Discorso famigliare agli ebrei di Firenze

Autore: CORSI, Giovanni (1472-1547)

Tipografo: Antonio Benucci

Dati tipografici: Florence, 1782


8vo (182x118 mm.). [4], 48 pp. Engraved vignette on the title page, printed marginalia. Modern cardboards, blue edges. Some occasional light soiling and foxing, but a very good and genuine copy.

Extremely rare first edition (the work was reprinted in Jesi in 1790) of this work against the Jews and their faith by Angelo Amadio Ravà, a Jewish convert who became a Carmelite friar in Mantua under the name of Giovanni Corsi. The work caused quite a stir in Florence Jewish community. While the community had not shown the same interest in other catechumens, who were poor and illiterate, perhaps assuming their conversions were merely for practical reasons, the case of Angelo Amadio, who throughout the work demonstrates a profound knowledge of the Hebrew language and texts, to the point of raising suspicions that he had been destined in his youth to become a rabbi, aroused astonishment and dismay.

“Nel 1782 Giovanni Corsi dette alle stampe a Firenze per i tipi di Antonio Benucci e Compagni il Discorso Famigliare agli Ebrei di Firenze; di questa breve opera si dava notizia sulle «Novelle Letterarie» e sulla «Gazzetta Toscana» di quello stesso anno, ma a quanto mi consta è attualmente introvabile. Per fortuna otto anni più tardi venne ristampata a Jesi, a cura dello stesso autore, ed è di questa seconda edizione che ho potuto avvalermi per lo studio del suo percorso di conversione. Egli intende rivolgersi direttamente ai suoi antichi correligionarî fiorentini, per rispondere al loro desiderio di conoscere le cause che lo hanno spinto alla conversione. Mentre la comunità ebraica non aveva dimostrato lo stesso interesse per altri catecumeni, poveri e analfabeti, dando per scontato forse che si trattasse di conversioni strumentali, il caso invece di Angelo Amadio, che nel corso dell'opera dimostra una profonda conoscenza e della lingua e dei testi ebraici, tanto da far sospettare che fosse stato destinato in gioventù a ricoprire il ruolo di rabbino, dovette suscitare stupore e sgomento. Il suo caso riecheggia quello molto più celebre di Paolo Sebastiano Medici, anch'egli esperto conoscitore della sua cultura d'origine e forse, prima della sua conversione, avviato alla carriera rabbinica […] La strategia di dimostrare l'infondatezza delle credenze israelitiche ricorrendo agli stessi testi ebraici non era nuova, e venne più volte utilizzata, spesso ad opera di convertiti. Anche Giovanni Corsi se ne avvalse, sostenendo appunto sulla base dei soli testi ebraici che le dottrine israelitiche erano state definitivamente superate e completate dal messaggio cristiano” (S. Marconcini, Per amor del cielo. Farsi cristiani a Firenze tra Seicento e Settecento, Florence, 2016, pp. 135-136).

OCLC, 20461471.


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