Le mie prigioni, memorie di Silvio Pellico da Saluzzo

Autore PELLICO, Silvio (1789-1854).
Tipografo Giuseppe Bocca
Dati tipografici Torino, 
Prezzo 680,00
Le mie prigioni

In 8vo (mm. 203x123). Pp. [6], 339, [1]. Con occhietto e piccolo fregio xilografico al frontespizio. Finalini xilografici. Lievi aloni marginali e leggere fioriture sparse, ma nel complesso ottima copia. Mezza pelle coeva con punte, dorso con piccoli fregi e filetti in oro, tassello e titolo anch'esso in oro, piatti rivestiti con carta marmorizzata, tagli spruzzati in azzurro (minime spellature lungo le cerniere).

Prima edizione di una delle più celebri opere del nostro Risorgimento. Scritta due anni dopo la scarcerazione, l'opera vuole essere il racconto del processo spirituale maturato dall'autore nei duri anni del carcere, durante i quali, grazie alla fede, alla carità cristiana e allo spirito di rassegnazione, giunse alla pace interiore. Gli eventi politici sono così posti in secondo piano rispetto al mondo intimo del personaggio-autore, contornato dalle figure molto umane del carceriere Schiller, della popolana Zanze e dell'amico Piero Maroncelli. Lo stile volutamente semplice contribuì all'enorme successo dell'opera, che ebbe grande diffusione anche fuori dai confini nazionali.

Originario di  Saluzzo, Silvio Pellico nel 1810 si trasferì a Milano, dove conobbe Ugo Foscolo e Vincenzo Monti e dove compose le prime tragedie patriottiche di grande successo. Collaborò in qualità di redattore al Conciliatore. Arrestato come carbonaro nel 1820, fu condannato a quindici anni di carcere. Nel 1830, dopo nove anni di reclusione nella fortezza dello Spielberg, in Moravia, fu graziato e liberato. Trascorse gli ultimi anni di vita a Torino, lontano dalla politica, come bibliotecario della marchesa Barolo.

Catalogo unico, IT\ICCU\SBL\0162734; Parenti, Bibliografia delle opere di Silvio Pellico, Firenze, 1952, p. 36, nr. 39.

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