I promessi sposi storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni

Autore MANZONI, Alessandro (1785-1873).
Tipografo Vincenzo Ferrario
Dati tipografici Milano, 
Prezzo 8500.00
I promessi sposi

Tre volumi in 8vo (mm. 206x122). Pp. [4], 352; [4], 368; [4], 416, [2]. Legatura coeva in mezza pelle verde, piatti in carta marmorizzata, dorsi con fregi e titoli in oro, tagli picchiettati (lievi spellature lungo le cerniere). Esemplare appartenuto a Jacques-Marie-Jean Mirabaud (il nome Mirabaud impresso in oro in calce ai dorsi) e alla nipote di quest'ultimo Berthe Schlumberger Mirabaud, la quale sul risguardo libero anteriore di tutti e tre i volume scrive: “Berthe Schlumberger Mirabaud en souvenir de Grand papa Maribaud Janvier 1909” (Il banchiere Jacques-Marie-Jean Mirabaud si trasferì a Milano nel 1801, dove tre anni più tardi fondò una banca d'affari. Rientrò a Ginevra nel 1830. La banca Mirabaud è a tutt'oggi un'importante banca d'affari ginevrina). Sugli occhietti firma di possesso di un certo Viscontini. Ottima copia fresca e marginosa.

PRIMA EDIZIONE della prima redazione del più celebre romanzo della letteratura italiana.

Terminata la composizione dell'Adelchi e del Cinque maggio, Manzoni nel 1821 cominciò quella di Fermo e Lucia. La prima stesura del romanzo fu condotta a compimento nel settembre del 1823. L'anno seguente Manzoni stipulò un contratto con l'editore Vincenzo Ferrario, uno dei primi a divulgare in Italia i romanzi di Walter Scott, ed ottenne l'imprimatur per la sua opera, che nel frattempo era stata rivista e aveva cambiato nome in Gli sposi promessi.

La prima edizione de I Promessi sposi, benché rechi le date 1825-1826, fu in realtà finita nel giugno del 1827 (da qui il nome di “ventisettana” con cui è universalmente conosciuta), a causa delle continue correzioni dell'autore, che pressoché ogni giorno si recava in tipografia a controllare e modificare le bozze di stampa. Il successo fu folgorante: le duemila copie della tiratura comune e le poche altre in carta velina andarono esaurite in meno di due mesi e, già a partire dal dicembre del '27, con grande disperazione dell'autore, apparvero sul mercato ben otto edizioni, più o meno “pirata”.

Manzoni seguì personalmente e giornalmente la stampa dell'opera, correggendo refusi e sviste mentre i torchi erano ancora in movimento; ne sono testimonianza tangibile le varianti di stato, per la verità non molte, oggi identificate grazie al prezioso lavoro di collazione svolto da N. Harris ed E. Sartorelli (La Ventisettana dei Promessi sposi: collazione e cancellantia, in: “Annali manzoniani”, n.s., VII-VIII, 2010-2015, pp. 3-95). Se il primo volume non presenta nessuna modifica delle forme durante la stampa e il secondo si segnala solo per due minimi guasti fisici, è il terzo a fornire i casi più interessanti. In particolare, nel terzo volume si segnala la variante autoriale “gioia carnale” (p. 330, r. 14), successivamente sostituito con “gioia mondana”, come testimonia anche il presente esemplare, che a p. 378 del terzo tomo (r. 13) riporta anche la correzione “di questa storia” indicata anche nell'errata.

Vismara, 1; Parenti, Prime edizioni italiane, p. 331; Parenti, Bibliografia manzoniana, pp. 35-36.

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