Gli animali parlanti, poema epico diviso in ventisei canti di Giambatista Casti. Vi sono in fine aggiunti quattro Apologhi del medesimo autore non appartenenti al Poema. Tomo primo ( - terzo).

Autore CASTI, Giambattista (Acquapendente, 1724-Parigi, 1803).
Tipografo Treuttel e Wuertz - Fratelli Manini - Frantin, Gravier e Comp.a
Dati tipografici Parigi - Cremona - Genova, 1802
Prezzo 480,00

Tre volumi in 8° grande (mm 225x140); pp. XIV, (2), 387, (1); (4), 412; (4), 415, (1).  Legatura coeva in mezzo marocchino, ricche impressioni e titolo in oro sul dorso, tagli marmorizzati (piccolo danno al piatto posteriore del primo volume). Lievi bruniture a tratti, ma ottima copia fresca e marginosa.
PRIMA EDIZIONE di questa popolarissima e fortunatissima opera che andò incontro a numerosissime edizioni nel corso del secolo.
«Gli Animali parlanti ebbero un successo strepitoso...Da essi presero le mosse il Leopardi traduttore della Batracomiomachia e autore dei Paralipomeni, che nel Discorso sopra la Batracomiomachia ne rileverà  l'uso felicissimo delle sestine. La loro presenza si avvertirà fin dentro all'Ottocento più periferico.
Il C. finge di derivare la materia del poema favolistico-satirico da un testo braminico, che narrava eventi di antiche età preadamitiche quando gli aligeri-volatili-pennuti e i pelosi-quadrupedi-cornuti erano forniti di intelletto e parola. Gli animali si sono dati una monarchia assoluta, sotto il Leone. Alla morte del Monarca, il dispotismo della Leonessa esaspera gli oppositori (i Clubisti) e fa precipitare la situazione verso la guerra civile. I realisti vengono battuti in guerra. Si arriva a un armistizio. Sull'isola di Atlantide viene convocato un congresso generale. Un cataclisma fa però sprofondare l'isola. Gli animali che riusciranno a salvarsi perderanno le loro preistoriche virtù. La caustica narrazione ripercorre (in veste zooepica) le vicende politiche della Francia del Settecento, attraverso lo scontro tra assolutismo monarchico e nuovo spirito repubblicano. Lo scetticismo pernicioso che Foscolo contestava all'opera, altro non è che realistica consapevolezza delle precarie conquiste dell'età  rivoluzionaria...Un limite è nella lungaggine della macchina narrativa; ma l'ottuagenaria età  non concesse al C. il tempo d'essere breve, com'egli stesso era disposto a confessare» (D.B.I., s.v.).
Il Casti, abate libertino e dalle idee repubblicane, ebbe una vita avventurosa, che lo vide viaggiare fra le più importanti corti europee dell'epoca, sia spinto da incarichi diplomatici che dalla propria ambizione letteraria: Vienna, dove visse a più riprese per molti anni, prendendo il posto di poeta cesareo che era stato del Metastasio e quello di librettista comico che aveva occupato Da Ponte; Pietroburgo, dove visse sei anni e scrisse il Poema tartaro ambientato alla corte di Caterina II; Parigi, dove si dischiarò apertamente antinapoleonico; Costantinopoli; ecc. Nella sua vastissima produzione, oltre alla presente che rimane la sua opera più importante, spiccano i libretti melodrammatici: «il C. fu il vero creatore dell'opera buffa italiana, e questo merito gli riconosceva già  l'Arteaga, mentre U. Foscolo e W. Goethe ammiravano le sue opere di questo genere» (Diz. Lett. it. Laterza, s.v.).
«Il C. morì a Parigi la notte del 6 febbraio 1803, probabilmente a causa della grippe che in quei giorni imperversava. Una morte troppo anodina per i guardiani dei costumi, che dell'abate europeo temevano il materialismo e la forza delle idee ancor più che il chiacchierato libertinaggio. Preferirono quindi immaginare che morisse di colica prodotta da viziosa indigestione: morì barzellettando sulla sua indigestione e sulla sua morte, scrisse l'avventuriero Francesco Apostoli» (D.B.I., s.v.).
Gamba, 2559. Parenti, Rarità  biliografiche dell'Ottocento, VI, pp. 123-124.