Canzone in lode del pino del cavaliere Lionardo Salviati citata nel vocabolario degli Accademici della Crusca.

Autore: SALVIATI, Leonardo (1540-1589)

Tipografo:

Dati tipografici: Firenze, 1831


In 16mo (mm 189x116); cc. [6]. Carta leggermente ed uniformemente brunita, minime mancanze marginali. Non rilegato. Edizione originale molto rara di questo curioso poemetto del Salviati, rimasto a lungo inedito a causa della sua scurrilità, nonostante l'’utilizzo che ne fecero gli Accademici della Crusca nella redazione del Vocabolario. La versione stampata è tratta direttamente dall’'autografo, come avverte la nota al lettore: "Io l'’ho tratta da un testo a penna della libreria Magliabechiana, segnato fra’ mss. della classe VII. di numero 306, il quale contiene tutte le rime del Salviati, ed è creduto autografo".

La lode al pino è caratterizzata da doppi sensi di carattere sessuale e goliardico: "Deh venite, Donne, a vedere / Come tosto m'’è cresciuto, / Com’è grosso e pannocchiuto / Il pin ch’ho nel mio podere" (vv. 1-4).

Secondo Razzolini - Bacchi della Lega, si tratta di un'’edizione "di pochissimi esemplari, fatta in Londra per cura di Alessandro Mortara", mentre il Gamba lo vuole stampato a Venezia "in 24 soli esemplari in Carte distinte, uno de’ quali in pergamena". 


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