamillo Massimi. The dedication to Cardinal Antonio contains significant references to festival settings and theatrical events. The dedication claims that Roman buildings form a theater of glory that resounds with applause at the happy return of the cardinal. The cardinal had gone into voluntary exile in France after the death of his uncle and protector, Pope Urban VIII Barberini, in 1644 and returned to Rome in 1655, the year of publication of the first part of Palazzi di Roma […] Though all the chosen palaces are represented in elevation, full treatment in section and plan is provided only for a select few. In the first part, Palazzi Farnese, Madama, Medici, Cesi, Alessandrino, Spada, Colonna, and the Collegio Romano are shown in plan. Many of the sheets are endowed with a scale, but the buildings are shown isolated, without any urbanistic context. In the second part, while all palaces are shown in elevation, Palazzo Farnese in Caprarola, the extension of Palazzo Quirinale, Palazzi Nerli, Crescenzi, d'Este, Borghese, d'Aste, Falconieri, Silvestri, Giustiniani, Sacchetti, Lancellotti, Mellini, and Santo Spirito are also illustrated with a plan. In addition, Palazzi Farnese, Quirinale, and Santo Spirito are shown in section, thus illustrated in the three academically correct representational modes. This album is the result of the unprecedentedly ambitious publication policy of the print dealer Giovanni Giacomo de Rossi. The engravings in the second part of the book, by Falda, are part of the younger artist's apprenticeship work for de' Rossi […] A celebratory historical approach, Ferrerio's book effortlessly shows off the copiousness of Roman residential architecture. The work of Renaissance architects receives slightly more attention than that of contemporary designers: there are eleven architects in the first part and seven in the second part with a total of twenty-five buildings; there are eleven mannerist and proto-baroque masters with twenty buildings, and nine baroque masters with thirteen buildings. Nine masters are represented in both parts of the work: Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini, Giacomo Barozzi da Vignola, Domenico Fontana, Giacomo della Porta, Francesco Borromini, Baldassare Peruzzi, Carlo Maderno, and Girolamo Rainaldi. The illustration of these palaces would seem to fulfill several interests of architects and patrons of architecture. With its accurate elevations and plans, the book documents the individual palace and suggests models for palace construction. By providing a compendium of Roman palaces, the book illustrates the wealth of the city's patrician families, implicitly lauding the investment practiced by their predecessors” (The Mark J. Millard Architectural Collection, Volume IV: Italian and Spanish Books, Fifteenth through Nineteenth Centuries, Washington DC-New York, 2000, pp. 136-140).
Poco si sa della vita di Pietro Ferrerio. Attivo a Roma nella prima metà del XVII secolo, tra il 1634 e il 1653 fu inserito nell'elenco dei pittori e architetti dell'Accademia di San Luca. Ferrerio è ricordato in particolare per il primo libro della collezione di stampe “Palazzi di Roma dei più famosi architetti”. L'opera fu iniziata da Ferrerio intorno al 1638. Mentre Falda progettò e incise il secondo libro, il nome dell'incisore del primo libro è sconosciuto: Ferrerio firmò le tavole solo come disegnatore. Morì a Roma il 10 marzo 1654 (cfr. E.M. Stella, Ferrerio, Pietro, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 46, Roma, 1996, s.v.).
Giovanni Battista Falda nacque nei pressi di Vercelli nel 1643. All'età di 14 anni fu mandato a Roma e affidato alle cure di uno zio che lo raccomandò a G.L. Bernini. Tuttavia, fu l'incontro con lo stampatore G.G. De Rossi, che aveva bottega in Piazza della Pace, a segnare una svolta nella carriera artistica di Falda. De Rossi orientò il suo talento verso l'arte dell'incisione e completò la formazione culturale di Falda mettendolo in contatto con molte personalità artistiche emergenti, come F. Borromini e Pietro da Cortona, dai quali Falda apprese le regole della prospettiva e dell'architettura. Nella bottega di De Rossi poté anche apprezzare il lavoro di grandi incisori come J. Callot, S. Della Bella e I. Silvestre. All'età di vent'anni circa, dopo aver completato il suo apprendistato, Falda fu accolto calorosamente alla corte papale, tanto che Alessandro VII gli affidò il compito di progettare la residenza di Castel Gandolfo. Nel 1665 pubblicò il primo libro del Nuovo Teatro delle fabbriche, et edificii, in prospettiva di Roma moderna per l'editore De Rossi, seguito dal secondo e dal terzo libro tra il 1665 e il 1669. L'opera mirava a diffondere la nuova immagine di Roma, con i suoi palazzi, le sue chiese e i suoi giardini, secondo un progetto di espansione urbana pianificato, in linea con i criteri del colto e raffinato Fabio Chigi: il papa, infatti, decise di aprire nuove strade e abbellire la città con fontane e monumenti, anche come dimostrazione del potere finanziario e culturale della sua famiglia. Prima di allora, le incisioni di Roma si erano concentrate principalmente sulla città antica. Solo dopo il completamento delle ristrutturazioni urbane e delle realizzazioni architettoniche dei papi nel XVII secolo cominciarono ad apparire collezioni dedicate alla città moderna. Con il Nuovo Teatro e le altre sue collezioni dedicate alle fontane e ai palazzi, Falda divenne il divulgatore della Roma moderna. Più in generale, l'opera di Falda rivela l'intenzione di celebrare la politica papale. L'aspetto specificamente informativo e commerciale delle vedute incise fu abilmente sfruttato dall'editore De Rossi, che instaurò un sodalizio indissolubile e molto proficuo con Falda, al quale dobbiamo gran parte della produzione vedutistica a stampa del secolo a Roma, con una fortuna paragonabile solo a quella dell'opera di G.B. Piranesi nel secolo successivo. In quegli anni, De Rossi alla Pace, in collaborazione con Falda, divenne il principale editore di Roma, eclissando sia i suoi parenti De Rossi che lavoravano in Piazza Navona sia altri attori del settore. Testimonianza dell'efficacia della collaborazione tra Falda e De Rossi è la celebre mappa di Roma del 1676, che ebbe grande successo e può essere considerata come una rappresentazione della città al culmine del suo periodo barocco. Anche nella raccolta postuma I giardini di Roma, che descrive i giardini romani più famosi di Roma, Falda combina l'accuratezza della rappresentazione con un sapiente uso della prospettiva. Falda morì di cancro all'età di soli trentacinque anni a Roma nel 1678. Lavorò instancabilmente nonostante la brevità della sua carriera. Alla fine della sua vita aveva inciso circa trecento opere: molte di queste sono conservate a Roma presso la Calcografia Nazionale e si riferiscono alla serie completa dei palazzi di Roma, al Nuovo Teatro, alle fontane di Roma, Tivoli e Frascati e ai giardini. Falda riscosse un grande successo e le sue opere furono imitate in Italia e in Europa fino alla fine del Settecento (cf. A. Margiotta-Simonetta Tozzi, Falda, Giovanni Battista, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 44, Roma, 1994, s.v.).
Rossetti, 4975; Berlin Katalog, 2665; Cicognara, 3719; Fowler, 120; Millard, IV, 37; C.A. Petrucci, Catalogo generale delle stampe tratte dai rami incisi posseduti dalla Calcografia nazionale, Roma, 1953, p. 57, nr. 1413; P. Bellini, Per una definizione dell'opera di Giovanni Battista Falda, in: “Arte cristiana”, LXXXI, 1983, 695, pp. 81-92; R. Piccininni-M. Del Nunzio-S. Sprega, eds., Palazzi di Roma nel ‘600. G. B. Falda, A. Specchi, Roma, [c. 1990], passim.
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