Scritture d'interessi del Principe di Bozzoli. Manoscritto cartaceo. Italia, prima metà del XVII secolo

Autore: GONZAGA DI BOZZOLO

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In folio (mm. 280x210). Complessive 52 carte non numerate, di cui 11 bianche, contenenti 7 atti ufficiali e 4 lettere, per lo più dell'imperatore Carlo V, nei confronti dei Principi di Bozzolo, fra gli anni 1521 e 1534. Cartone originale con dorso in pergamena, titolo manoscritto al piatto anteriore, ripetuto, in elegante calligrafia coeva, anche lungo il dorso. Bruniture sparse, più forti nello specchio di scrittura. In barbe.

 

Contenuti:

1. Editto di Carlo V «contra Gallos» del 1521. Cc. 5 bianche + 2 manoscritte;

2. Federico Gonzaga di Bozzolo di Gianfrancesco dichiarato ribelle con confisca dei feudi e dei beni (maggio 1522). Cc. 2 bianche + 8 manoscritte;

3. «Instrumentum consignationis […]», cioè atto esecutivo ufficiale di consegna dei feudi e beni del suddetto Federico in favore di Federico II Gonzaga Marchese di Mantova (27 luglio 1522). Cc. 7 manoscritte;

4. «Consignatio loci Castelletti Ponzonorum ac pertinentiarum […]» (luglio 1522). Con questo atto Federico di Bozzolo viene spogliato di un altro feudo in favore del marchese di Mantova e dichiarato fellone. Cc. 7 manoscritte;

5. Atto solenne di Carlo V firmato dal notaio imperiale Filippo Nicola, in data 13 gennaio 1523, in cui Pirro Gonzaga di G. Francesco e Antonia del Balzo viene dichiarato fellone e privato dei feudi e di tutti i suoi beni, lui ed anche i suoi discendenti. I feudi di Gazzuolo, Pomponesco e Dosolo e ogni altro bene andranno al nipote Luigi Gonzaga detto Rodomonte. Cc. 5 + 1 bianca;

6. «Mandatum Procurae ab Aloysio Gonzaga factum, ad sumendam possessionem Gazzoli, Bozuli et Pomponesii […]». Mandato di Luigi Gonzaga detto Rodomonte a un Giureconsulto di nome Battista ?, perché agisca in nome e per conto suo nel trasferimento di tutti i feudi e altri beni confiscati a Pirro Gonzaga di G. Francesco (1490-1529) e a lui assegnati da Carlo V (v. sopra nr. 5). L'atto è avallato dall'imperatore da Valladolid e sottoscritto dal suo segretario, il cremonese Filippo Nicola, in data 2 marzo 1523. Cc. 3 + 1 bianca;

7. Lettera di Clemente VII a Federico Marchese di Mantova (14 ottobre 1527), nella quale gli chiede di riconciliarsi con Federico da Bozzolo (v. sopra nr. 2), al quale l'imperatore Carlo nel 1522 aveva confiscato tutti i beni, perché si era schierato con i Francesi, dandoli al marchese di Mantova. Il papa intercede per il Bozzolo, chiedendo anche che il marchese, nella sua magnanimità, gli restituisca feudi e beni. In cambio ne avrebbe l'ammirazione di tutti e soprattutto la benevolenza dello stesso papa. Di 1 sola carta;

8. Lettera smaccatamente adulatoria e servile (25 ottobre 1527), concertata con la precedente di Clemente VII, scritta da Federico di Bozzolo al Marchese di Mantova per riavere i suoi beni confiscati nel 1522 e assegnati appunto a Federico Marchese di Mantova (v. sopra). Scrive fra l'altro che, se esaudirà la sua richiesta, Sua Eccellenza «potrà essere sicura di ponermi tal catena al collo, che se sempre bramai farli servitio e ponere questa mia vita per esso, la mi metterà in cosa certa, e mai tal obbligo se mi toglierà dal core […]». Il marchese si guardò bene dall'esaudire la richiesta. Cc. 2 + 1 bianca;

9. Lettera di Giovan Francesco Capi (Cappo o Capino de Capo, come anche si firmava) del 23 novembre 1527 al Marchese di Mantova Federico II Gonzaga. Il Capi fu uomo d'arme, ma soprattutto diplomatico, incaricato dal Gonzaga di sbrigare le più delicate faccende di Stato e di governo, principalmente nei rapporti con l'imperatore, da cui fu ricevuto a Gand nel 1521, il papa, la Repubblica di Venezia e i Francesi. Qui lo troviamo con l'incarico di Comandante di Bozzolo, in un momento in cui il marchese era filofrancese (insieme al papa). In tale qualità, egli riceve la visita di tal Barone di Lech che esibisce una patente di Odet de Foix de Lautrec e pretende gli sia consegnato il feudo di Bozzolo. Con questa lettera informa il Gonzaga dell'accaduto. Di 1 sola carta;

10. Lettera a «Mons. el Baron dileve» [sic], dove l'anonimo mittente ordina, più che sollecitare, al destinatario della missiva di ringraziare sentitamente il marchese di Mantova per un favore resogli. Leggendo più avanti, troviamo l'espressione «e non dubito che ogni hora non si ritrovi più contento di ciò che ha fatto, che veramente ritroverà sempre il signor Federico buon parente […]». Si può ragionevolmente supporre che si tratti di Federico di Bozzolo, cui nel 1522 erano stati confiscati i feudi, assegnati poi a Federico II Marchese di Mantova. La lettera continua ringraziando anche per un dono che gli era stato promesso e che attendeva solo di essere consegnato: «Delli “sacri” che mi scrivete fate intendere a S.E. che non mi havria potuto far dono che più mi fosse grato […]». I “sacri” sono dei falconi da caccia, anche oggi chiamati in questo modo dai falconieri (nome scientifico: falco cherrug). Aggiunge anche che, essendo egli in quei giorni molto occupato, a Sua Eccellenza «gli piaccia farli conciare dai suoi falconieri [...]», così che una volta libero dagli impegni li possa usare. «Conciare» forse nel senso di preparare per la caccia. La lettera è scritta da Parma in data 23 novembre 1527 ed occupa 1 sola carta;

11. Carlo V imperatore a Ludovico Gonzaga di Bozzolo (1481-1540) e Federico II Gonzaga, duca di Mantova. Ludovico Gonzaga, avendo saputo dal duca di Mantova che, a certe condizioni, questi sarebbe stato disposto a rinunciare ai feudi di Bozzolo, Rivarolo, San Martino dall'Argine e Isola Dovarese avuti per investitura dallo stesso Carlo V, fa istanza all'imperatore perché glieli conceda. La risposta è affermativa, ma la condizione imprescindibile sarà che Ludovico alla sua morte li trasmetta a un erede maschio nato da legittimo matrimonio. In caso contrario essi torneranno all'imperatore e al duca. Il documento è dato da Palencia in data 20 settembre 1534. Nel preambolo del documento Ludovico è dichiarato «Consiliarius et Camerarius noster» e più avanti si mettono in risalto la sua costante fedeltà all'impero e gli ottimi rapporti da lui avuti con Massimiliano I d'Asburgo, avo venerato da Carlo V. Carte 3 + 2 bianche.

 

Il documento numero 1 è un editto estratto dai registri della cancelleria imperiale, nel quale Carlo V elenca i motivi che lo spingono a considerare Francesco I come «hostis» e, nello stesso tempo, è un duro «monitorium» contro coloro che, feudatari dell'impero, pensassero di sottrarsi in un modo o nell'altro ai patti giurati e sottoscritti. La guerra scoppierà dopo pochi mesi.

I documenti 2, 3 e 4 traducono in pratica il «monitorium»: infatti Federico Gonzaga di Bozzolo (1480-1527), che nella guerra in corso (1521-1526) ha parteggiato per i francesi, viene dichiarato fellone e privato di tutti i feudi in favore del marchese di Mantova (luglio 1522).

Lo stesso accade al fratello Pirro (1490-1529), dichiarato ribelle l'anno seguente e privato dei feudi in favore del nipote Luigi Gonzaga detto Rodomonte (documenti 5 e 6).
Le tre lettere 7, 8 e 9, scritte a fine 1527, sono sempre relative alla restituzione dei feudi di Bozzolo, Gazzuolo, Rivarolo, ecc. a Federico da Bozzolo, che comunque morirà il 28 dicembre di quell'anno a Todi.

Al numero 10 leggiamo una lettera senza nome del mittente, scritta da Parma, in cui si chiede a Mons. «el Baron dileve» di ringraziare il marchese di Mantova per un favore che gli ha reso e anche per i falconi da caccia che gli ha inviato. È probabile che il favore sia consistito in qualche piccola concessione a Federico da Bozzolo.

 

Tutto il manoscritto è vergato da un'unica mano segretariale nella prima metà del Seicento. Sul primo foglio di guardia, in una grafia trascuratissima (due parole son per noi illeggibili), a stento si riesce a decifrare che questi atti sono stati riuniti in occasione della «Concordia fatta … tra li principi di Bozzoli, Principessa di Stigliano et Duca di Mantova» nell'anno 1618. Questo fa pensare ad un qualche contenzioso fra Annibale di Bozzolo, Ferdinando duca di Mantova e Isabella Gonzaga principessa di Stigliano, in carica in quegli anni.


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