Informazione dell’accaduto al Sig. Cardinale Ludovisio con gl’Ecc.mi Sig.ri Barberini per occasione del vescovato di Sabina. Manoscritto cartaceo, metà del XVII secolo

Autore: ALBERGATI LUDOVISI, Niccolò (Cardinale, 1608-1687)

Tipografo:

Dati tipografici:


Mm. 320x225. Il manoscritto si compone di 2 fascicoli, rispettivamente di 6 e 4 carte non numerate. Il secondo fascicolo contiene il Sommario corrispondente all'Informazione dell'accaduto […]. Elegante scrittura cancelleresca. Minimi difetti marginali, ma ottimamente conservato. Sciolto e senza legatura.

 

Niccolò Albergati Ludovisi fu vescovo di Bologna dal 1645 al 1651. Nel 1645 Papa Innocenzo XI lo fece anche vescovo di Sabina. Fu quindi in veste di cardinal e vescovo che l'Albergati prese possesso della diocesi di Sabina, risiedendo a Magliano ed attivandosi fin da subito per la riforma dei costumi del clero locale, per l'assistenza prestata al convento delle monache e al seminario.

L'Informazione riferisce che, non appena il cardinale si insedia nella sua nuova diocesi, un certo Pietro Nobili, a nome del principe di Palestrina Maffeo II Barberini, padrone del feudo, gli chiede di eleggere vicario foraneo di Monterotondo l'arciprete della collegiata Giuseppe Tozzi, il quale, a seguito delle dovute indagini, si rivela essere un ladro ed un falsario e successivamente sarà affidato dal cardinale alla giustizia secolare.

Ma inizialmente l'Albergati Ludovisi, per atto di ossequio, comunica il risultato delle sue indagini sul Tozzi e quindi il suo rifiuto alla nomina al cardinal Francesco Barberini, zio del principe Maffeo, il quale sa benissimo chi è il Tozzi e ci scherza anche sopra, dicendo che il suddetto sarebbe stato un vicario “furaneo” (da fur, ladro) piuttosto che foraneo. Aggiunge poi di non comunicare ormai da molti anni col nipote e di non voler più sentir parlare di quella faccenda.

L'Albergati Ludovisi viene poi a sapere che lo stesso Tozzi, in forza di una lettera patente del medesimo Maffeo, aveva nominato canonico della collegiata tale Bernardo Bassani, violando in tal modo varie norme della consuetudine canonica. Il principe aveva messo in pratica lo stesso comportamento, con in più l'aggravante delle minacce, anche nei confronti di un altro sacerdote, affinché questi conferisse un canonicato ad un suo favorito, non potendo ormai più contare sul Tozzi ormai inquisito dallo stesso Albergati Ludovisi quale inquisitore della sua diocesi.

Al comportamento alquanto discutibile, per usare un eufemismo, di Maffeo Barberini sono anche riconducibili le cattive condizioni in cui versano il seminario di Magliano, che da anni non riesce a riscuotere i crediti che gli sono dovuti dall'abate dell'abbazia di Monte Libretto, che altri non è che Francesco Barberini, figlio di Maffeo, e il convento delle monache, che cade a pezzi mentre le religiose, private di ogni mezzo, sono ormai alla fame e si ammalano a turno con grande facilità. Risulta da documenti che l'Albergati Ludovisi trova nell'archivio del convento delle monache che i defunti principe Taddeo e cardinal Antonio e i viventi principe Maffeo e cardinal Francesco Barberini non corrispondono da anni al convento le somme dovute e che il solo Maffeo deve 3000 scudi al convento stesso.

Oltre allo scontro con i Barberini, secondo quanto raccontato nell'Informazione, l'Albergati Ludovisi, che era un gesuita estremamente ligio ai dettami controriformistici, si trova ad avere un contrasto anche con il convento dei cappuccini di Monterotondo. Durante una sua visita alla piccola chiesa annessa al convento, il cardinale rimane colpito dalla presenza di una “tavola”, ossia di una pala d'altare raffigurante una Maddalena penitente talmente discinta da apparire ai suoi occhi come uno stimolo alla lussuria piuttosto che alla devozione. Rifacendosi ai dettami del Concilio di Trento e alla bolla 163 di Urbano VIII, l'Albergati Ludovisi decide quindi di comunicare al papa la sua volontà di rimuovere il quadro. Il papa approva. L'Albergati Ludovisi si rivolge quindi al cardinale Acciaiuoli, protettore dei cappuccini, perché se ne faccia carico, ma questi tergiversa.

A seguito anche del palese ed “impertinente” rifiuto del padre provinciale di Roma, al quale si era rivolto in seconda battuta, in quanto, a suo dire, il quadro era stato donato alla comunità oltre 70 anni prima e nessuno fino ad allora aveva avuto da ridire, l'Albergati Ludovisi decide allora di chiamare un pittore per “emendare l'immagine”. Nonostante l'opposizione del padre guardiano, del padre provinciale e del generale dell'ordine, spalleggiati dal principe Barberini che vuole nuovamente osteggiare il cardinale vescovo di Sabina, alla fine l'Albergati Ludovisi chiama a ricoprire le nudità il pittore Giovanni Francesco Grimaldi. La tela, a questo punto, subisce diverse traversie, venendo trasportata più volte tra Roma e Monterotondo, le nudità vengono coperte e poi nuovamente scoperte, il quadro prima sostituito con un'altra pittura sacra, poi nuovamente ricollocato a suo posto. La grottesca vicenda si chiude con l'Albergati Ludovisi che emana un editto contro i cappuccini, diffidandoli dall'esporre sia l'una che l'altra tela senza averlo prima avvertito.

Al Musée des Beaux-Arts di Tournai in Belgio è esposta una Maddalena penitente del Cavalier d'Arpino, dipinta verso il 1590, con due bande di capelli rossicci che le coprono i seni e paiono aggiunte successivamente. Chissà che non si tratti del quadro in questione.

 

Una viva ed avvincente narrazione della mai sopita conflittualità fra laici ed ecclesiastici in un secolo quanto mai caratterizzato da tali tensioni ad ormai un secolo dalla fine del Concilio di Trento.


[8179]