Queste infrascripte cose se ademandano per l'Ambassiata del S. Messer Michele de Attendolis ala Maista de Serenissimo et Illustrissimo don Alfonso Re de Aragona, de Sicilia [?] Manoscritto su carta. [In] castris apud Covante[m], 19 giugno 1441

Autore: ATTENDOLO, Micheletto (ca. 1370-1463)-ALFONSO D'ARAGONA (1393-1458)

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Foglio volante di mm. 296x222 vergato su ambo i lati. Timbro a secco con le armi aragonesi in calce. Tracce di piegature, piccoli fori lunghe le piegature, minime fioriture marginali.

Si tratta di un documento redatto dalla cancelleria del re Alfonso di Aragona, pochi mesi prima questi che conquistasse Napoli, e firmato da quest'ultimo come “Rex Alphonsus”, in risposta ad una serie di richieste avanzate dall'Attendolo (indulto generale per sé e i suoi vassalli, conferme di concessioni, intercessioni per suoi alleati, ecc.), a molte delle quali Alfonso concede il suo placet, mentre altre, soprattutto le richieste di tipo economico, vengono rigettate come non possibili al presente. L'Attendolo intercede, tra gli altri, anche per il principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo (1401-1463), anch'egli condottiero, e per Isabella di Chiaromonte, nota anche come Isabella di Taranto (1424-1465), futura regina consorte di Napoli.

Micheletto Attendolo, cugino di Muzio Attendolo, fu un grande condottiero, che militò prima nel Regno di Napoli al comando dell'esercito della regina Giovanna II e, in seguito, prestò i suoi servigi alla Repubblica fiorentina. Più tardi si pose al servizio di papa Eugenio IV, che lo fece creare gran connestabile del Regno di Napoli. Nel 1420 sposò Polissena Sanseverino, che gli recò in dote quindici importanti feudi, tra i quali Torre Amara, S. Marco, S. Martino in Terranova, Tursi, Tito, Anzi, Potenza, Vera, Campagna, Policoro, Vignola ed Alianello. Molte di queste terre sono citate nel documento, chiedendo l'Attendolo per esse una “confirmazione et nova donatione et concessione”.

Dopo la morte della regina Giovanna II (1435), entrò al servizio di Renato d'Angiò, per il quale governò le terre della Calabria fino al 1438, quando il re lo richiamò perché lo proteggesse da Alfonso d'Aragona. Attendolo restò nel Regno di Napoli almeno fino al 1440, poi ritornò al servizio dei Fiorentini e per essi riportò la famosa vittoria di Anghiari (29 giugno 1440), in seguito alla quale tutto il Casentino cadde in mano a Firenze.

Nel gennaio del 1441, pochi mesi prima della firma del presente documento e prima di essere nominato capitano generale dai Veneziani al posto del Gattamelata, Attendolo combatté contro gli Aragonesi in Abruzzo. Nel 1446, a capo dell'esercito veneziano, sconfisse a Casalmaggiore le truppe milanesi, giungendo fin sotto le porte di Milano; per questa vittoria fu creato nobile veneziano e cavaliere aurato ed ebbe in dono la signoria di Castel Franco nel Trevigiano.

Nel 1448 fu congedato dai Veneziani e dopo un breve periodo al servizio dei Fiorentini, accettò l'invito dello Sforza e si trasferì in Lombardia, dove gli fu concesso il feudo di Pozzolo Formigaro. Quivi morì dimenticato nel 1463.

Attendolo è raffigurato da Paolo Uccello in uno dei tre dipinti che celebrano la battaglia di San Romano (Parigi, Louvre) e il suo ritratto compariva pure nel celebre cartone andato perduto della battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci (cfr. Dizionario Biografico degli Italiani, IV, 1962, voce di R. Capasso).

Alfonso V d'Aragona, detto il Magnanimo, re di Aragona, Sardegna, Sicilia, Corsica e, dal 1442, di Napoli, fu il capostipite del ramo aragonese di Napoli.


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