Chaos del tri per uno

Autore: FOLENGO, Teofilo (1491-1554)

Tipografo: Giovanni Antonio & Pietro Nicolini da Sabbio

Dati tipografici: Venezia, 1546


“UNO DEI PIÙ IMBROGLIATI GUAZZABUGLI DELLA NOSTRA LETTERATURA” (FOLENA)

 

In 8vo (mm. 147x92). Cc. 112. Segnatura: A-O8. Sul frontespizio (e ripetuto alle cc. D1r e M1r) stemma xilografico con le iniziali M.L.T.F. che stanno per “Merlino Limerno Teofilo Folengo”; ai lati dello stemma sono invece le lettere FE e GO che stanno rispettivamente per Federico II Gonzaga, duca di Mantova, e per l'amico Francesco Grifalcone e il capitano della Repubblica di Venezia Camillo Orsini, tutti protettori del Folengo e destinatari dell'opera. Con inoltre 3 figure in legno nel testo a mezza pagina. Pergamena rigida del Settecento con unghie e tassello con titolo in oro al dorso. Lievi fioriture sparse, piccolo foro di tarlo alle ultime due carte che tocca leggermente il testo, ultima carta brunita e controfondata, ma nel complesso ottima copia di tutta freschezza e ben legata.

 

Seconda edizione dopo la prima, sempre per i tipi dei Sabio, del 1527 (le due edizioni sono pressoché identiche, salvo alcune note esplicative aggiunte nella seconda edizione riguardanti il sonetto politico “Europa mia, quando fia mai che l'una”). La scelta formale dell'opera è quella del prosimetro secondo l'esempio della Vita Nuova di Dante, dell'Ameto del Boccaccio e dell'Arcadia del Sannazaro rispetto ai quali, tuttavia, “[…] si differenzia per un impianto più elaborato e complesso, fondato programmaticamente sul numero ternario, quasi un riflesso umano e triviale della Trinità. E in più v'è un accumulo di forme metriche prosastiche tale da rappresentare quasi tutti i generi in prosa e in verso noti all'epoca” (A. Daniele, La forma del Chaos, in: “Teofilo Folengo nel quinto centenario della nascita”, Firenze, 1993, p. 331). Il Chaos si apre con un prologo in prosa, in cui Paola, Corona e Livia - le tre donne di casa Folengo, rispettivamente la madre, la sorella e la nipote - meditano sull'attività dello scrittore e sulle sue vicende biografiche, in particolare sulla sua uscita dal chiostro, a cui seguono i tre Argomenti in cui le donne danno tre diverse interpretazioni dell'opera. Segue poi la ripartizione in tre selve in cui i tre personaggi Merlino, Limerno e Fulica - tutti alter ego del Folengo - dialogano tra loro rispettivamente in macaronico, volgare e latino, utilizzando ogni genere di metro, dagli stralci merliniani e la saffica macaronica ai sonetti, alle canzoni, alle terzine dantesche, ai distici.

“Il Caos del Triperuno, uno dei più imbrogliati guazzabugli della nostra letteratura, il mostro o ircocervo meno classicistico che si possa incontrare negli anni in cui si affermava a quote più elevate un aristocratico classicismo […] è anzitutto, e mi pare nel suo significato più immediatamente tangibile e apprezzabile per noi, una ‘poetica' nel senso etimologico e più individualmente problematico, un trattato su una personalissima questione della lingua, un ‘che cosa fare?' riferito a una situazione espressiva confusa e contradditoria, di fronte ad esperienze ed opzioni contrastanti quali si erano manifestate per il frate mantovano nella crisi culminata nell'uscita dall'ordine e nella sua nuova condizione laica di letterato cortigiano, cliente nella piccola corte di un nobile romano capitano di ventura della Serenissima, Camillo Orsini, e precettore del figlio Paolo, l'orsatino” (G. Folena, Il linguaggio del ‘Caos', in: “Il linguaggio del caos. Studi sul plurilinguismo rinascimentale”, Torino, 1991, pp. 147-149).

 

Edit 16, CNCE19369; Adams, F-686; L. Carpané, Nicolini da Sabbio, p. 217.


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