Saggio di poesie dell’abate Vincenzo Monti a sua eccellenza la signora marchesa Maria Maddalena Trotti Bevilacqua

Autore: MONTI, Vincenzo (1754-1828)

Tipografo: Dai Torchj dell Enciclopedia

Dati tipografici: Livorno, 1779

Formato: in ottavo

Opera prima

In 8vo (mm. 193x132). Pp. XXX, [2], 240, [2]. Segnatura: a-b8 A-P8 χ1. Occhietto, finalini calcografici e piccoli fregi xilografici. Errata corrige al recto di c. χ1. Piena pergamena rigida coeva, dorso con duplice tassello (uno giallo recante il titolo in oro, l'altro verde con una decorazione floreale impressa in oro), tagli azzurri. Fioriture diffuse, lievi bruniture, minima mancanza al margine superiore dell'occhietto, piccolo foro di tarlo al margine superiore dell'occhietto e delle prime cinque carte che tuttavia rimane ben distante dal testo. Nota manoscritta al margine superiore dell'occhietto “Corretto da me Vincenzo M” in una mano che tuttavia non pare essere quella dell'autore. La stessa mano ha inoltre introdotto nel testo le correzioni indicate nell'errata corrige, nonché alcune significative varianti di testo (pp. 13, 55, 65, 66, 67, 72, 78, 98, 126, 141, 165, 167, 202, 222 e 239), che potrebbero comunque essere riconducibili all'autore.

EDIZIONE ORIGINALE E NON COMUNE dell'opera che segna l'esordio poetico di Vincenzo Monti. L'unico componimento presente in questa raccolta precedentemente pubblicato è In lode del Signor Abate Francesco Filippo Giannotti predicatore in Ferrara (1776), successivamente conosciuto come La visione di Ezechiello. Dell'opera furono stampate differenti tirature, alcune delle quali arricchite da piccole incisioni in rame; altre, invece, accompagnate da illustrazioni xilografiche. La presente copia è corredata dalle incisioni in rame e dal foglio di errata, che manca sovente.

Vincenzo Monti dopo aver iniziato gli studi sotto la guida di un sacerdote di Fusignano, li proseguì presso il seminario di Faenza. A Ferrara intraprese gli studi di giurisprudenza, che abbandonò poi per quelli di medicina, e cominciò a dar prova della sua vocazione di poeta. Nel 1775 fece il suo ingresso in Arcadia con il nome di Antonide Saturniano. Nel 1778 si trasferì a Roma e nel 1791 sposò la giovane Teresa Pikler (1769-1834), figlia di Giovanni Pikler, noto incisore di pietre dure, dalla quale ebbe due figli. Viene considerato l'esponente per eccellenza del Neoclassicismo italiano, sebbene la sua produzione abbia conosciuto stili mutevoli e sia stata a tratti addirittura vicina alla sensibilità romantica. Principalmente ricordato per la traduzione dell'Iliade, fu a servizio sia della corte papale che di quella napoleonica.

Bustico, 1.


[6883]