Lettera, rime, et oratione dell’Arnigio in lode della bellissima e gentilissima signora Ottavia Baiarda

Autore: ARNIGIO, Bartolomeo (1523-1577)

Tipografo: Giovanni Battista Bozzola or Ludovico Britannico the Elder.

Dati tipografici: Brescia,   1558

Formato: in quarto

Esemplari di dedica dell'autore

 

In 4to (mm. 191x138); legatura recente in cartoncino colorato del Settecento; pp. 32, [8], 33-43, [1]. Segnatura: A-B8 BB4 C6. Marca tipografica sul titolo ed al verso dell'ultima carta. Sul titolo nota manoscritta che recita: “Dono di Angelo Sospiri, et dell'Arnig[io] Di Antonio Beffa Neg.[rini]” (letterato, accademico, giudice in Mantova, nato ad Asola vicino Brescia nel 1532 e morto nel 1602, autore di una raccolta di Rime alla signora Ludovica Data Tiraboschi apparse a Venezia nel 1566). Segno di tarlo nel margine superiore interno delle prime trenta carte abilmente restaurato senza danno al testo, per il resto ottima copia marginosa.

RARA EDIZIONE ORIGINALE, dedicata da Angelo Sospiri a Giovan Battista Gavardi, che comprende una lettera dell'Arnigio a Ottavia Baiarda Beccaria, 32 componimenti (canzoni, sonetti, ecc.) ed un Encomium Octaviae Baiardae dello stesso Arnigio. Chiude il volume un sonetto di Adriano Mauro all'autore. L'operetta fruttò a quest'ultimo un compenso di duecento scudi e la stima del Gavardi, che era un fervido ammiratore della gentildonna elogiata.

BMSTCItalian, p. 56. Edit16, CNCE3069. A. Erdmann, My gracious silence, Luzern, 1999, p. 156.

(si offre insieme:)

VOLUME miscellaneo (in 4to, mm. 191x138, legatura recente in pergamena antica con filetti e fregi in oro ai piatti e al dorso) che raccoglie le seguenti sei opere, tutte di grande rarità:

ARNIGIO, Bartolomeo (1523-1577). Canzone a l'illustrissimo e reverendiss. monsignore il Cardinal di Gambara. De l'Arnigio. Padova, Grazioso Percacino, 1562. Cc. [4]. Segnatura: A4. Marca tipografica al titolo. Dono di Simone Sospiro ad Antonio Beffa Negrini. Edit16, CNCE3070.

EIUSDEM. Stanze de l'Arnigio al signor Gioan Battista Gavardo. Padova, Grazioso Percacino, 1563. Cc. [8]. Segnatura: A-B4. La carta B4 è bianca. Dono dell'autore ad Antonio Beffa Negrini. Titolo un po' fiorito. Edit16, CNCE3071.

EIUSDEM. Canzone all'Accademia Bresciana, nel suo nascimento. De l'Arnigio. S.n.t. (stampata probabilmente a Brescia da Vincenzo Sabbio), (1564). Cc. [4]. Priva di segnatura. Dono dell'autore ad Antonio Beffa Negrini. Nota a penna recente al verso del frontespizio. Scritto celebrativo per la fondazione nel 1563 della celebre Accademia degli Occulti, di cui l'Arnigio fu membro (cfr. M. Maylender, Storia delle accademie d'Italia, Bologna, 1926-30, IV, p. 90). Apparentemente non cesito.

[EIUSDEM]. Nelle nozze de l'illustre signor conte Paol'Emilio Martinengo, e la signora Laura Gonzaga. Foglio volante che reca tracce di piegatura e riporta il testo solo sul recto. Con una bella iniziale figurata. Martinengo e la Gonzaga si sposaro tra il 1560 e il 1566. Apparentemente non cesito.

EIUSDEM. Al reverendissimo, et illustrissimo signore il Cardinal di Lorena. Foglio volante che reca tracce di piegatura e riporta il testo solo sul recto. Con una bella iniziale figurata. Firmato in basso dall'Arnigio. Dono dell'autore. Apparentemente non cesito.

EIUSDEM. In morte della S. Lucia… Componimento poetico autografo recante la firma dell'autore in calce, che occupa una sola facciata. Il titolo completo risulta illeggibile a causa della rifilatura del foglio. Incipit: “Sparita è l'ALBA, di quella viva LUCE…”. Il poema fu composto dall'Arnigio in morte della poetessa bresciana Lucia Albani Avogadro (1534-1568). Una parte di esso era stata pubblicata da Girolamo Ruscelli nella raccolta Rime di diversi eccellenti autori bresciani (1553). Il poema fu anche pubblicato nell'antologia Rime de gli Academici Occulti con le loro imprese et discorsi (Brescia, 1568, p. 990. Il secondo componimento contenuto nella pagina, indirizzato ad un certo Jacomo da Montefalco, pare invece essere sconosciuto.

Bartolomeo Arnigio, originario di Brescia, figlio di un fabbro, mostrò da subito di preferire le lettere al mestiere paterno. Si laureò in medicina all'università di Padova, pensando che la professione medica gli permettesse di vivere decorosamente e gli lasciasse il tempo di dedicarsi alla poesia. Così non fu, perché, rientrato a Brescia per esercitare, venne accusato della morte di numerosi pazienti e fu costretto a scappare e a rinunciare definitivamente alla medicina. Fece ritorno in città solo alcuni anni dopo, chiamato dall'abate Ascanio Martinengo, che lo volle con sé come lettore di filosofia. A Brescia divenne membro dell'Accademia degli Occulti con il nome di Solingo. Morì di peste nel 1577. Autore di numerose brevi composizioni d'occasione, le opere di maggior impegno dell'Arnigio sono Le diece veglie de gli ammendati costumi dell'humana vita (Brescia, 1576) e il Dialogo della medicina d'amore (Brescia, 1566) (cfr. M. Bianco, Bartolomeo Arnigio, in: “Mille anni di letteratura bresciana”, a cura di P. Gibellini e L. A. Biglione di Viarigi, Brescia, 2004, I, pp. 185-90).

I due volumi sono conservati in una moderna scatola di tela.




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