La Secchia poema eroicomico d’Androvinci Melisone.

Autore: TASSONI, Alessandro

Tipografo: Toussaint Dubray

Dati tipografici: Paris, 1622

Formato: in dodicesimo

In 12° (mm 138x81); cc. (6), 166, (2). Segnatura: a6 A-O12 (bianca la c. O12). Fregio xilografico al frontespizio, frontalini e capilettera xilografici. Pergamena rigida coeva o di poco posteriore, tassello con titolo in oro al dorso (macchia al piatto posteriore). Firme di appartenenza di un certo Luigi Bernini. Segno di tarlo nelle ultime 3 carte che lede qualche lettera di testo. Due piccoli emblemi (un albero con un serpente attorcigliato) timbrati sul titolo. Esemplare leggermente brunito.


Prima edizione, seconda tiratura, della prima redazione della Secchia rapita, il maggior poema eroicomico italiano. Composta fra 1614 e il 1618, l'opera cominciò ad avere dapprima una circolazione manoscritta, attirando su di sé le attenzioni dell'Inquisizione. Dopo alcuni tentativi, anche clandestini, di farla stampare a Modena e a Padova, Tassoni fu costretto dalla censura ecclesiastica ad optare per la Francia. Fu così grazie all'interessamento di Jean Chapelain, amico e collaboratore del Marino, che il poema tassoniano vide la luce a Parigi negli ultimi mesi del 1621. Contemporaneamente all'edizione parigina, di cui si conoscono tre tirature differenti, apparve sul mercato una contraffazione veneziana del tutto identica, basata sulla terza tiratura dell'edizione parigina, ma stampata in modo grossolano.

Al momento di approntare la seconda edizione, che uscì a Roma con falso luogo Ronciglione nel 1624, Tassoni dovette comunque correggere il testo, venendo incontro alle richieste di Urbano VIII, che dopo la revisione ammise di non disdegnarla. Il testo corretto e il titolo mutato in La secchia rapita divennero quelli definitivi, riproposti nelle decine di edizioni che si diedero del poema, dentro e fuori dall'Italia, dopo la morte del poeta.

Vasto poema in dodici canti in ottave, La secchia rapita narra la guerra scoppiata tra Bologna e Modena in seguito al furto da parte dei Modenesi, chiamati Gemignani dal nome del loro santo protettore, di un secchio tarlato che appartiene ai Petroniani, ossia ai Bolognesi. L'Olimpo di Omero prende parte alla guerra, schierandosi chi con una parte, chi con l'altra. Ridicoli personaggi come lo spaccone Conte di Culagna e il vanaglorioso dongiovanni Cavalier Titta completano il quadro satirico del poema, che dileggia le secolari e spesso futili rivalità storiche delle città italiane.
Alessandro Tassoni nacque a Modena il 28 settembre 1565. Di nobile famiglia, ma rimasto orfano in giovane età, compì gli studi a Bologna, Ferrara e Pisa. Entrato al servizio del cardinale Ascanio Colonna nel 1599, Tassoni lo seguì in Spagna dal 1600 al 1603. Rientrato in Italia, abitò per lo più a Roma in qualità di ambasciatore di Carlo Emanuele I di Savoia, che lo scrittore reputava il più grande regnante italiano. Nel 1618 fu chiamato a Torino a svolgere le mansioni di segretario. Nel 1621 si ritirò dall'incarico di corte. Nel 1626 entrò al servizio del cardinale Ludovisi. Dal 1632 alla morte visse presso la corte modenese di Francesco I. Morì a Modena il 25 aprile del 1635.
Temperamento violento e litigioso, Tassoni esordì con una raccolta di meditazioni critiche contro l'autorità di Aristotele e contro i suoi seguaci a favore dei moderni, intitolata Parte de quisiti (1608): dalla ristampa del 1612 l'opera prese il nome di Varietà di pensieri divisa in nove parti, cui fu aggiunta una decima parte sugli ingegni antichi e moderni a partire dall'edizione del 1620 intitolata Pensieri diversi. Nelle Considerazioni sopra le rime del Petrarca (1609) egli si oppose invece alla poesia d'imitazione in nome della novità e della creatività (cfr. P. Puliatti, Bibliografia di Alessandro Tassoni, Firenze, 1959, pp. 162-191).

Puliatti, op. cit., nr. 98; Gamba, nr. 297.


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