Folio (278x200 mm). [72] carte complessive, di cui 21 bianche. Fascicolazione: I-II20 III18 IV14. Elegante e chiara scrittura corsiva con citazioni in greco e marginalia di altra mano. Cartone coevo cucito alla rustica con rinforzi in pelle al dorso, titolo manoscritto (“De Fabula equestris Ordinis Constantiniani Scipionis Maffeii, Marchionis Epistola Giberto Cupero. Cum eiusd.[em] Maffeii Ep[pistu]la Dominico Theupolo patritio Veneto et Senatori”) e varie segnature (“7553”, “N.° 290”, “B 129”) al piatto anteriore (restauri e piccole mancanze). Ottima copia molto fresca e genuina.
Contenuto:
Cc. 1-2 bianche;
- 3r: De fabula Equetris [sic] Ordinis Constantiniani Scipionis Maffeii Marchionis epistola;
- 3v bianca;
- 4r: Dominico Teupolo Senatori Veneto S.P.D. Scipio Maffeius. Incipit: “Quonam meo fato Senator amplissime, factum esse putem, ut quod à me non ita pridem vir doctus […]”;
- 6r: Viro undequaque Illustri Gisberto Cupero S.P.D. Scipio Maffeius. Incipit: “Longe serius quam constitueram, et quam tibi, Vir / Doctissime, superioribus literis premiseram, fidem meam […]”;
Epistola Dominico Teupolo Senatori.
- 50v: explicit (“Dabam VeronaeIdibus Aug. Anni MDCCXI”);
- 51r: Domenico Teupolo Senatori Scipio Maffeius. Incipit: “Haec sunt, Vir amplissime, quae de hac questione pro ingenii mei tenuitate disservi […]”;
- 54-72 bianche.
Il breve trattato storico del Maffei, indirizzato all'erudito e filologo olandese Güjsbert Kuiper (Gisbertus Cuperus, 1644-1716), uscì a stampa nel 1712 con falso luogo Zurigo per i tipi di Albert Gratz. L'opera ebbe circolazione manoscritta probabilmente sia prima che dopo l'apparizione dell'edizione a stampa. Essa suscitò infatti molte controversie e fu posta all'Indice nel 1714.
“A Roma egli [Maffei] aveva avviato anche ricerche tese a smentire l'antichità dell'Ordine Costantiniano, istituito nel 1699 dal duca di Parma Francesco Farnese sulla base delle millanterie di un certo Giovanni Andrea Angeli, preteso discendente dell'imperatore bizantino Isacco Angelo, e poi approvato dal papa e dall'imperatore. Il Maffei mostrò nel trattatello De fabula Equestris Ordinis Constantiniani […] che nessun ordine cavalleresco era anteriore alle Crociate e che l'imperatore Costantino non aveva nulla a che fare con l'impostura del Comneno. Le autorità ecclesiastiche si mossero compatte contro di lui, ottenendo il sequestro del trattatello, posto all'Indice nel 1714, come irrispettoso dell'autorità papale. A distanza di anni il Maffei subì ancora intimidazioni e minacce a causa di quella pubblicazione” (G.P. Romagnani, Maffei, Scipione, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 67, Roma, 2006, s.v.).
“Scritta nella primavera stessa del 1711 a Verona, la dissertazione venne stampata l'anno dopo, come si è detto, a Parigi, in grande segreto e con la falsa data di Zurigo, a cura del padre Bernard de Montfaucon e dei monaci benedettini dell'abbazia di Saint Germain de Prés. In essa il Maffei, forte del fatto che non può essere autentico un ordine equestre risalente a Costantino perché la vera origine di tali ordini risale solo alle Crociate, in uno stile chiaro e leggermente ironico demolisce i falsi diplomi e quella tarata macchina d'antichità che mascherava l'impostura; sostiene che nessun valore possono avere i brevi pontifici quando non siano validi i privilegi su cui poggiano, e che il papa deve ritenersi giudice supremo ed infallibile solo in argomenti di fede e di morale, non già in quelli che hanno attinenza con le scienze, con la filosofia e la storia. Conclude dicendo che l'approvazione del papa Clemente XI riguardava solo gli statuti del nuovo ordine, non già l'incredibile favola costantiniana che si voleva porre a fondamento dell'ordine stesso. Le poche lodi tributate ai Farnesi non salvarono l'autore dalla collera e dalla reazione del duca. Questi prima cercò con ogni mezzo di impedire la diffusione dell'operetta; poi richiese al Maffei di raccogliere tutte le copie e di fargliele avere. Il furbo marchese non lesinò le promesse di accondiscendere, né le espressioni di rammarico e di scusa; ma intanto gongolava delle matte risate che, per merito suo e alle spalle del duca, si facevano fin nella Curia romana. Alcune copie, in realtà, egli fece spedire a Parma; ma parecchie diecine se ne fece inviare anche a Verona, le nascose in una soffitta del suo palazzo e le distribuì con cautela agli amici. Il Farnese promosse anche qualche confutazione, che rimase inedita, o fu soppressa per la sua debolezza” (G. Silvestri, Un europeo del Settecento. Scipione Maffei, Treviso, 1954, p. 30).
Il veronese Scipione Maffei, poligrafo, letterato, erudito, fu tra le personalità più notevoli della cultura italiana del Settecento. Istruito dai Gesuiti a Roma, nel 1704 combatté a Donauwörth. Al rientro in Italia, divenne membro dell'Arcadia, per la quale pubblicò un volume di Rime e prose (1719) ad imitazione di G. Chiabrera e V. Filicaia. Fu tra i fondatori del Giornale de' letterati d'Italia. Scrisse di scienza cavalleresca e di archeologia, gettò le basi della moderna diplomatica (Istoria diplomatica, 1727), pubblicò un'opera di economia che ebbe il merito di riaprire in Italia il dibattito sull'usura (Dell'impiego del danaro libri tre, 1744) e compilò la più importante opera storico-erudita sulla sua città pubblicata fino ad allora (Verona illustrata, 1732; continuazione Museum Veronense, 1749). S'interessò inoltre di teatro sia da un punto di vista critico (Dei teatri antichi e moderni, 1753), che da un punto di vista creativo (la sua Merope, rappresentata per la prima volta a Modena nel 1713, fu la più celebre tragedia italiana del Settecento prima dell'Alfieri).
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