Tractatus de commerciis, et cambio. In quo non minus opportunè, quàm iuxta occasionem copiosè tractatur de mora, interesse, usura, solemnitate scripturae, asse in pondere, & valore, de moneta, solutionibus, oblatione, deposito, praescriptionibus, compensationibus, iurium cessionibus, delegationibus, adiudicatione nominis debitoris, hypotheca, adiecto, manifestatione, cessione bonorum, legitimatione personarum, curatore dando haereditati, & de modo procedendi in causis cambiorum.

Autore: SCACCIA, Sigismondo (1564?-1634)

Tipografo: Jacopo Mascardi per Andrea Brugiotti.

Dati tipografici: Roma,   1619

Formato: in folio

In folio (mm 205x308); pp. (8), 755, (125). Senza legatura.  Frontespizio stampato in rosso e nero con vignetta in rame al centro. Testo su due colonne. Piccoli fori sul titolo senza danno al testo, lievi fioriture occasionali, ma nel complesso ottima copia.
PRIMA EDIZIONE. Questa celebre opera, che ebbe subito grande successo e fu più volte ristampata (7 edizioni fino al 1738), rappresenta uno dei primi trattati moderni di teoria economica e bancaria e riflette le nuove idee liberali che andavano diffondendosi in quegl'anni in materia di credito, operazioni commerciali di pubblica utilità , valore e cambio. «Le ragioni della fama che lo Scaccia acquistò con questo trattato sono da ricercare soprattutto nel fatto che esso, con la sua esauriente trattazione, rappresenta un ausilio pratico, prezioso per colui che doveva applicarsi alla fattispecie del diritto commerciale non avendo in questa materia un panorama giuridico di riferimento molto ampio. La profonda trasformazione in atto nella società  del tempo, poi, faceva avvertire sempre più il bisogno di nuovi strumenti giuridici adeguati al mutamento. Il Tractatus venne, quindi, ad inserirsi proprio nello scenario di questo profondo cambiamento, rispondendo alle nuove esperienze avvertite, quotidianamente, nella prassi dei rapporti economici... Nel Tractatus de commerciis et cambio ritroviamo le linee dottrinali e dogmatiche del sapere dello Scaccia, maturate attraverso l'esperienza genovese. In esso le fonti, accanto al vasto numero di grandi giuristi, rivelano la conoscenza approfondita dello Stracca, e la presenza, in materia di assicurazioni, del giurista portoghese Pedro de Santarem» (cfr. R. de Laurentiis, Sigismondo Scaccia (1564?-1634) fra pratica e teoria giuridica agli inizi dell'età  moderna, in: ''Rivista di storia del diritto italiano'', 1991, vol. LXIV, pp. 282 e 287). Originario di Camerata, vicino Tivoli, Sigismondo Stracca frequentò lo Studio Romano a partire dal 1580, studiando giurisprudenza sotto Cino Campano. Si addottorò in utroque iure presso la Sapienza nel 1584. L'anno successivo svolse le funzioni di uditore e consultore del Tribunale dell'Inquisizione a Malta. Nel 1589 fu giudice ordinario a Frascati. Tra il 1592 e il 1600 fu al servizio dei Colonna. Dopo aver egregiamente svolto le funzioni di governatore di Subiaco, nel 1605 fu nominato podestà  di Lucca. Tra il 1612 e il 1615 si trasferì a Genova in qualità  di uditore della Rota civile. Fu qui che Scaccia maturò l'ispirazione e compose il Tractatus de commerciis et cambio. Dal 1620 al 1623 lavorò a Firenze come giudice e podestà . Trascorse gli ultimi anni di vita nella sua casa romana, dedicandosi alla stesura del Tractatus de sententia et re iudicata e all'insegnamento privato. Morì nel 1634 (cfr. De Laurentis, op. cit., pp. 233-259). Palgrave, III, p. 360. Kress, 369. ICCU, ITICCUPUVE 07102.


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