Massime di Dogana relative al transito-Demanio Bollo=Carta=Carte da Giuoco-Collezione alfabetica delle vigenti tariffe d'entrata, d'uscita e di transito coi rispettivi diritti ridotti in Lire Austriache
Autore: REGNO LOMBARDO-VENETO DOGANE/KINGDOM OF LOMBARDIA-VENETO CUSTOMS
Tipografo:
Dati tipografici: Milano, 1807-1832
Tre volumi, di cui due manoscritti (ma arricchiti dall'aggiunta di rispettivamente 9 e 20 fogli a stampa di Avvisi o Notificazioni Imperiali) e uno interamente a stampa. I (280x190 mm.): [97] cc. incluse alcune carte bianche; II (275x190 mm.): [91] cc. incluse alcune carte bianche. Il volume contiene anche 7 foglietti sciolti con le dichiarazioni doganali da distribuire e far compilare a chi attraversava la dogana con merci; III (270x220 mm.): 80, 8, [14] pp. Tutte le carte sono interfoliate con delle carte bianche. Rilegature in cartonato coevo marmorizzato con titoli manoscritti o a stampa entro cornice xilografica su etichetta alla prima di copertina e al dorso del secondo e del terzo volume. Linguette laterali in pergamena che segnano le date nei due volumi manoscritti. Ex-libris Sanctae Julianae ai contropiatti. I due manoscritti sono in barbe. Leggeri aloni e fioriture, ma nel complesso tre ottimi esemplari.
Primo volume (Massime di Dogana relative al transito):
Questo primo volume costituisce un manuale d'uso e registro doganale, compilato per via manoscritta tra il 1829 e il 1832 per documentare le prassi, i decreti e i problemi quotidiani legati al transito delle merci nel Regno Lombardo-Veneto. La narrazione amministrativa si apre con l'introduzione delle nuove tariffe di transito, destinate a entrare in vigore in tutto il territorio a partire dal 1° luglio 1829, regolando rigidamente il passaggio dei beni anche nei principali porti dell'Impero austriaco, tra cui assume un ruolo centrale e ripetutamente citato il porto di San Giorgio a Venezia. Per garantire il successo di questa riforma, si legge inoltre che il governo asburgico prevedeva incentivi finanziari diretti, ricompensando gli uffici daziari e i loro impiegati che si fossero distinti nel far rispettare le nuove tariffe. Il meccanismo di tassazione del transito stradale era strutturato in modo sorprendentemente moderno, calcolando i diritti daziari in proporzione diretta alle miglia percorse lungo le rotte terrestri del regno, quasi come un casello autostradale d'altri tempi: il testo riporta infatti calcoli ed esempi pratici basati su tratte specifiche, come quella da Boffalora sopra Ticino a Borgo Ticino, menzionando continuamente i flussi commerciali passanti per nodi strategici come Cremona, Lodi e Piacenza. Accanto alle regole rigide spiccano però le eccezioni e le risposte alle calamità: il volume registra le esenzioni daziarie per le merci che entravano dalla Svizzera attraverso il valico del Monte Spluga, agevolazioni poi estese con una seconda circolare per sostenere l'economia colpita da recenti inondazioni. Gestire un impero multilingue richiedeva anche uno sforzo di traduzione burocratica, come testimoniano le dettagliate istruzioni destinate a convertire i costi delle nuove tariffe per le spedizioni che transitavano dal Tirolo di lingua tedesca alle province lombardo-venete di lingua italiana. Per proteggere le merci ed evitare manomissioni, lo Stato imponeva una severissima procedura di imballaggio dei colli doganali, i quali dovevano essere sigillati con bolli e legati con corde della lunghezza standardizzata di circa "mezzo braccio", con indicazioni geometriche persino su come "annordarle", ovvero annodarle. La parte storicamente più viva e curiosa del manoscritto riguarda la lotta alle frodi, in particolare l'ingegnoso sistema di contrabbando del vino nostrano ideato dai trasportatori locali. Questi contrabbandieri riuscivano a scaldare e sollevare intatto il sigillo di cera doganale applicato sulle botti senza romperlo; praticavano poi un piccolo foro nel legno per spillare il vino, lo sostituivano con semplice acqua e infine riapplicavano il sigillo sciolto sul buco, riuscendo a introdurre e vendere il vino in territorio nazionale senza pagare un solo centesimo di dazio. Per arginare questa truffa, le circolari invitano gli ispettori alla massima allerta e impongono l'adozione di un timbro di forma oblunga stampato con inchiostro indelebile, impossibile da falsificare. La vigilanza era affidata a una rigida gerarchia di controllo che partiva dalle autorità provinciali e dal Senato di Finanza del governo, fino ad arrivare ai vertici locali come i capi dei comuni, le congregazioni municipali e le deputazioni all'amministrazione comunale, i quali avevano l'obbligo di procurare attestati e certificati rilasciati dalle autorità giudiziarie. Ogni transito esigeva la registrazione nominale dei negozianti, dei condottieri e dei vetturali, per i quali venivano rilasciati appositi attestati contrassegnati dal timbro imperiale. Questa fitta rete amministrativa è documentata dalle firme autografe e dalle annotazioni di alti funzionari del fisco austriaco, tra cui spiccano Giovanni Domenico Falciola, esperto giurista e amministratore delle finanze, Francesco Galvagna, figura di primo piano della burocrazia imperiale a Milano, il consigliere Knittelmayer e l'ispettore Pecoroni.
Secondo volume (Demanio Bollo=Carta=Carte da Giuoco):
Il secondo volume, che copre un arco temporale molto ampio compreso tra il 1807 e il 1832, raccoglie in forma prevalentemente manoscritta le circolari, le modifiche e le notificazioni imperiali relative alle tasse di registro, alla carta bollata e ai monopoli statali, in particolare quello sul gioco. Al suo interno sono ancora presenti sette piccoli fogli a stampa con diversi parametri da compilare a mano in un secondo momento, come l'Estratto cronologico delle massime. Uno dei provvedimenti più rilevanti registrati nel testo risale al 1° maggio 1818, giorno in cui vennero ufficialmente aboliti tutti i decreti precedenti relativi al bollo delle carte da gioco e si permetteva a chiunque di aprire fabbriche e officine per la produzione e la vendita di carte da gioco in tutto il regno, a patto però di ottenere una patente di esercizio annuale rilasciata dall'Intendenza di Finanza. Per ottenere questo permesso, l'aspirante produttore doveva superare severi controlli di buona condotta morale e dichiarare con esattezza il numero di stampi posseduti, così da consentire allo Stato di tracciare la produzione e combattere il mercato nero. A questo scopo, si rimarcava l'importanza di controlli doganali serrati per impedire l'introduzione illecita di carte da gioco prodotte nel Tirolo, che tentavano di scavalcare i confini del regno eludendo il monopolio. Il registro si addentra poi nella regolamentazione minuziosa della carta bollata, descrivendo i vari tipi di carta ammessi, le loro specifiche filigrane e i relativi costi d'acquisto, obbligatori per la presentazione di petizioni, memorie ufficiali, ricorsi e attestati. Anche in questo caso, la rigida burocrazia asburgica mostrava un volto attento alla stabilità sociale, prevedendo esenzioni totali dal pagamento della carta bollata per le persone formalmente registrate come "miserabili", ovvero i poveri e gli inabili al lavoro che potevano dimostrare legalmente la propria condizione di indigenza. Il volume testimonia anche le complesse transizioni burocratiche dell'epoca, come le proroghe concesse per regolarizzare e applicare la tassa da bollo sui registri commerciali e sui libri contabili che erano stati iniziati o preparati prima del 21 maggio 1811. Un aspetto di grande interesse storico-sociale è la presenza di una circolare che imponeva l'obbligo di un certificato d'idoneità rilasciato dal parroco e dalle autorità locali nel caso in cui un cittadino desiderasse accogliere e avere in educazione un bambino abbandonato proveniente dalla Casa degli Esposti, trasformando questo atto di carità in un documento pubblico rigorosamente controllato. Anche questo secondo volume riporta, al termine delle circolari, diverse firme, come quelle del prefetto Giacomo Guicciardi, attivo già sotto il Regno d'Italia napoleonico, i funzionari ministeriali Narducci, Bozzi e il già citato Pecoroni, affiancati per le parti ufficiali a stampa dalle firme del Conte Giulio Strassoldo di Grafenberg, Governatore della Lombardia fino al 1830, e del suo successore, l'influente Conte Franz von Hartig, che guidò la regione negli anni successivi con evidente interesse ad una centralizzazione asburgica.
Terzo volume (Collezione alfabetica delle vigenti tariffe d'entrata, d'uscita e di transito coi rispettivi diritti ridotti in Lire Austriache):
Il terzo tomo del lotto si differenzia dai precedenti per la sua natura interamente editoriale, trattandosi di una rara pubblicazione impressa a Milano dall'Imperiale Regia Stamperia intorno al 1823. Il volume raccoglie la Collezione alfabetica delle vigenti tariffe d'entrata, d'uscita e di transito coi rispettivi diritti ridotti in Lire Austriache, un testo tecnico di consultazione rapida strutturato interamente sotto forma di grandi tabelle. In questa pubblicazione viene ordinato alfabeticamente ogni genere di merce scambiabile all'interno del regno o importabile dall'estero, indicando per ciascuna di esse l'esatto dazio da pagare espresso nella nuova valuta imperiale. Anch'esso è arricchito da Notificazioni e avvisi imperiali a stampa (cfr. ICCU, IT\ICCU\RMLE\007060).
Questi tre volumi non costituiscono una fonte di grande valore per comprendere la storia economica, politica e sociale del Regno Lombardo-Veneto durante la Restaurazione. Il fil rouge che unisce i tre tomi è la testimonianza del grande sforzo compiuto dall'Impero d'Austria per imporre un controllo burocratico, fiscale e doganale totale, scientifico e centralizzato su un territorio ricco, strategico e storicamente turbolento come il bacino padano. Il terzo volume, costituisce la base legale e doganale di tutto il sistema: stabilisce la nuova valuta (la Lira Austriaca), unifica i pesi e le misure e mappa alfabeticamente ogni singola risorsa commerciale per renderla tassabile. Il primo volume (1829–1832) è l'applicazione diretta e sul campo di quella stessa dottrina tariffaria. Il secondo volume (1807–1832) chiude il cerchio spostando l'attenzione doganale e fiscale anche all'interno delle mura cittadine tramite i monopoli di Stato, come quello sulle carte da gioco o la carta bollata.
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