Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata. Manoscritto, probabilmente autografo, databile al 1493 circa.

Autore DE RITIIS, Alessandro (1434-ca. 1498).
Tipografo
Dati tipografici
Prezzo 1.800,00
Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata

La data si ricava alla fine del proemio, dove l'autore scrive: “Fino a quest'anno che è novantatrine/Anni del Signor mille e quattrocenti”.

Incipit del proemio: “Prohemio e tucta la sequente cronica nella quale si mostrarà chi agia regnato in quello regname di Cecilia et Napoli di pui che laquila se incomensò. Cioè dalli 1250 in poi” (c. 1r).

Explicit del proemio: “In questo prohemio hora faccio fine/per volere sequere secondo meo desio/la cronica de aquila con diverse rime” (c. 2v).

Incipit della Cronica: “Incomenza una nova cronica della nova cità de Italia Aquila chiamata. Composta per me…” (c. 3r).

Explicit della Cronica: “Acciò che meo dicto al chi credere nole/ponere se vollio quello che dice Bussio/de Ramallio aquilano a chi scrivere vole” (c. 4v).

Manoscritto cartaceo in 4to (mm 220x140) composto da 4 carte sciolte ma consecutive, senza copertina, rinforzi antichi al margine interno, margini un po' sfrangiati, prima carta lievemente brunita: sostanzialmente in buono stato di conservazione.

Contiene un proemio di quattro pagine seguito dal canto I della “Cronaca dell'Aquila” (esso pure di quattro pagine), in cui Carlo I d'Anjou progetta la ricostruzione della città.

Si tratta con tutta evidenza di un manoscritto autografo e ciò appare dal gran numero di cancellature, correzioni, ripensamenti e note marginali in carattere assai minuscolo, riconducibili alla stessa mano del testo principale.

La grafia molto particolare, e sulla quale ci soffermeremo più sotto, appare identica a quella del manoscritto sicuramente autografo (ora S72, Archivio di Stato dell'Aquila) della Chronica civitatis Aquilae di Alessandro De Ritiis, riprodotto da L. Cassese, La Chronica, in: “Archivio Storico per le Province Napoletane”, anno XXVII, 1941, vol. LXI (sullo stesso manoscritto vedi anche G. Basciani, La cronaca di Buccio di Ranallo compendiata da fr. Alessandro De Ritiis in un ms. inedito dip. Aniceto Chiappini, in: “Bull. della Deput. abruzzese di storia patria”, LVII-LIX, 1967-1969, pp. 7-29).

Si può supporre che De Ritiis avesse deciso di intraprendere, in un italiano rozzo quanto il suo latino, una “nova cronica” in versi senza riuscire a terminarla. Va sottolineato il “nova”, poiché altri prima di lui si erano misurati con la medesima impresa, sia in versi che in prosa, sempre dichiaratamente ispirandosi e proseguendo la Cronica di Buccio da Ranallo (1294-1363), primo storico di cose aquilane, che compose su di queste un poema in versi volgari.

Il presente manoscritto era noto al Muratori, il quale nelle sue Antiquitates Italicae Medii Aevi (vol. VI, coll. 529-532) così lo descrive: “Se ne serba ancora nella sopradetta Biblioteca de' Benedetti uno spezzo originale, contenente la Prefazione, e'l primo Capitolo, che narra le cose dette da Buccio dalla strofa 1 a tutta la 73”. Poco prima, sulla base di una postilla marginale, il Muratori attribuisce lo “spezzo” ad un certo Nicola di Lodovico. È possibile che il Muratori sia stato indotto in errore dalla noticina in basso alla carta 2 verso, dove si fa menzione di Re Lodovico. In ogni caso è assai improbabile che egli avesse potuto vedere il manoscritto originale della Cronica volgare del De Ritiis e verificare che le grafie del nostro “spezzo” e del manoscritto della Chronica latina del De Ritiis sono, come si diceva, assolutamente identiche. E di primo acchito quasi illeggibili.

Vari storici hanno rilevato quest'ultimo aspetto. Ci limiteremo a citare il Pansa che, a proposito del manoscritto ora all'Aquila, notò: “a determinare quasi una specie di avversione allo studio di essa [Chronica del De Ritiis] contribuì non poco la scrittura difficilissima del testo che affatica anche l'occhio più esperto” (G. Pansa, Quattro cronache e due diarii inediti relativi ai fatti dell'Aquila, Sulmona, 1902, p. XXXV).

Afferma sempre il Muratori, nella citazione di cui sopra, che “un altro ancora” ridusse in capitoli in terza rima non solo la Cronica di Buccio, ma anche quelle dei suoi continuatori fino al 1493. Tale sembra davvero essere l'intento del nostro anonimo cronachista (per noi il De Ritiis), il quale tuttavia non risulta abbia portato a termine l'impresa. Lo “spezzo” descritto dal Muratori, che pare corrispondere al nostro, pare quindi essere tutto ciò che è rimasto di quest'opera, salvo nuove scoperte d'archivio.

Si tratterebbe dunque di un manoscritto inedito. Ne trascriviamo qui di seguito la pagina iniziale, anche per restituire la sapidità di questo testo sinceramente popolare:

 

Incomenza una nova Cronica della nova cita de Ytalia aquila chiamata. Composta per me…

Et per mio principio piglierò dello dire de Bussio di ramallo aquilano de Poplito (oggi Poppleto) el quale anco lui compose croniche nello sou tempo. Bene acciò che de sou dire io non muti nienti ponero le soe rime quando ne accaderanne.

In quella parte dover amor me tira

con ver chi volte lo meo narrare

Secondo che mia mente in longo mira

De mia cita intendo de parlare

Per modo de cronica de cose passate

Accio che de essa si possa ben pensare

pregovi tucte anime passionate

pontare me non volliate se vi pungo

de quello che narrarò in veritate

Si dello tempo moderno et anco lungo

Toccando de virtuti o peccati

Quantunque alcuni se siano sforzati

De fare croniche de nostra citade

In alcune cose li trovo mancati

Una fra tute che è dicta per contrade

Removere non vollio al mio parire

Non dicono busai ma veritati

Cioe che li vassalli ferono morire

Loro signori una matina tucti

Co loro crudelita et aspero ferire

Questo tal dire e quisti tali mutti

Falsi non se trovano per Bussio de ramallio

A lungo de loro parlare si e de femene et pucti.

Trovo ben questo che con comuno travallio

Li homini gentili con villani anno    ?

Anco lo signore con lo suo vassallio.

 

Alessandro De Ritiis oDe Riciis nacque a Collebrincioni, presso L'Aquila, nel 1434. Nel 1446 entrò nell'Ordine francescano, prendendo l'abito nel 1450 nel convento di S. Giuliano vicino all'Aquila. Nel 1456, a Capestrano, ebbe la prima occasione di visitare l'archivio di S. Giovanni, dove lesse molti documenti che poi trascrisse nelle sue Cronache. Dal 1461 si trasferì stabilmente all'Aquila. Nel 1464 prese parte al capitolo generale di Assisi. Dal 1469 fu più volte, guardiano del convento di S. Bernardino. Nel 1479 fu nominato vicario provinciale dell'Ordine in Abruzzo. Nel 1488 sovraintese alla costruzione della grande cupola del suo convento. Nel 1493 accompagnò la regina Giovanna d'Aragona in una visita al sepolcro di S. Bernardino da Siena. Morì tra il 1497 e il 1498.

Fu nel convento di S. Giuliano, negli anni 1493-‘97, che egli pose mano alla stesura delle sue Cronache, i cui codici autografi rimasero per lungo tempo nella biblioteca del convento. La sua opera principale è senz'altro la Chronica civitatis Aquilae, completamento e continuazione della Cronaca di Buccio di Ranallo, parte in latino e parte in volgare. Il De Ritiis compose poi anche una Chronica Ordinis minorum, di modesto valore storico-documentario, e varie altre opere di interesse teologico-pastorale.

“I manoscritti in cui le cronache del De Ritiis ci sono state tramandate autografe, oggi all'Archivio di Stato dell'Aquila (Arch. civ. aquil., S 71-74; un cod. esiste anche presso la Bibl. naz. di Napoli, V. H. 145), restarono dopo la morte del De Ritiis al convento di S. Giuliano; dati poi in prestito ad un religioso del convento di S. Bernardino dell'Aquila dopo il 1571, vennero restituiti nel 1592. Quando, nel secolo XVII, S. Giuliano passò ai minori osservanti, i codici, con l'intera biblioteca, passarono nuovamente a S. Bernardino e lì rimasero fino al 31 luglio 1865, quando i beni del monastero vennero incamerati dallo Stato. Una copia manoscritta della cronaca aquilana fu certamente eseguita per la famiglia Rivera, che la conservava ancora nel sec. XVIII. La Chronica civitatis Aquilae è edita in Cassese (1941 e 1943), XXVII, pp. 165-216 e XXIX, pp. 185-268; la Chronica Ordinis minorum si trova edita in Chiappini (1927 e 1928)” (P. Cherubini, De Ritiis, Alessandro, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, XXXIX, 1991, s.v.).

  • Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata
  • Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata
  • Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata
  • Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata
  • Nova Cronica della nova cit de Italia Aquila chiamata