[Carmina] ad Hieronymum Sanvitalem Salae Principem. Manoscritto cartaceo (autografo?). [Reggio Emilia?], prima metà del XVI secolo

Autore: CROTTI, Bartolomeo (fl. a cavallo fra XV e XVI sec.)

Tipografo:

Dati tipografici:


Mm. 211x150. Cc. 8 non numerate, di cui l'ultima bianca. Cucito ma privo di rilegatura, conservato in custodia di tela blu scuro. Al recto della prima carta si legge la seguente nota, a mo' di titolo, vergata da una mano posteriore: “Carmina Croti ad Sanvitalem sup[er] laubibus Iulij Cesaris Pompei & alior[um] proceru[m] Romanor[um] pulcherrima ac videnda”. Il resto del manoscritto è stato scritto da un'unica mano, molto elegante, ma non scevra da diversi errori. Al verso della prima carta la dedica “Bartholmaeus Crotus ad Hieronymum Sanvitalem Salae Principem”, seguita da quattro versi di dono e da un fregio calligrafico. Filigrana: giglio con doppio trifoglio e lettera “M” sottostante. Lieve arrossatura uniforme, più forte nella prima e nell'ultima carta, mancanza di ca. 4x2 mm al margine esterno che non comporta perdita di testo, altra mancanza senza perdita all'angolo superiore esterno della prima carta.

 

Si tratta di una raccolta, apparentemente inedita e sconosciuta, composta da brevi epigrammi dedicati a Girolamo I Sanvitale, Conte di Sala, figlio di Niccolò Maria Quirico Sanvitale (m. 1511) e di Beatrice da Correggio, sposato con Caterina Pallavicino e cugino del celebre condottiero Gian Galeazzo Sanvitale, ritratto dal Parmigianino. Poco si sa della vita di Girolamo I Sanvitale; era sicuramente ancora vivo nel 1545, perché in quell'anno giurò fedeltà al nuovo duca di Parma Pier Luigi Farnese, mentre in precedenza era stato al servizio di Carlo V.

La raccolta contiene dei brevi, spesso brevissimi componimenti dedicati a celebri figure del mondo romano antico come Cesare, Pompeo, Cicerone, Bruto, Cassio, Silla, Muzio Scevola, Furio Camillo, Scipione Africano, Cornelio Scipione, Marcello, Ortensio, Nerone, Attilio Regolo, Catone Uticense, Catilina ed altri, ma anche alcuni carmina dedicati a figure contemporanee come Cesare Borgia, da poco scomparso (uno dei componimenti a lui dedicati s'intitola “Eiusdem Tumulus” e si conclude con le parole “Caesar erat”), ed Alfonso I d'Este (il primo di quelli a lui dedicati s'intitola “Ad Alphonsum Ducem de Oppido Novo”). Gli ultimi due componimenti s'intitolano “De Mamma Sanvitale” ed “Eiusdem Effigies”.

 

Poco si sa della vita di Bartolomeo Crotti. Originario di Reggio Emilia, nel 1500 pubblicò in quella città una raccolta di elegie ed epigrammi latini intitolata Epigrammatum elegiarumque libellus, che fu stampata unitamente al Carmen bucolicum di Matteo Maria Boiardo. L'anno prima erano apparsi un suo sonetto in italiano in lode del Boiardo ed un epigramma in latino al verso del titolo dell'edizione di Reggio Emilia del 1499 dei Sonetti e canzoni dello stesso Boiardo. Da una sua lettera a Teofilo Zoboli apprendiamo che, oltre alla poesia, da lui appresa a Reggio sotto Antonio Caraffa, Crotti aveva anche studiato musica ed aveva imparato a suonare l'organo sotto i maestri Giovanni Pietro Fabale e Giovanni Matteo Veneto. Stimato tra gli altri da Celio Calcagnini e da Gregorio Giraldi, fu canonico e arciprete nella sua città natale. Come risulta dalla dedica a Lucrezia Borgia dell'unica altra sua opera data alle stampe, Opus Catonis inscriptum a Bartholomaeo Crotto in elegiacum versum. Eiusdem appendix [Ferrara, 1511], sappiamo che nel 1511 si trovava a Ferrara. Si recò inoltre due volte a Roma, nel 1523 e nel 1534, forse nella speranza, subito abortita, di essere nominato musico della cappella papale (cfr. G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, Modena, 1782, II, pp. 197-202).

 

Per quanto riguarda la datazione della raccolta, considerando che Cesare Borgia morì nel 1507, Girolamo I Sanvitale successe al padre nel 1511 ed Alfonso I d'Este fu duca dal 1505 al 1534, è ipotizzabile che la presente silloge sia stata composta tra il 1511 e il 1534. Il manoscritto, forse vergato dallo stesso Crotti o forse da lui fatto copiare ad uno scriba dalla mano elegante ma non molto familiare con il latino (il che spiegherebbe i diversi refusi), risale verosimilmente alla stessa epoca ed è comunque sicuramente databile alla prima metà del XVI secolo. Ora, se si collegano questi riferimenti temporali alle scarne notizie che si hanno sulla vita del Crotti, si potrebbe ipotizzare che questi abbia dedicato la presente raccolta al Sanvitale al termine del suo soggiorno ferrarese del 1511, di cui tuttavia non conosciamo la durata, forse in cerca di una nuova meta e di un nuovo protettore.


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